Cassazione Penale, Sentenza n. 17694/2025 del 09/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso impugnava l'annullamento dell'ordinanza del GIP che aveva applicato gli arresti domiciliari ad Antonio Urso per il reato di cui all'art. 391‑ter, commi 1 e 2 c.p. (consegna di telefoni a detenuto, aggravata dall'essere pubblico ufficiale). Il PM contestava la valutazione del Tribunale secondo cui le dichiarazioni rese dall'indagato risultavano 'parcellizzate' nel verbale e che fosse verosimile la versione difensiva (detenzione per relazioni extraconiugali), nonostante elementi indiziari contrari (telefoni privi di SIM, occultati in calzini sigillati, dettagli delle ammissioni e riscontro con il rinvenimento di cocaina indicata come corrispettivo).
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, rilevando vizi di motivazione nel provvedimento del Tribunale: non sussisteva una lacuna investigativa tale da impedire la comprensione del contenuto delle prime dichiarazioni dell'indagato (il verbale consente di dedurre che inizialmente aveva riferito cose diverse) e il Tribunale non ha adeguatamente valutato la verosimiglianza della versione in udienza né considerato pienamente elementi oggettivi (assenza di SIM, modalità di occultamento, riscontro con la cocaina). Per tali carenze motivazionali la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio, invitandolo a rivalutare il materiale probatorio e a colmare i vuoti argomentativi.
Norme richiamate
art. 391‑ter cod. pen.
Norma sostanziale del reato contestato (consegna di strumenti per comunicare a detenuti) applicata quale fatto-reato; la sentenza indica che il provvedimento cautelare originario era fondato su tale contestazione
art. 309, comma 7, cod. proc. pen.
Norma procedurale richiamata per la competenza a cui rinviare il procedimento dopo l'annullamento dell'ordinanza, disponendo il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale competente
Massime di principio
- La verbalizzazione di dichiarazioni spontanee deve essere sufficientemente leggibile nel suo senso complessivo: l'assenza di trascrizione integrale di precedenti affermazioni non equivale automaticamente a una lacuna investigativa se dal verbale si può desumere chiaramente il senso delle dichiarazioni.
- Quando esistono versioni contrapposte dell'indagato (ammissione vs. giustificazione alternativa), il giudice deve motivare in modo approfondito la scelta tra le stesse, valutando la verosimiglianza alla luce di tutte le circostanze fattuali (modo di occultamento, assenza di SIM, dettagli dell'ammissione, riscontri oggettivi).
- Elementi materiali e circostanziali (telefoni privi di SIM, occultati in modo compatibile con la consegna a soggetto detenuto, rinvenimento di sostanza quale corrispettivo) aumentano il grado di gravità indiziaria richiesto per la misura cautelare e devono essere valutati congiuntamente alle dichiarazioni rese dall'indagato.
- L'insufficiente motivazione del giudice di merito circa la valutazione della prova e della credibilità porta alla cassazione con rinvio per nuovo esame; il giudice di merito è tenuto a colmare i vuoti argomentativi e a esplicitare perché ritiene più attendibile una versione rispetto all'altra.
- Per mantenere una misura cautelare occorre uno standard di prova indiziaria adeguatamente supportato e motivato: dubbi non adeguatamente risolti o valutazioni generiche possono giustificare l'annullamento del provvedimento.
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