Cassazione Civile, Sentenza n. 7539/2024 del 21/03/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Le ricorrenti chiedevano la rivendicazione di una quota 1/2 di una cantina, ricevuta in donazione il 9/5/2006 dai propri genitori, e il rilascio della stessa da parte della Sale che l'occupava senza titolo. La resistente eccepiva di avere acquistato il bene in catena di trasferimenti (acquisto da Cignoni, che aveva acquistato da De Tos, che lo aveva ricevuto dai Velo). In primo grado il Tribunale dà ragione alle Velo; la Corte d'appello rigetta entrambe le domande ritenendo che le ricorrenti non provassero l'acquisto a titolo originario e che non fosse provato il vincolo pertinenziale. Le ricorrenti impugnano in Cassazione in particolare per violazione degli artt. 948 e 2697 c.c. (onere della prova nella rivendicazione e attenuazione della "probatio diabolica" in caso di comunanza del dante causa). La resistente propone ricorso incidentale sulla natura di pertinenza ai sensi degli artt. 817-818 c.c.
La decisione
La Cassazione accoglie il primo motivo principale (violazione e falsa applicazione degli artt. 948 e 2697 c.c.), ritenendo che, se sussiste comunanza del dante causa, l'onere probatorio della rivendicazione si attenua e il giudice di merito deve valutare d'ufficio tale effetto sulla "probatio diabolica"; dichiara assorbiti gli altri due motivi delle ricorrenti. Rigetta il ricorso incidentale della resistente (sui artt. 817-818 c.c.) ritenendo corretto l'accertamento di merito della Corte d'appello circa l'assenza di una volontà inequivoca di costituire pertinenza. La sentenza d'appello è cassata limitatamente al capo riferito all'onere probatorio e la causa è rinviata alla Corte d'appello di Venezia, altra composizione, per nuovo esame delle questioni di merito e per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità. Viene altresì richiamata la normativa sul contributo unificato (art. 13 DPR 115/02, come modificato).
Norme richiamate
Codice Civile, art. 948
Richiamato nel contesto della rivendicazione: il principio della "probatio diabolica" del rivendicante è attenuato quando vi sia comunanza del dante causa; il giudice deve tenerne conto nell'accertamento probatorio.
Codice Civile, art. 2697
Regola la distribuzione dell'onere della prova; la Corte ha spiegato che, alla luce della comunanza del dante causa, l'onere probatorio del rivendicante si alleggerisce e il giudice deve valutare se le prove documentali disponibili siano sufficienti.
Codice Civile, art. 817
Norma sulla pertinenza: la Cassazione ribadisce che la costituzione di un vincolo pertinenziale richiede una volontà del titolare che sia inequivoca e apprezzabile; la mera consegna di chiavi o tolleranza d'uso non basta se non emergono elementi chiari.
Codice Civile, art. 818
Prevede che, in caso di vendita del solo bene principale, la pertinenza si trasferisce salvo diversa menzione. La Corte ha precisato che questa regola presuppone l'esistenza del vincolo pertinenziale; se il vincolo non è preesistente deve risultare inequivocabilmente dall'atto.
Codice di Procedura Civile, art. 183, comma 6
Citata in relazione alla memoria autorizzata depositata dalle attrici; atto procedurale che ha integrato ed esplicitato la domanda di rivendicazione.
Codice di Procedura Civile, art. 380-bis
Norma procedurale richiamata in tema di trattazione in camera di consiglio o rinvio in pubblica udienza: la Sezione ha esaminato la causa secondo le regole di cognizione previste da questa disposizione.
Codice di Procedura Civile, art. 375, comma 1
Richiamato nel contesto della valutazione dei presupposti per decidere in camera di consiglio; la Corte ha ritenuto non sussistenti i presupposti per pronuncia in camera di consiglio.
D.P.R. n. 115/2002, art. 13 (come modificato dalla legge n. 228/2012)
art. 13, co. 1-quater D.P.R. 115/02
Richiamata in relazione all'obbligo di versamento del contributo unificato aggiuntivo dalle ricorrenti incidentali, applicabile ratione temporis.
Massime di principio
- Nelle azioni di rivendicazione, se il ricorrente e il resistente derivano da un comune dante causa, l'onere probatorio del rivendicante (la cosiddetta "probatio diabolica") si attenua: il giudice deve valutare, in base agli elementi documentali presenti, se la catena di trasferimenti è sufficientemente dimostrata fino al dante causa comune.
- La verifica della comunanza del dante causa è questione di merito: il giudice di appello deve accertarla e trarne conseguenze sull'onere della prova; la sua omissione può giustificare la cassazione e il rinvio per nuovo esame.
- La costituzione di un vincolo pertinenziale richiede elementi oggettivi (destinazione funzionale) e soggettivi (volontà del proprietario) chiari e, se mancanti, non può ritenersi sussistente semplicemente per tolleranza d'uso o mancata menzione nella vendita del bene principale.
- L'art. 818 c.c. (trasferimento della pertinenza salvo diversa indicazione) opera solo se il vincolo pertinenziale era già sorto; in assenza di un vincolo precedente, la volontà di crearne o escluderne l'effetto deve risultare in modo inequivoco dall'atto o da chiari elementi probatori.
- Le questioni di fatto decise dal giudice di merito (esistenza della pertinenza, possesso, effettiva volontà del disponente) non sono rivedibili in Cassazione se correttamente motivate; invece gli errori nell'applicazione delle regole probatorie o omissioni nel valutare la comunanza del dante causa sono vicende idonee a determinare cassazione.
- Se si agisce in rivendicazione e il resistente produce titoli che collegano la proprietà a danti causa comuni, il ricorrente dovrebbe evidenziare e documentare la comunanza del dante causa in modo che il giudice la valuti; ma anche se non espressamente dedotta, il giudice deve riconoscerne l'effetto se emergente dagli atti.
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