Cassazione Penale, Sentenza n. 17897/2025 del 13/05/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di dissequestro di un assegno circolare intestato alla società LIQUORS&DRINKS s.r.l. unipersonale e tratto su conto del CALABRETTA. L'assegno era stato sequestrato durante una perquisizione nell'immobile nella disponibilità dell'INTELISANO, nell'ambito di un decreto di sequestro preventivo a fini di confisca diretta e per equivalente. CALABRETTA contestava che l'immobile era anche la sede della sua società, che disponeva di un contratto di locazione registrato anteriormente al sequestro, e che le somme usate per emettere l'assegno erano di sua titolarità, estranea alle vicende penalmente rilevanti. Denunciava violazione di legge e vizio di motivazione del Tribunale, che aveva confermato il sequestro basandosi sulla circostanza che la BULLA aveva l'esclusiva disponibilità del capannone e che all'interno erano presenti anche società riconducibili all'INTELISANO.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che si trattasse di una richiesta di riesame delle risultanze di fatto e non di una censura di illegittimità giuridica o di un vizio motivazionale talmente radicale da rendere incomprensibile il provvedimento. La Corte ha richiamato il consolidato principio secondo cui il ricorso per cassazione contro provvedimenti di sequestro è ammesso solo per violazione di legge o per vizi della motivazione estremi. Il ricorrente non ha confutato il dato centrale del provvedimento impugnato (la esclusiva disponibilità del capannone da parte della BULLA al momento del sequestro) e ha in sostanza chiesto una diversa valutazione delle prove. Perciò il ricorso è stato respinto e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
La norma è il titolo dell'impugnazione in sede di merito (appello ex art. 322-bis) ma la Corte sottolinea che il ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali è ammissibile solo per vizio di legge o per vizi motivazionali radicali; quindi l'impugnazione non può limitarsi a un diverso apprezzamento delle risultanze di fatto
Giurisprudenza - Sez. U., n. 25932 del 29/05/2008 (Ivanov) e orientamenti conformi
«il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli "errores in iudicando" o "in procedendo", sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e, quindi, inidoneo a rendere comprensibile l'itinerario logico seguito dal giudice»
La Corte ha applicato questo consolidato principio per escludere l'ammissibilità del ricorso, ritenendo che le censure proposte fossero di fatto una richiesta di riconsiderazione delle valutazioni probatorie svolte dal Tribunale e non consistessero in un vero e proprio errore di diritto o in una motivazione del provvedimento del tutto assente o manifestamente illogica
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti di sequestro è ammesso solo per violazione di legge o per vizi motivazionali radicali; non serve per rimettere in discussione la valutazione delle prove svolta dal giudice di merito
- Se il provvedimento di sequestro si fonda su risultanze di perquisizione e verbali che attestano la disponibilità esclusiva dell'immobile da parte di indagati o loro collaboratori, è difficile ottenere il dissequestro in sede di cassazione senza produrre prova decisiva che contrasti quelle risultanze
- Chi chiede il dissequestro deve fornire elementi documentali chiari (es. contratto di locazione registrato antecedente, estratti conto bancari che dimostrino la titolarità delle somme, atti societari) e deve affrontare esplicitamente le deduzioni probatorie avverse; semplici affermazioni contrarie non sono sufficienti
- Quando si impugna un provvedimento cautelare reale, conviene concentrare le censure su eventuali errori di diritto o su lacune e contraddizioni macroscopiche nella motivazione, che rendano incomprensibile la decisione, anziché su una diversa lettura dei fatti
- Il rischio di inammissibilità comporta anche conseguenze economiche (spese processuali e sanzioni come la somma alla Cassa delle Ammende), perciò valutare bene l'opportunità di proporre il ricorso e curarne la formulazione giuridica e probatoria
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