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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15702/2025 del 22/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio (art. 73 DPR 309/1990) relativa a 2,14 g di hashish e 12,4 g di marijuana suddivisi in 17 dosi. Il motivo unico deduceva violazione di legge e vizi di motivazione perché la Corte territoriale avrebbe dichiarato inammissibile la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) senza valutarla nel merito; il difensore ha osservato che tale causa può essere rilevata d'ufficio, richiamando la giurisprudenza (tra cui Sez. 6, n. 2175/2020, Ugboh).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che, pur riconoscendo il principio secondo cui l'art. 131-bis c.p. può essere rilevato d'ufficio, ciò è ammesso soltanto quando i presupposti per la non punibilità sono immediatamente desumibili dagli atti senza necessità di ulteriori accertamenti. Nel caso concreto la richiesta avanzata in appello risultava generica e priva di una motivazione concreta (si limitava a riferimenti alla quantità e allo stato di incensuratezza) e, soprattutto, gli atti documentavano elementi ostativi: quantità e frammentazione in dosi, disponibilità di più sostanze, misura cautelare (obbligo di dimora e di firma) in corso alla data del fatto, precedente condanna del 2017 e mancanza di segni di ravvedimento. La decisione di non applicare l'art. 131-bis è dunque ritenuta adeguatamente sorretta da argomentazioni implicite e non sussiste violazione di legge. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di €3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • DPR 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73, comma 5

    Norma che punisce la detenzione ai fini di spaccio: applicata per la condanna dell'imputato in relazione alle quantità e alla suddivisione in dosi rinvenute.

  • Codice penale, art. 131-bis

    Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte afferma che può essere rilevata d'ufficio, ma solo se i presupposti risultano immediatamente e chiaramente desumibili dagli atti processuali senza necessità di ulteriori accertamenti.

  • Codice di procedura penale, art. 129

    Prevede la dichiarazione della causa di proscioglimento; è la norma cui si richiama la possibilità di pronunciare immediatamente la non punibilità nel giudizio di impugnazione, nei limiti della rilevabilità dagli atti.

  • Codice penale, art. 133

    Criteri per la determinazione della pena e valutazione delle attenuanti generiche: la Corte ha ritenuto che le considerazioni sulla gravità concreta del fatto e sulla colpevolezza possano implicitamente motivare la esclusione dell'applicazione dell'art. 131-bis.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Consente l'obbligo, in caso di inammissibilità del ricorso determinata da colpa, del versamento di una somma alla Cassa delle Ammende: applicata per la determinazione della somma di €3.000,00 a carico del ricorrente.

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 2175 del 25/11/2020 (Ugboh) e altre pronunce richiamate (tra cui Sez. U. n. 13681/2016 e n. 13682/2016)

    Indirizzo interpretativo secondo cui l'art. 131-bis può essere rilevato d'ufficio anche in sede di appello o legittimità, purché i presupposti siano immediatamente rilevabili dagli atti; la Cassazione conferma questo principio ma ne sottolinea il limite operativo.

Massime di principio

  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.) può essere rilevata d'ufficio dal giudice d'appello o di legittimità solo se i presupposti necessari sono immediatamente desumibili dagli atti processuali senza bisogno di ulteriori accertamenti.
  • Se la richiesta di applicazione dell'art. 131-bis è formulata in appello, essa deve essere specifica e adeguatamente motivata (con riferimento alla quantità, qualità dello stupefacente, modalità del fatto, contesto, assenza di pericolosità sociale e profili personali). Richieste generiche o astratte possono rendere inammissibile la rilevazione d'ufficio.
  • Elementi che ostano all'applicazione della tenuità: quantità non trascurabile o suddivisione in dosi, disponibilità di sostanze diverse, precedenti penali o condanne, misure cautelari in corso (es. obbligo di dimora), e mancata manifestazione di ravvedimento.
  • In sede di impugnazione la Corte può comunque esaminare d'ufficio la questione sollevata sul mancato esame da parte del giudice d'appello, ma finché il ricorso resta generico la Corte è tenuta a dichiararne l'inammissibilità.
  • Per massimizzare la probabilità di ottenere il beneficio dell'art. 131-bis, il difensore dovrebbe: 1) proporre tempestivamente e per iscritto la richiesta, 2) motivarla con dati precisi e documentati (peso, natura, modalità di detenzione, assenza di finalità di spaccio comprovata), 3) allegare elementi che dimostrino la limitata offensività sociale del fatto e l'assenza di pericolosità.

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