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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14924/2024 del 11/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello del 19/04/2023 che aveva confermato la responsabilità penale per reati di bancarotta propria e impropria e rideterminato le pene accessorie. Antobenedetti ha dedotto: 1) inosservanza della legge penale per la non configurabilità dei reati in quanto il Consorzio non sarebbe imprenditore commerciale e non poteva esser dichiarato fallito; 2) carenza motivazionale sull'addebito di bancarotta fraudolenta documentale per mancato obbligo di tenuta di bilanci e scritture; 3) carenza motivazionale sulla bancarotta patrimoniale perché la presunta distrazione non riguarderebbe beni mobili registrati e il Consorzio non sarebbe intestatario; 4) errore nel diniego della sospensione condizionale della pena. Fagioli e Testani hanno impugnato principalmente il rifiuto della sospensione condizionale (e della non menzione) fondando la loro censura sull'erroneo computo di una precedente pena pecuniaria sospesa: sostenevano che quella pena pecuniaria, essendo sotto-soglia e in parte depenalizzata, non avrebbe dovuto essere ragguagliata alla pena detentiva ai fini del limite dei due anni e quindi non avrebbe dovuto ostare a una seconda sospensione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Antobenedetti per genericità e manifesta infondatezza, condannandolo al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Ha invece ritenuto fondati, in parte, i motivi di Testani e Fagioli riguardanti il computo delle pene ai fini della sospensione condizionale: ha annullato con rinvio la parte della sentenza impugnata limitatamente al diniego della sospensione condizionale della pena per Fagioli Rosaria e Testani Lucia, demandando a altra sezione della Corte d'appello di Roma un nuovo esame sul punto. Ha dichiarato inammissibili nel resto i ricorsi. In sintesi: rigetto/inammissibilità per Antobenedetti; accoglimento parziale per Testani e Fagioli solo sul punto della sospensione condizionale (con rinvio).

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come norma di concorso di persone nel reato: i soggetti sono stati ritenuti corresponsabili nelle condotte contestate.

  • legge fallimentare artt. 219, 223, 216 e correlati

    Le norme fallimentari sono state invocate per i reati di bancarotta (documentale e patrimoniale). La Corte sottolinea che la dichiarazione di fallimento resa dal giudice civile è insindacabile nel processo penale quanto ai presupposti della fallibilità e degli obblighi contabili derivanti dalla qualifica di imprenditore commerciale.

  • art. 2621 cod. civ.

    Richiamato nel quadro delle responsabilità degli amministratori/dirigenti del consorzio fallito; la decisione di merito ha ritenuto sussistenti obblighi e responsabilità gestorie.

  • art. 163 cod. pen.

    Norma rilevante per la sospensione condizionale della pena: la Corte di legittimità ha interpretato che ai fini della seconda concessione del beneficio non va tenuta in conto la pena pecuniaria sospesa ragguagliata a pena detentiva.

  • art. 164 cod. pen.

    Regola il cumulo delle pene e il richiamo ai limiti dell'art. 163; la Corte interpreta il rinvio come coerente con l'esclusione del conteggio della pena pecuniaria per il limite dei due anni.

  • art. 135 cod. pen.

    Norma del ragguaglio tra pena pecuniaria e pena detentiva: la Corte afferma che, per la sospensione condizionale, non si deve ragguagliare la pena pecuniaria sospesa nel conteggio ai fini del limite di durata.

  • art. 175 cod. pen.

    Regola il beneficio della non menzione; la Corte ricorda la natura discrezionale del beneficio e che il suo mancato riconoscimento può essere supportato anche da motivazione implicita.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma processuale che consente la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso; applicata al ricorrente Antobenedetti con condanna anche alla somma per la Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Se la dichiarazione di fallimento è stata pronunciata dal giudice civile, il giudice penale non può sindacarne i presupposti (stato di insolvenza e fallibilità dell'impresa): le conseguenti obbligazioni contabili sono quindi normalmente ritenute insindacabili in sede penale.
  • La Cassazione considera inammissibili i ricorsi che si limitano a reiterare, senza critiche puntuali e nuove argomentazioni, censure già svolte e motivatamente respinte nei gradi di merito.
  • Ai fini della seconda concessione della sospensione condizionale della pena, secondo la giurisprudenza più recente richiamata dalla Corte, non va considerata la pena pecuniaria sospesa ragguagliata a pena detentiva nel computo del limite dei due anni previsto dall'art. 163 c.p.; ne consegue che una precedente sanzione pecuniaria sospesa non necessariamente osta alla nuova sospensione della pena detentiva.
  • Il beneficio della non menzione (art. 175 c.p.) è discrezionale e non necessariamente consequenziale alla sospensione condizionale; il giudice di merito può negarvi senza un'espressa motivazione purché la decisione sia comunque sostenibile.
  • Motivi vaghi, indeterminati o meramente enunciati che non permettono di individuare il concreto vizio di legittimità comportano l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
  • In caso di annullamento parziale per vizio sulla concessione di benefici (es. sospensione condizionale), la Corte di Cassazione rinvia la valutazione al giudice di merito, che dovrà riesaminare la prognosi e le circostanze di cui all'art. 133 c.p. per decidere sulla concessione del beneficio.

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