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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37385/2025 del 17/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Trento che, in sede di udienza predibattimentale, aveva dichiarato la nullità del decreto di citazione a giudizio per indeterminatezza della imputazione nei reati di oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale e aveva disposto la restituzione degli atti al Pubblico ministero. Il ricorso lamentava che il Tribunale aveva agito in modo abnorme restituendo gli atti senza aver previamente sollecitato il PM a precisare o integrare la contestazione secondo il meccanismo previsto dall'art. 554-bis, commi 5 e 6, cod. proc. pen., determinando una indebita regressione del processo e violando il principio della ragionevole durata del procedimento.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: l'ordinanza del giudice dell'udienza predibattimentale è stata annullata senza rinvio. La Corte ha stabilito che il giudice non può restituire gli atti al PM per indeterminatezza dell'imputazione senza averlo prima, nel contraddittorio delle parti, sollecitato a integrare o precisare la contestazione ai sensi dell'art. 554-bis; la restituzione senza tale sollecito costituisce un'abnormità che provoca un'indebita regressione del procedimento idonea ad alterarne l'ordinata sequenza logico-cronologica. Ha pertanto disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Trento per l'ulteriore corso.

Norme richiamate

  • art. 554-bis, cod. proc. pen.

    Il giudice dell'udienza predibattimentale, se ritiene l'imputazione inidonea o indeterminata, deve prima sollecitare il pubblico ministero, nel contraddittorio delle parti, ad integrare o precisare la contestazione; non può restituire gli atti senza questo preventivo invito.

  • Principio costituzionale della ragionevole durata del processo

    La restituzione degli atti che determina una regressione indebita del procedimento viola il principio della ragionevole durata del processo perché altera la sequenza logico-cronologica e può prolungare ingiustificatamente il procedimento.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 2, n. 12733 del 20/02/2025 (Poliafico, Rv. 287825); Sez. 2, n. 6800 del 13/02/2025 (Mazzocchi, Rv. 287576); Sez. 5, n. 36056 del 09/07/2024 (Sannb, Rv. 286933)

    Precedenti della Corte confermano che il giudice deve sollecitare il PM ad adeguare l'imputazione e che la restituzione degli atti senza tale sollecito costituisce abnormità e indebita regressione del processo.

Massime di principio

  • Se il giudice ritiene l'imputazione indeterminata deve, prima di qualsiasi restituzione degli atti, invitare il pubblico ministero a precisarla o integrarla ai sensi dell'art. 554-bis; l'assenza di tale invito rende ingiustificata la restituzione.
  • La restituzione degli atti al PM senza aver dato preventiva possibilità di integrazione costituisce un'illegittima regressione del procedimento e può violare il principio della ragionevole durata del processo.
  • L'abnormità del provvedimento può essere sia "strutturale" (oltre i poteri del giudice) sia "funzionale" (conseguenze processuali tali da pregiudicare l'ordinato svolgimento del processo): in entrambi i casi la Corte di Cassazione può annullare l'ordinanza.
  • In casi analoghi la Corte può disporre l'annullamento senza rinvio e la rimessione degli atti al giudice di merito per proseguire secondo le regole procedurali corrette.
  • Il pubblico ministero ha il rimedio dell'impugnazione quando il giudice, senza esperire i rimedi previsti, dispone atti che determinano regressione o paralisi del procedimento.

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