Cassazione Penale, Sentenza n. 40894/2022 del 28/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
L'imputato ha impugnato la sentenza per tre motivi: 1) contestazione della qualificazione del fatto come furto consumato anziché tentato, sostenendo che il sorvegliante del negozio lo avrebbe costantemente monitorato e quindi il furto sarebbe stato sventato; 2) erronea applicazione della legge e carenza di motivazione nel rigetto dell'attenuante prevista dall'art. 62 n. 4 c.p.; 3) vizi nella commisurazione della pena e mancata revisione del confronto di equivalenza fra l'aggravante contestata, la recidiva e le attenuanti generiche riconosciute.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha dichiarato il primo motivo manifestamente infondato richiamando la giurisprudenza che distingue i casi in cui il monitoraggio impedisce la consumazione (quando l'agente non consegue alcuna autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, che rimane sotto la vigilanza del soggetto passivo) da quelli in cui, pur non essendosi allontanato, l'agente ha occultato la refurtiva all'interno del locale sottraendola al controllo, con conseguente consumazione del reato. La Corte ha quindi confermato la qualificazione come furto consumato e, complessivamente, ha rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 62 n. 4 c.p.
La norma è richiamata in relazione alla richiesta di riconoscimento dell'attenuante speciale; la Corte ha ritenuto insussistenti o non adeguatamente provate le condizioni per il riconoscimento dell'attenuante nel caso di specie (motivazione non dettagliata nella sintesi).
Sez. U, Sentenza n. 52117 del 17/07/2014 (Prevete, Rv. 261186)
Principio secondo cui il monitoraggio e l'intervento difensivo possono impedire la consumazione del furto, lasciandolo allo stadio del tentativo, quando l'agente non abbia conseguito alcuna autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva rimasta sotto il controllo della vittima.
Sez. 5, Sentenza n. 2726 del 24/10/2016 (Pavone, Rv. 269088)
Principio secondo cui è considerato autore di furto consumato colui che, pur senza allontanarsi, abbia occultato la refurtiva nei locali del luogo del reato sottraendola al controllo della persona offesa e acquisendone il possesso.
Massime di principio
- Il furto è tentato quando l'autore non consegue nessuna autonoma ed effettiva disponibilità della cosa sottratta, che resta sotto la sorveglianza o il controllo della persona offesa: il monitoraggio e l'intervento possono dunque far sussistere il tentativo.
- Il furto è consumato anche se l'agente non si è allontanato dal luogo, quando ha occultato o comunque sottratto la refurtiva alla sfera di vigilanza del soggetto passivo, acquisendone il possesso effettivo.
- La distinzione tra tentativo e consumazione dipende quindi dalla concreta perdita del controllo della vittima sulla cosa: va valutato se l'agente ha ottenuto una disponibilità autonoma e persistente della refurtiva.
- Per il riconoscimento di attenuanti (es. art. 62 n.4 c.p.) è necessario che siano dimostrate le condizioni previste dalla norma e motivate in modo specifico; un richiamo generico non è sufficiente.
- Nella commisurazione della pena il giudice deve motivare il bilanciamento tra aggravanti (comprese la recidiva) e attenuanti: la semplice enunciazione di equivalenze necessita di adeguata giustificazione per essere riformata in appello o in Cassazione.
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