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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10977/2026 del 23/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione della sentenza d'appello che aveva confermato la condanna per furto in abitazione aggravato. La ricorrente deduceva: (1) errata applicazione dell'art. 192 c.p.p. (contestando che gli elementi probatori risultassero "indizi gravi, precisi e concordanti"), con particolare censura della valutazione della perizia comparativa delle immagini (assenza di percentuale di compatibilità, rilievo sulla rotazione del piede destro, differenze nel modo di portare le borse); (2) errata applicazione dell'art. 533 c.p.p. e vizio della motivazione perché la concatenazione indiziaria non supererebbe il requisito della prova "oltre ogni ragionevole dubbio" (sottolineando ambiguità come la presenza di parrucca e valutazioni difformi degli agenti e del Tribunale del riesame). Il ricorso lamentava, in sostanza, una valutazione probatoria arbitraria e il fatto che la sentenza avesse ritenuto decisivi elementi ambigui.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che i motivi esposti fossero, di fatto, una richiesta di riconsiderazione del merito probatorio e non individuassero vizi di diritto o incoerenze logiche tali da giustificare la cassazione. La Corte ha confermato che la motivazione dell'appello è logica e congrua: la perizia sul modo di camminare (carattere peculiare della camminata), il riconoscimento operato dall'operante per caratteristiche morfologiche e tratti distintivi, il riscontro oggettivo costituito dal sequestro dei pantaloni identici a quelli nelle immagini e la comparazione tra fotogrammi del 3 e del 21 luglio 2021 costituiscono elementi indiziari plurimi, gravi, precisi e concordanti che integrano la prova di responsabilità. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali (ex art. 616 c.p.p.). Si registra inoltre che in sede d'appello la pena era stata rideterminata in 2 anni e 2 mesi di reclusione e 600 euro di multa e sostituita, ai sensi dell'art. 20-bis c.p., con lavoro di pubblica utilità.

Norme richiamate

  • art. 20-bis cod. pen.

    Norma richiamata dalla Corte d'appello per sostituire la pena detentiva con la misura alternativa del lavoro di pubblica utilità.

  • art. 192, commi 1 e 2 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla qualificazione degli elementi come indizi. La Corte ha ritenuto corretta l'applicazione: gli elementi esaminati, contestualizzati e confrontati, formano indizi "gravi, precisi e concordanti".

  • art. 533 cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente con riferimento al principio della prova oltre ogni ragionevole dubbio e alla motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha ritenuto che la motivazione dell'appello abbia superato tale vaglio e che non emergano vizi logici o contraddittorietà tali da inficiare la decisione.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per i limiti della esposizione dei motivi di cassazione (limiti di proposizione dei motivi).

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Norma applicata per il rito di trattazione del ricorso (trattazione senza richiesta di udienza orale, con decisione scritta), in base alle modifiche normative richiamate.

  • Decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150

    Modifiche normative richiamate in relazione alle modalità di trattazione dei ricorsi (cfr. art. 611 c.p.p. come modificato).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma invocata per la condanna alle spese processuali della ricorrente in caso di rigetto.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina il merito probatorio se la motivazione dei giudici di merito è logica e congrua: contestazioni che consistono nella diversa valutazione degli elementi fattuali sono, in genere, inammissibili in cassazione.
  • Più elementi convergenti (perizia tecnica su caratteristiche comportamentali, riconoscimento da parte di operanti, riscontro oggettivo come il sequestro di oggetti identici, corrispondenze antropometriche e abbigliamento) possono costituire 'indizi gravi, precisi e concordanti' e, se adeguatamente motivati, essere ritenuti sufficienti per la condanna.
  • Una perizia che non fornisca una percentuale di probabilità non è di per sé inutile: può rilevare caratteri peculiari (es. camminata) che, se ritenuti peculiari e coerenti con altri elementi, contribuiscono alla valutazione indiziaria.
  • La presenza di elementi di camuffamento (parrucca, mascherina, occhiali) non esclude necessariamente l'identificazione quando esistano riscontri indipendenti e oggettivi; tuttavia aumenta l'importanza della catena probatoria e della qualità metodologica delle comparazioni tecniche.
  • Per contestare efficacemente una valutazione indiziaria convergente conviene puntare non a una nuova mera interpretazione dei fatti, ma a specifiche doglianze di diritto o a evidenziare incoerenze, contraddizioni decisive, carenze metodologiche della perizia (metodologia non validata, assenza di criteri di comparazione, violazioni nella acquisizione/chain of custody dei materiali).
  • In fase di impugnazione in Cassazione, è strategico richiedere eventualmente perizia o CTU contraria in precedenti gradi (se consentito) e documentare aspetti tecnici che possano configurare ragionevoli dubbi di affidabilità delle conclusioni peritali.

Testo integrale

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