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Legge

L.R. Puglia 29/2003

Disciplina delle funzioni amministrative in materia di tratturi(•) (•)

Normativa regionaleL.R. Puglia 29/2003Non più vigente

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La legge regionale Puglia n. 29/2003 disciplinava tutela, pianificazione, autorizzazione, trasferimento e alienazione dei tratturi regionali, istituendo il Parco dei tratturi e l’Ufficio demanio armentizio. Era prevista la redazione dei piani comunali dei tratturi e la regolazione dei prezzi e delle agevolazioni per la cessione di alcune aree. È stata però abrogata dalla L.R. 4/2013.

Disciplina delle funzioni amministrative in materia di tratturi in Puglia

Disciplina delle funzioni amministrative in materia di tratturi

La legge regionale della Puglia n. 29 del 2003 regolava la conservazione, la pianificazione e la gestione amministrativa dei tratturi, tratturelli, bracci e riposi ricadenti nel territorio regionale. Il testo oggi è però privo di utilità applicativa perché è stato abrogato dalla L.R. Puglia 5 febbraio 2013, n. 4.

Finalità e inquadramento dei tratturi

La legge qualificava i tratturi come monumento della storia economica e sociale del territorio pugliese e come testimonianza archeologica di insediamenti di varie epoche. Essi venivano mantenuti nel demanio armentizio regionale e costituivano il Parco dei tratturi della Puglia.

Pianificazione comunale dei tratturi

I Comuni nel cui territorio ricadevano tratturi, tratturelli, bracci e riposi erano tenuti a redigere il piano comunale dei tratturi, entro il 31 dicembre 2012, anche ai fini del piano quadro previsto dal decreto ministeriale 23 dicembre 1983. Il piano doveva rispettare la continuità comunale e intercomunale dei percorsi tratturali e individuare:

  • i tronchi conservati nella consistenza originaria o reintegrabili, con la relativa destinazione anche turistico-culturale;
  • i tronchi idonei a soddisfare esigenze pubbliche, con particolare riguardo alla viabilità ordinaria;
  • i tronchi che avevano subito alterazioni permanenti, anche edilizie.

Il piano aveva valore di Piano urbano esecutivo (PUE) e poteva comportare variante al PRG vigente. Inoltre apportava le modifiche necessarie al PUTT-P secondo le previsioni del piano stesso, tenendo conto del livello di interazione con gli altri ambiti territoriali distinti.

Procedura di approvazione e conferenza di servizi

Il piano era proposto dal Comune tramite conferenza di servizi svolta ai sensi della legge n. 241/1990. La convocazione era resa pubblica e potevano partecipare anche i soggetti portatori di interessi pubblici o privati pregiudicabili dall’approvazione del piano.

Il verbale della conferenza, comprensivo dei pareri vincolanti della Regione Puglia, della Soprintendenza archeologica e della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, costituiva la proposta di variante su cui decideva in via definitiva il Consiglio comunale. Il parere definitivo della Soprintendenza archeologica valeva anche ai fini della disciplina statale sui beni culturali, per le ipotesi corrispondenti alle lettere b) e c) dell’elencazione comunale.

Il piano doveva comprendere anche l’elenco previsto dal regolamento approvato con DPR 7 settembre 2000, n. 283.

Durata, rinnovo e inerzia comunale

Una volta approvato dal Consiglio comunale, il piano aveva validità quinquennale e si rinnovava automaticamente per lo stesso periodo se non modificato con la medesima procedura.

In caso di inerzia del Comune allo scadere del termine, il Presidente della Giunta regionale, entro i 30 giorni successivi, doveva invitare il Sindaco a provvedere fissando un nuovo termine. Persistendo l’inadempienza, il Presidente della Giunta regionale poteva nominare un commissario ad acta, scelto tra funzionari regionali ed esperti, su proposta dell’Assessore al demanio e patrimonio.

Tutti gli oneri per la redazione del piano, compresi quelli del commissario ad acta, erano posti a carico del Comune obbligato.

Aree tratturali di interesse archeologico

I tronchi tratturali individuati come aree di interesse archeologico erano sottoposti a vincolo di inedificabilità assoluta e conservati e tutelati dalla Regione Puglia, che ne promuoveva la valorizzazione anche tramite forme indirette di gestione.

La Giunta regionale, con parere favorevole della Soprintendenza archeologica, poteva autorizzare opere pubbliche o di pubblico interesse realizzate da enti pubblici in deroga al divieto.

Per le costruzioni già esistenti alla data di entrata in vigore della legge era possibile la regolarizzazione secondo la normativa vigente, purché:

  • vi fosse il parere della Soprintendenza archeologica per le opere eseguite dopo il vincolo storico del DM 23 dicembre 1983;
  • fosse acquistato il suolo pertinenziale nella misura strettamente necessaria, al prezzo stabilito dalla disciplina regionale.

Le opere non regolarizzabili restavano soggette alla disciplina generale sulle opere edilizie abusive e relative sanzioni.

Aree tratturali prive di interesse archeologico: trasferimento e alienazione

Per i tronchi tratturali destinati a viabilità pubblica, la legge prevedeva, su domanda e previa deliberazione di autorizzazione della Giunta regionale, il trasferimento gratuito ai Comuni con vincolo di destinazione.

Per i tronchi non più necessari e in assenza di specifici interessi regionali, previa domanda, delibera di autorizzazione e sdemanializzazione, era consentita l’alienazione ai legittimi utilizzatori.

Il prezzo di vendita era determinato:

  • per i suoli agricoli non migliorati, dal valore medio di esproprio fissato dalla commissione provinciale;
  • per gli altri suoli, compresi quelli agricoli migliorati, dal valore attuale di mercato determinato dalla commissione regionale di valutazione.

La disciplina prevedeva riduzioni di prezzo per alcune categorie di acquirenti e situazioni:

  • riduzione di un terzo per i soggetti destinatari dell’alienazione;
  • riduzione del 90% del prezzo, per l’acquisto di aree occupate da costruzioni effettivamente utilizzate prevalentemente come abitazioni al momento della domanda;
  • riduzione del 50% in caso di trasformazione edilizia da parte dell’attuale possessore di aree occupate da costruzioni, con annotazione nei registri immobiliari;
  • obbligo, per i beneficiari della riduzione del 90%, di versare una somma integrativa se trasformavano il bene nei cinque anni successivi all’acquisto.

I suoli liberi potevano essere alienati con procedure di evidenza pubblica; per i terreni agricoli restava fermo il diritto di prelazione agraria. Il prezzo determinato secondo i criteri sopra indicati costituiva base d’asta. La vendita era a corpo e non a misura, salvo le servitù già costituite.

Struttura amministrativa regionale

Per l’esercizio delle funzioni tecniche e amministrative connesse alla legge, la Giunta regionale istituiva l’Ufficio demanio armentizio, incardinato nell’Assessorato agli affari generali - Settore demanio e patrimonio, con sede a Foggia.

L’ufficio era competente sull’istruttoria dei piani comunali dei tratturi, sulle procedure di autorizzazione e alienazione e sulla vigilanza e tutela del Parco, in coordinamento con i soggetti previsti dalla normativa regionale sul demanio armentizio.

Abrogazione e inutilità applicativa

L’intero provvedimento è stato abrogato dalla L.R. Puglia 5 febbraio 2013, n. 4. Per questo, pur descrivendo una disciplina organica del demanio tratturale, la legge non ha più applicazione pratica attuale.

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