Cassazione Civile, Ordinanza n. 18696/2025 del 09/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (società)
La controversia
Un ente locale aveva richiesto a una società il pagamento del canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche relativo a un traliccio e a un box collocati sul Monte Cavo. La società aveva agito per sentir dichiarare non dovuto il canone e aveva ottenuto accoglimento in primo grado; la Corte d'appello aveva confermato. Il Comune ha quindi proposto ricorso per cassazione con cinque motivi: 1) violazione dell'art. 342 c.p.c. per avere la Corte d'appello ritenuto inammissibile o non specificamente criticata l'impugnazione, sostenendo invece che i motivi di appello contestavano adeguatamente le prove e le conclusioni del tribunale sulla proprietà e natura dell'area; 2) omesso esame di un fatto decisivo, consistito nelle variazioni catastali poi annullate, che secondo il Comune avrebbero dimostrato che lo spiazzo non era compreso nella particella intestata alla società ed era comunale; 3) violazione delle norme sul demanio stradale e delle presunzioni (art. 2 d.lgs. 285/1992, art. 22 l. 2248/1865, artt. 2728, 2729 e 2697 c.c.), assumendo che la strada consolare fosse ex lege comunale e che la Corte avesse invertito l'onere della prova; 4) violazione dell'art. 345 c.p.c. per avere reputato tardiva una certificazione dell'Agenzia del Demanio prodotta in appello; 5) violazione delle norme sulle presunzioni e sul valore delle prove atipiche, per non avere attribuito rilievo a sentenze e consulenze rese in altri giudizi fra terzi e in procedimenti diversi, prodotte dal Comune per sostenere la titolarità comunale dell'area.
La decisione
La Corte di cassazione ha respinto integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondati, nel complesso, tutti i motivi perché non coglievano il punto decisivo della controversia: per applicare il COSAP non bastava provare la mera natura pubblica dell'area o la sua asserita riconducibilità al Comune, ma occorreva dimostrare che il suolo appartenesse al demanio comunale o al patrimonio indisponibile comunale e, trattandosi di strada, che fosse già destinata all'uso pubblico. La Corte ha osservato che il dispositivo della sentenza d'appello era conforme a diritto, anche se la motivazione andava corretta ai sensi dell'art. 384, ult. comma, c.p.c. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del Comune alle spese e con attestazione dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 63, comma 1, d.lgs. n. 446/1997
Il COSAP può essere istituito e preteso solo per l'occupazione di strade, aree e spazi soprastanti o sottostanti appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dell'ente locale.
art. 822, comma 2, c.c.
Le strade rientrano nel demanio pubblico, statale, provinciale o comunale, ma la qualificazione demaniale presuppone la proprietà dell'ente e la destinazione all'uso pubblico.
art. 342 c.p.c.
È stata invocata per censurare la ritenuta inammissibilità/non specificità dell'appello; la Corte di cassazione ha però reputato i motivi di ricorso privi di decisività rispetto al tema centrale.
art. 2697 c.c.
Richiamato per il riparto dell'onere della prova: spettava al Comune dimostrare i presupposti dell'imposizione del canone, cioè la titolarità pubblica del suolo e, per le strade, l'uso pubblico.
art. 2700 c.c.
Invocato dal Comune in relazione al valore degli atti notarili e della documentazione prodotta; la Corte non ha attribuito agli atti meramente descrittivi una fede privilegiata utile a provare il presupposto del canone.
art. 360, n. 4, c.p.c.
Usato come parametro del motivo sulla violazione dell'art. 342 c.p.c.
art. 360, n. 5, c.p.c.
Usato per denunciare l'omesso esame di fatti decisivi relativi alle variazioni catastali.
art. 360, n. 3, c.p.c.
Usato per denunciare plurime violazioni di legge sostanziale e processuale sui presupposti del canone e sulle prove.
art. 2 d.lgs. n. 285/1992
Richiamato dal ricorrente, ma la Corte ha chiarito che la classificazione delle strade come comunali ai fini del codice della strada non è decisiva per la debenza del COSAP.
art. 22, comma 3, l. n. 2248/1865
Invocato dal ricorrente in tema di strade pubbliche e presunzioni di appartenenza; ritenuto non dirimente rispetto al punto nodale della controversia.
artt. 2727 c.c.
Richiamato in tema di presunzioni semplici e prove atipiche; la Corte ha escluso che i documenti e le sentenze invocate fossero idonei a supplire alla prova del presupposto impositivo.
artt. 2728 c.c.
Richiamato in tema di presunzioni legali; la Corte ha ritenuto che la mera deduzione della natura pubblica o comunale della strada non bastasse senza prova della titolarità e dell'uso pubblico.
artt. 2729 c.c.
Richiamato in relazione alle presunzioni semplici; la Corte ha ritenuto che le risultanze richiamate dal Comune fossero prive di decisività.
art. 345 c.p.c.
Richiamato per la dedotta tardività di documenti prodotti in appello; la Corte ha comunque ritenuto quel documento irrilevante rispetto al tema decisivo.
art. 384, ultimo comma, c.p.c.
La Corte ha osservato che, pur essendo la motivazione d'appello non corretta sul piano argomentativo, il dispositivo era conforme a diritto e quindi la motivazione poteva essere corretta senza cassare la decisione.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002
Applicato per dare atto dei presupposti del raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente, ove dovuto.
Massime di principio
- Per la debenza del COSAP occorre provare non solo che l'area sia pubblica in senso generico, ma che appartenga al demanio o al patrimonio indisponibile dell'ente impositore.
- Se l'occupazione riguarda una strada, non basta la sua qualificazione amministrativa o topografica: è necessario dimostrare sia la titolarità del bene in capo all'ente sia la sua destinazione all'uso pubblico.
- La censura di omesso esame o di violazione di legge è inidonea quando mira a valorizzare elementi istruttori non decisivi rispetto al presupposto sostanziale dell'imposizione.
- Gli atti interni dell'ente, gli atti descrittivi notarili e le risultanze di altri giudizi possono avere solo valore indiziario o documentale, ma non suppliscono alla prova del titolo di appartenenza del bene pubblico quando tale prova sia richiesta dalla legge.
- In sede di ricorso per cassazione, la critica deve colpire la ratio decidendi effettivamente decisiva; deduzioni che insistono su profili collaterali o fuorvianti rispetto al vero presupposto della decisione sono destinate al rigetto.
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