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Cassazione Civile, Ordinanza n. 18169/2026 del 05/06/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (fallimento)

La controversia

La società ricorrente aveva chiesto l’ammissione al passivo, in via chirografaria, di un credito di oltre 1,2 milioni di euro derivante dal mancato pagamento del corrispettivo previsto in un contratto di cessione dell’affitto di azienda. La domanda era stata respinta dal giudice delegato e il tribunale, in sede di opposizione allo stato passivo, aveva confermato il rigetto. In cassazione la ricorrente articolava due motivi: con il primo denunciava violazione degli artt. 1362, 1366 e 2558 c.c., sostenendo che il tribunale avesse erroneamente interpretato la clausola dell’art. 4 del contratto, attribuendo rilievo al mancato ottenimento dell’autorizzazione degli organi della procedura per la cessione dei contratti di leasing e trascurando il subentro automatico ex art. 2558 c.c.; con il secondo denunciava violazione degli artt. 95, 98 e 99 l.fall., lamentando che il tribunale avesse deciso in modo illogico e oltre i poteri consentiti, richiamando impropriamente l’esito delle insinuazioni tardive delle società di leasing e la mancata contestazione in opposizione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto generico il primo motivo nella parte in cui non individuava specificamente le obiezioni mosse in opposizione e, quanto alla censura di interpretazione contrattuale, ha rilevato che la ricorrente si limitava a contrapporre una propria lettura del contratto senza confrontarsi con la motivazione del decreto impugnato né indicare in modo puntuale quali canoni ermeneutici sarebbero stati violati e come. Anche il secondo motivo è stato giudicato inammissibile perché non spiegava in modo chiaro la violazione degli artt. 95, 98 e 99 l.fall. e si poneva fuori dalla ratio decidendi, poiché il tribunale aveva richiamato le domande delle società di leasing solo come elemento valutativo in funzione di una possibile eccezione di inadempimento. Conseguentemente, il ricorso è stato respinto con condanna della ricorrente alle spese e con l’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 93 l.fall.

    ammissione al passivo ex art. 93 l.fall.

    indica il rimedio per la domanda di insinuazione al passivo fallimentare o concorsuale.

  • art. 98 l.fall.

    opposizione ex art. 98 l.fall.

    disciplina l’opposizione allo stato passivo avverso il provvedimento di esclusione del credito.

  • art. 95 l.fall.

    le censure devono confrontarsi con la disciplina della verifica del passivo e con i limiti del giudizio di opposizione.

  • art. 99 l.fall.

    artt. 95, 98 e 99 l.fall.

    regola il ricorso in opposizione allo stato passivo, imponendo una censura specifica e coerente con la ratio della decisione impugnata.

  • art. 1362 c.c.

    artt. 1362, 1362, 1366 e 2558 c.c.

    per denunciare la violazione dei canoni interpretativi occorre indicare in modo specifico come il giudice di merito se ne sia discostato; non basta proporre una diversa lettura del contratto.

  • art. 1366 c.c.

    artt. 1362, 1362, 1366 e 2558 c.c.

    la censura di interpretazione contrattuale deve confrontarsi con il criterio di buona fede e con la motivazione del giudice di merito.

  • art. 2558 c.c.

    il subentro nei contratti d’azienda non è invocabile in cassazione in modo astratto, se la controversia ruota sulla concreta interpretazione di una clausola contrattuale e sulla necessità di autorizzazioni previste dalle parti.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    la violazione di legge va dedotta in modo specifico e coerente con la motivazione impugnata, altrimenti il motivo è inammissibile.

  • art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002

    Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002

    in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 1, comma 17 della l. n. 228 del 2012

    inserito dall’art. 1, comma 17 della l. n. 228 del 2012

    norma che ha introdotto il meccanismo dell’ulteriore contributo unificato.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione che denunci la violazione dei canoni legali di interpretazione contrattuale non è sufficiente contrapporre una lettura alternativa del contratto a quella del giudice di merito: occorre indicare specificamente quali regole ermeneutiche siano state violate e in che modo la motivazione se ne sia discostata.
  • L’accertamento della volontà delle parti e dell’effettivo significato di una clausola contrattuale costituisce un’indagine di fatto rimessa al giudice di merito; in cassazione è censurabile solo per violazione dei criteri legali di interpretazione o per motivazione illogica nei limiti consentiti.
  • Un motivo di ricorso è inammissibile quando non si confronta con la ratio decidendi della sentenza impugnata, cioè quando sviluppa censure eccentriche rispetto alla reale giustificazione della decisione.
  • La censura di violazione delle norme sulla verifica del passivo deve essere chiara, specifica e ancorata agli effettivi passaggi logici del provvedimento impugnato; altrimenti si risolve in una contestazione generica e quindi inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieAccertamento del passivoTransazioneImpugnazioni
RamiFallimentare / Crisi d'impresaContrattiProcesso civile
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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