Cassazione Penale, Sentenza n. 41478/2025 del 24/12/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Venezia-Sezione Riesame che aveva revocato la custodia cautelare ritenendo insussistente la circostanza aggravante di cui all'art. 625, n. 7 c.p. e, per effetto della remissione di querela, l'improcedibilità dell'azione penale. Il P.M. deduceva violazione di legge e vizio di motivazione: il Tribunale avrebbe valutato erroneamente la questione sul piano della natura privata dell'istituto bancario (ufficio/stabilimento pubblico) anziché sulla nozione di "pubblica utilità"; inoltre avrebbe trascurato elementi probatori (manomissione della centralina, allarme scattato) che, a suo avviso, dimostrano che gli atti posti in essere erano idonei e diretti in modo non equivoco a impossessarsi del denaro anche dallo sportello ATM, sicché doveva ritenersi configurabile la circostanza aggravante e il tentativo non si sarebbe esaurito in meri atti preparatori.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso del P.M., ritenendolo fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di riesame per una nuova valutazione, precisando che il giudice di merito dovrà verificare, con i parametri della prognosi postuma e della giurisprudenza consolidata, se gli atti posti in essere fossero atti preparatori o atti idonei e diretti in modo non equivoco alla consumazione del furto (tentativo punibile). In particolare dovrà rivalutare la rilevanza della disattivazione della centralina e della manomissione del sensore rispetto all'intenzione di asportare il denaro dall'ATM e determinare se la circostanza aggravante ex art. 625, n. 7 c.p. possa ritenersi applicabile.
Norme richiamate
art. 625 n. 7 cod. pen.
La circostanza aggravante riguarda i furti commessi ai danni di cose destinate a pubblica utilità; la Corte richiede di valutare la funzione concreta del bene nel contesto e se la condotta fosse oggettivamente diretta contro beni con destinazione di pubblica utilità
art. 47 Costituzione
Richiamato dal P.M. per sostenere la rilevanza pubblicistica dell'attività bancaria (protezione del risparmio) e quindi l'idea che taluni beni o servizi bancari possano avere rilevanza di pubblica utilità
Massime di principio
- Per l'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 625 n.7 c.p. non basta l'appartenenza dell'ente (es. banca) a una categoria: occorre valutare se il bene preso di mira sia, nella sua funzione concreta, destinato a pubblica utilità.
- La qualificazione del tentativo va effettuata con la prognosi postuma: valutare la idoneità e la direzione univoca degli atti al momento della loro esecuzione, secondo le condizioni prevedibili del caso concreto.
- Atti apparentemente preparatori possono integrare tentativo punibile se, per natura e contesto, rivelano inequivocabilmente l'intenzione criminosa (es. disattivazione di sistemi di sicurezza, manomissione di sensori).
- In sede di riesame cautelare il giudice deve motivare specificamente se la condotta è mera preparazione o già atti idonei e univoci, considerando tutti gli elementi materiali (modus operandi, strumenti impiegati, intervento di allarmi, ecc.).
- La disattivazione di impianti di allarme o la manomissione di dispositivi di sicurezza sono elementi altamente probatori della direzione univoca della condotta e vanno considerati anche se il target materiale (es. ATM) risulti integro al momento del controllo.
- La remissione di querela può incidere sulla procedibilità, ma la valutazione sull'esistenza del reato e delle sue circostanze aggravanti deve essere compiuta correttamente prima di dichiarare l'improcedibilità.
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