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Sentenza

Sentenza del 17/10/2016 n. 1860 - Comm. Trib. Reg. per la Toscana

Accertamento imposte - Indagini finanziarie su conti correnti di terzi - Prova contraria - Ammissibilità - Sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La sentenza ha riconosciuto l’ammissibilità delle indagini finanziarie su conti correnti di terzi, purché l’Amministrazione motivi il collegamento con la posizione reddituale del contribuente. È stata inoltre confermata la possibilità per il contribuente di superare le presunzioni derivanti dai movimenti bancari mediante prova contraria.

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguarda la legittimità dell’utilizzo, nell’ambito di un accertamento tributario, delle risultanze delle indagini finanziarie effettuate su conti correnti intestati a soggetti terzi. L’Amministrazione può utilizzare tali dati quando sussistano elementi o motivi per ritenere che i conti siano collegati ai redditi del contribuente verificato. Il contribuente può tuttavia contestare le risultanze fornendo una prova contraria concreta e specifica.

Massime di principio

  • Le indagini finanziarie non devono necessariamente riguardare conti intestati direttamente al contribuente: possono estendersi a conti di terzi quando l’Amministrazione dimostri un collegamento concreto con il reddito oggetto di accertamento.
  • I movimenti bancari possono costituire base per una presunzione di ricavi o redditi non dichiarati, ma tale presunzione può essere superata dal contribuente.
  • La prova contraria deve essere specifica, documentata e riferita ai singoli movimenti contestati; non è normalmente sufficiente una contestazione generica.
  • In situazioni analoghe, è essenziale verificare sia la motivazione dell’Amministrazione sul collegamento tra il conto del terzo e il contribuente, sia la disponibilità di documenti idonei a spiegare l’origine e la destinazione delle somme.

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