Circolare numero 166 del 17-7-1990
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa circolare definisce gli obiettivi di efficacia perseguiti dall’Istituto e istituzionalizza il Comitato dei Direttori come organismo di coordinamento delle politiche di gestione delle strutture decentrate in ambito provinciale. Vengono individuate le principali aree di intervento: personale, rapporti con le OO.SS., rapporti con l’utenza esterna e con altri enti pubblici, produzione e vigilanza, controllo di gestione. La circolare disciplina inoltre modalità di convocazione, partecipazione, verbalizzazione e trasmissione degli esiti delle riunioni.
Istituzione e compiti del Comitato dei Direttori per il coordinamento delle strutture decentrate provinciali
Comitato dei Direttori e obiettivi di integrazione e servizio
La circolare inquadra gli obiettivi di efficacia perseguiti dall’Istituto, orientati da un lato a rafforzare l’integrazione con l’ambiente esterno e dall’altro ad accrescere significativamente i livelli di servizio verso l’utenza. L’iniziativa si colloca nel nuovo ordinamento dei servizi e istituzionalizza il Comitato dei Direttori quale organismo di coordinamento delle politiche di gestione delle strutture decentrate in ambito provinciale.
Finalità generali
Il documento evidenzia che l’Istituto intende sviluppare un processo stabile di comunicazione e scambio di informazioni con soggetti e istituzioni esterne, per affinare la conoscenza dell’ambiente socio-economico e individuare con maggiore precisione le aree di intervento. Parallelamente, si mira a migliorare il rapporto con l’utenza attraverso:
- normalizzazione generalizzata dei processi produttivi;
- miglioramento dei contatti con l’esterno;
- progressiva personalizzazione degli interventi, anche tramite strumenti come "Pensione subito", sistemi di prenotazione e appuntamenti e informazioni telefoniche.
Ruolo del Comitato dei Direttori
Il Comitato è concepito come sede di coordinamento per realizzare sul territorio il massimo delle sinergie in termini di integrazione e partecipazione, offrendo agli interlocutori esterni punti di riferimento univoci. L’area di intervento del Comitato deve svilupparsi in coerenza con il nuovo ordinamento dei servizi e secondo indirizzi comuni che ne orientano l’attività.
Area del personale
Una prima area di intervento riguarda la gestione delle risorse umane. Il Comitato deve:
- ripartire tra Sedi e Centri Operativi la dotazione organica complessiva attribuita a ciascuna provincia, in misura proporzionale ai carichi di lavoro, secondo le deliberazioni del C.E. n. 770 e 780 del 27.7.89;
- redistribuire le risorse disponibili nella circoscrizione provinciale in relazione ai fabbisogni organici;
- assegnare alle strutture provinciali le risorse conferite dalla Sede regionale per nuove assunzioni o trasferimenti da altre circoscrizioni;
- disporre assegnazioni temporanee di risorse, per interventi di sostegno o per specifici obiettivi funzionali, in rapporto a ciascuna linea di prodotto;
- formulare proposte alle Direzioni regionali per l’assegnazione temporanea di risorse da altre circoscrizioni o per la rappresentazione, a livello centrale, di esigenze soddisfacibili con risorse di altre regioni.
Per una gestione tempestiva e mirata, il Comitato deve predisporre, sulla base di accordi locali con le OO.SS. del personale, liste di mobilità che tengano conto di:
- posizione di inquadramento professionale;
- curriculum lavorativo;
- elementi utili alla collocazione funzionale;
- condizioni personali rilevanti per la mobilità d’ufficio o a domanda, come situazione familiare, anzianità, esigenze di studio e motivi di salute.
Per la mobilità temporanea, anche mediante missione, deve essere data priorità alla disponibilità degli interessati e vanno applicati criteri di avvicendamento e rotazione.
Rapporti con le organizzazioni sindacali
Il Comitato deve predisporre una ipotesi di intesa da sottoporre alle OO.SS. sulle materie oggetto di contrattazione sindacale. L’obiettivo è offrire una piattaforma propositiva comune alle controparti e garantire comunque, su tutto il territorio provinciale, un unico livello di servizio per l’informazione e i rapporti con l’utenza, singola e collettiva.
Rapporti con l’utenza esterna e con gli altri enti
Un’ulteriore area di intervento riguarda i rapporti con Associazioni di categoria, OO.SS., Enti di patronato, enti pubblici come SCAU, Uffici del Lavoro e Camere di commercio, oltre ad altre strutture pubbliche operanti in settori interagenti con l’attività istituzionale. Il Comitato deve assicurare uniformità di comportamento e offrire un unico punto di riferimento per sviluppare relazioni corrette e avanzate, specie con riferimento all’utilizzo di informazioni contenute in banche dati automatizzate di reciproco interesse.
In questo ambito deve essere predisposta anche una modulistica a stampa decentrata ad uso esterno, unica per tutto il territorio provinciale.
Produzione e attività di vigilanza
Il documento richiama il processo di decentramento di compiti e funzioni, che deve essere sviluppato e razionalizzato con opportune intese, attenendosi alle indicazioni contenute nelle circolari n. 43 del 16.2.90 e n. 165 del 17.7.90.
Controllo di gestione
Sul versante del controllo di gestione, il Comitato deve istituzionalizzare un sistema di rapporti volto all’analisi e alla valutazione collegiale dell’andamento dei piani, utilizzando anche le risultanze del quadro di controllo direzionale. Qualora emergano differenze significative di operatività ed efficacia non imputabili a fenomeni contingenti, devono essere adottate iniziative idonee a ristabilire omogeneità di comportamenti e risultati, anche mediante redistribuzione delle risorse o mobilità temporanea.
Regole di funzionamento del Comitato
La circolare stabilisce alcuni indirizzi operativi comuni per il funzionamento del Comitato:
- la convocazione è effettuata dal Dirigente della S.A.P. provinciale interessata, con comunicazione anche al Dirigente regionale;
- possono partecipare, oltre al Dirigente regionale, altri funzionari invitati in relazione all’argomento trattato, tra cui referenti regionali per il decentramento, referenti ARPA e Capi Reparto Vigilanza;
- per ogni riunione deve essere redatto un processo verbale che sintetizzi la discussione e descriva analiticamente le conclusioni operative, distinguendo quelle unanimi dalle altre;
- il verbale è redatto dal responsabile dell’unità operativa per gli AA.GG., eventualmente coadiuvato da altro funzionario designato dal Direttore della S.A.P. provinciale;
- copia del verbale è trasmessa alla Sede regionale per le valutazioni di merito e per il seguito di competenza sugli argomenti non univoci;
- copia del verbale è inviata anche a tutti i Direttori interessati per l’attuazione delle decisioni assunte collegialmente.
Sintesi conclusiva
Nel complesso, la circolare configura il Comitato dei Direttori come strumento stabile di coordinamento territoriale, con compiti rilevanti nella gestione del personale, nei rapporti sindacali, nelle relazioni con l’utenza e con gli altri enti, nella razionalizzazione delle attività produttive e di vigilanza e nel controllo di gestione. L’impostazione è finalizzata a uniformare comportamenti, migliorare l’efficienza organizzativa e garantire livelli omogenei di servizio su tutto il territorio provinciale.
Punti principali
Finalità generali e modello di integrazione
L’Istituto orienta le proprie iniziative verso il rafforzamento dell’integrazione con l’ambiente esterno e l’innalzamento dei livelli di servizio. L’obiettivo è sviluppare uno scambio costante di informazioni con altri soggetti e istituzioni per conoscere meglio il contesto socio-economico e individuare con maggiore precisione le aree di intervento, migliorando al tempo stesso il rapporto con l’utenza tramite normalizzazione dei processi, personalizzazione degli interventi, sistemi di prenotazione e informazioni telefoniche.
Istituzione del Comitato dei Direttori
Nel nuovo ordinamento dei servizi viene istituzionalizzato il Comitato dei Direttori come meccanismo di coordinamento delle politiche di gestione delle strutture decentrate in ambito provinciale. Il Comitato è chiamato a garantire sinergie territoriali, integrazione, partecipazione e punti di riferimento univoci per gli interlocutori esterni.
Area del personale
Il Comitato deve occuparsi della distribuzione e gestione delle risorse umane tra Sedi e Centri Operativi in base ai carichi di lavoro e ai fabbisogni organici. In particolare, deve ripartire la dotazione organica provinciale, redistribuire le risorse disponibili, assegnare risorse per nuove assunzioni o trasferimenti, disporre assegnazioni temporanee per sostegno o obiettivi funzionali e formulare proposte alle Direzioni regionali per ulteriori assegnazioni o per esigenze fronteggiabili a livello interregionale. Per una gestione tempestiva e mirata, il Comitato predispone liste di mobilità sulla base di accordi locali con le OO.SS., tenendo conto di inquadramento, curriculum, elementi utili alla collocazione funzionale e condizioni personali; per la mobilità temporanea va data priorità alla disponibilità degli interessati e applicati criteri di avvicendamento e rotazione.
Rapporti con le organizzazioni sindacali
Il Comitato deve predisporre una ipotesi di intesa da sottoporre alle OO.SS. sulle materie oggetto di contrattazione sindacale, così da offrire una piattaforma propositiva comune e garantire, su tutto il territorio provinciale, un livello uniforme di servizio per l’informazione e i rapporti con l’utenza, sia individuale sia collettiva.
Rapporti con l’utenza esterna e con altri enti pubblici
Deve essere assicurata uniformità nei rapporti con Associazioni di categoria, OO.SS., Enti di patronato, enti pubblici come SCAU, Uffici del Lavoro e Camere di commercio, nonché con altre strutture pubbliche che interagiscono con l’attività istituzionale. L’obiettivo è fornire un unico punto di riferimento, favorire un sistema di relazioni corretto e avanzato e disciplinare l’utilizzo di informazioni presenti in banche dati automatizzate di reciproco interesse. È inoltre prevista una modulistica a stampa decentrata unica per tutto il territorio provinciale.
Produzione e attività di vigilanza
Il processo di decentramento di compiti e funzioni deve essere sviluppato e razionalizzato mediante opportune intese, in coerenza con le indicazioni contenute nelle circolari n. 43 del 16 febbraio 1990 e n. 165 del 17 luglio 1990.
Controllo di gestione
Il Comitato deve istituzionalizzare un sistema di rapporti finalizzato all’analisi e alla valutazione collegiale dell’andamento dei piani, utilizzando anche il quadro di controllo direzionale. Se emergono livelli differenziati di operatività ed efficacia non dovuti a fattori contingenti, devono essere adottate iniziative per ricondurre a omogeneità comportamenti e risultati, anche tramite redistribuzione delle risorse o mobilità temporanea.
Convocazione, partecipazione e verbalizzazione
Il Comitato è convocato dal Dirigente della S.A.P. provinciale interessata, con comunicazione anche al Dirigente regionale. Possono partecipare, oltre al Dirigente regionale, altri funzionari invitati in relazione all’argomento trattato, come referenti regionali per il decentramento, referenti ARPA e Capi Reparto Vigilanza. Di ogni riunione deve essere redatto un verbale che riepiloghi la discussione e indichi analiticamente le conclusioni operative, distinguendo quelle unanimi dalle altre. Il verbale è redatto dal responsabile dell’unità operativa AA.GG., eventualmente coadiuvato da altro funzionario designato dal Direttore della S.A.P. provinciale.
Trasmissione degli esiti
Copia del verbale deve essere inviata alla Sede regionale per le valutazioni di merito e per il seguito di competenza sugli argomenti con conclusioni non univoche. Un’ulteriore copia deve essere trasmessa a tutti i Direttori interessati per l’attuazione delle decisioni collegialmente assunte.
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