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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29586/2025 del 19/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 6 marzo 2025 del Tribunale di Salerno che aveva rigettato l'appello ex art. 310 c.p.p. contro l'ordinanza del 7 febbraio 2025 della Corte d'appello di Salerno che aveva respinto la revoca/sostituzione degli arresti domiciliari. Il motivo unico deduceva erronea applicazione degli artt. 274 e 299 c.p.p. e censurava la motivazione per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità. La difesa evidenziava che in sede di appello erano state riconosciute le circostanze attenuanti generiche con prevalenza sulla recidiva, e che erano stati prospettati elementi idonei a modificare la misura: il tempo già trascorso in regime cautelare (quasi un anno e tre mesi), la condotta corretta e il rispetto delle prescrizioni, l'autorizzazione all'attività lavorativa dal 16/04/2024 in un minimarket senza ricadute, e la prospettiva di un contratto a tempo indeterminato presso l'impresa della compagna una volta venuta meno la misura.

La decisione

Il ricorso è stato accolto. La Corte ha annullato l'ordinanza impugnata ravvisando carenza motivazionale: il Tribunale non si è confrontato con gli elementi esposti dalla difesa e si è limitato a formulazioni tautologiche (ad es. che il decorso del tempo è "fisiologico all'esecuzione della misura cautelare e come tale rilevante esclusivamente sotto il profilo dei termini di fase" e che la condotta corretta era "doverosa"), senza offrire valutazioni o collegamenti logici. Tale motivazione apodittica è risultata insufficiente a dimostrare che non fossero stati prospettati fatti idonei ad elidere o attenuare l'esigenza cautelare. Perciò l'ordinanza è stata annullata e il procedimento è rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Salerno, ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 310 c.p.p.

    Norma procedurale richiamata come base per l'appello avverso l'ordinanza sulla misura cautelare; nel testo è indicato che l'appello era stato proposto ai sensi di tale articolo.

  • art. 274 c.p.p.

    Richiamata nel motivo come parametro della correttezza della motivazione; la Corte ha ritenuto che le affermazioni meramente tautologiche non siano conformi all'onere motivazionale richiesto, implicando un'interpretazione secondo cui le decisioni cautelari devono contenere valutazioni concrete e collegamenti logici.

  • art. 299 c.p.p.

    Citando l'art. 299 come parte delle censure sull'erronea applicazione di norme procedurali; la Corte ha implicato che l'applicazione di tale norma richiede motivazioni non apodittiche nella valutazione delle esigenze cautelari.

  • art. 309, comma 7, c.p.p.

    Norma applicata per disporre il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale competente dopo l'annullamento dell'ordinanza per vizi di motivazione.

Massime di principio

  • Le decisioni che mantengono o respingono istanze di revoca/sostituzione di misure cautelari devono motivare in modo concreto e specifico: affermazioni tautologiche (es. «il tempo è fisiologico», «il comportamento è doveroso») non sono sufficienti.
  • Il decorso significativo della misura cautelare e la condotta corretta del detenuto (anche comprovata da autorizzazioni lavorative e assenza di recidiva) sono elementi che il giudice deve valutare esplicitamente e possono favorire la revoca o la sostituzione della misura se idonei a ridurre l'esigenza cautelare.
  • Il riconoscimento, in sede di merito, di circostanze attenuanti con prevalenza su eventuali aggravanti o recidiva costituisce un elemento rilevante che il giudice delle misure deve prendere in considerazione nella valutazione complessiva dell'esigenza cautelare.
  • La mancata considerazione o la carente valutazione degli elementi posti dalla difesa può determinare l'annullamento del provvedimento e il rinvio per nuovo giudizio; pertanto, nelle impugnazioni è efficace contestare specificamente la motivazione quando appare apodittica o insufficiente.
  • In presenza di un'offerta di lavoro stabile e di legami familiari/professionali concreti, il giudice deve bilanciare l'esigenza di tutela della sicurezza con gli interessi di reinserimento sociale, valutando se tali elementi possono mitigare il rischio di reiterazione.

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