Cassazione Penale, Sentenza n. 40105/2023 del 03/10/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione in Cassazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro del 27/10/2022 che aveva annullato la misura cautelare in carcere nei confronti di Abruzzese Leonardo, indagato per concorso in tentata estorsione pluriaggravata (fatto datato 4 marzo 2022). Il Procuratore sosteneva che il giudice del riesame avesse errato nell'escludere il tentativo di estorsione, perché in materia di estorsione ambientale la richiesta estorsiva può essere implicita e non formalmente esplicitata; il contesto (convocazione anomala in un agrumeto da parte di soggetti vicini alla criminalità organizzata, intercettazioni che evidenziano contatti con clan, e successivi fatti intimidatori come l'incendio del 2 luglio) secondo il ricorrente giustificava l'interpretazione estorsiva della condotta del 4 marzo. La difesa ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore e confermato l'operato del Tribunale del riesame. I giudici di legittimità hanno ritenuto che il ricorso fosse infondato: il tribunale del riesame aveva correttamente valutato che, sebbene vi fossero elementi di condotte minatorie e di un appuntamento forzato, mancava l'elemento essenziale della richiesta estorsiva chiaramente diretta a procurare un ingiusto profitto (denaro o utilità di assunzioni) e non sussisteva un collegamento logico e temporale convincente tra l'episodio del 4 marzo e i successivi atti intimidatori. La Cassazione ha sottolineato la necessità di accertare, ex ante, l'idoneità e l'univocità direzionale degli atti preparatori al fine di configurare il tentativo punibile e ha condiviso che, allo stato delle indagini, mancano elementi sufficienti per mantenere la misura cautelare; ha altresì indicato la opportunità di ulteriori indagini sui comportamenti minatori emersi.
Norme richiamate
art. 416-bis.1 cod. pen.
testo citato nella sentenza come riferimento all'aggravante per estorsione in relazione alla criminalità organizzata
La norma viene richiamata per qualificare la fattispecie come estorsione aggravata da contesti di criminalità organizzata; la Corte osserva che, anche con aggravante, per la configurabilità del tentativo è necessario che gli atti preparatori siano idonei e diretti in modo non equivoco alla consumazione del reato
Giurisprudenza della Cassazione richiamata
Cass. n. 41649/2010, n. 36536/2011, n. 46776/2012, n. 7341/2015, n. 40912/2015, n. 25264/2016, n. 52189/2016, nonché Cass. n. 22976/2017 richiamata dal ricorrente
I precedenti indicano che l'atto preparatorio può integrare il tentativo quando sia idoneo e diretto in modo non equivoco alla consumazione; il giudizio va svolto ex ante considerando le modalità della condotta e il contesto ambientale e storico, ma resta necessario un nesso causale e una destinazione univoca degli atti verso l'obiettivo delittuoso
Massime di principio
- Per configurare il tentativo di estorsione occorre che gli atti preparatori siano idonei e diretti in modo non equivoco alla consumazione: la valutazione è ex ante e tiene conto del contesto e delle consuetudini locali
- In tema di estorsione ambientale la richiesta estorsiva può essere implicita e il vittima può non conoscere gli autori, ma anche in questi casi deve emergere chiaramente la finalità estorsiva (costringimento per ottenere un ingiusto profitto)
- Elementi contestuali successivi (intercettazioni, incendi, richieste di assunzione da parte di soggetti vicini alla criminalitÃ) possono rafforzare un'interpretazione estorsiva solo se esiste un collegamento logico-temporale e probatorio convincente con l'evento contestato
- La fragilità o incongruenza della testimonianza della persona offesa riduce la possibilità di mantenere misure cautelari gravi; in presenza di lacune probatorie il giudice può disporre l'annullamento della misura e richiedere ulteriori indagini
- Il pubblico ministero deve predisporre una costruzione probatoria che colleghi in modo univoco gli atti preparatori alla finalità estorsiva; altrimenti prevale il principio di non sussistenza di gravi indizi per misure cautelari
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