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Sentenza

Sentenza del 11/02/2022 n. 1195 - Comm. Trib. Reg. per la Sicilia

IVA - operazioni inesistenti - società cartiera-frode carosello - onere della prova

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Amministrazione contesta l'esistenza di operazioni nell'ambito di una frode carosello, sostenendo che il cedente fosse una "società cartiera" priva di struttura operativa reale e che non abbia versato l'IVA, nonché la connivenza del cessionario. Si discute l'onere della prova e la possibilità per l'Amministrazione di utilizzare presunzioni per dimostrare la frode.

La decisione

La Corte di Cassazione (ord. n. 21809/2019) ha chiarito che l'Amministrazione deve provare gli elementi di fatto relativi al cedente (natura di cartiera, inesistenza di struttura operativa, mancato pagamento dell'IVA) e la connivenza del cessionario; tale prova può fondarsi anche su presunzioni semplici purché siano gravi, precise e concordanti. Successivamente grava sul contribuente che ha detratto l'IVA l'onere di dimostrare di aver realmente concluso l'operazione o di trovarsi in una situazione di oggettiva impossibilità, nonostante l'impiego della dovuta diligenza, di accorgersi del carattere fraudolento. Di conseguenza, se l'Amministrazione non fornisce prove adeguate, l'accertamento non può essere confermato.

Norme richiamate

  • Cassazione, ordinanza n. 21809/2019

    La Corte ha precisato che l'Amministrazione può avvalersi di presunzioni semplici purché siano gravi, precise e concordanti per dimostrare la frode carosello; poi compete al contribuente dimostrare la realtà dell'operazione o l'impossibilità oggettiva di riconoscere la frode nonostante la diligenza.

Massime di principio

  • Onere probatorio: spetta prima all'Amministrazione dimostrare, anche tramite presunzioni semplici ma gravi, precise e concordanti, gli elementi che indicano la natura fittizia del cedente e la connivenza del cessionario.
  • Qualità delle presunzioni: le presunzioni usate dall'Amministrazione devono essere plurime e convergenti; singoli indizi isolati non sono sufficienti a reggere un accertamento per frode carosello.
  • Ripartizione dell'onere: se l'Amministrazione costruisce un quadro probatorio adeguato, l'onere probatorio si rovescia sul contribuente che ha detratto l'IVA, il quale deve provare la reale esecuzione dell'operazione o dimostrare che, nonostante la dovuta diligenza, non poteva percepire la frode.
  • Diligenza del cessionario: per difendersi efficacemente il contribuente deve documentare le attività di verifica svolte (es. contratti, documenti di trasporto, tracciabilità dei pagamenti, informazioni sul fornitore) per dimostrare di aver adottato la normale diligenza commerciale.
  • Elemento oggettivo per la sospetta connivenza: l'Amministrazione deve indicare gli elementi oggettivi che avrebbero dovuto far sorgere il sospetto a un normale operatore (es. caratteristiche anomale della controparte, mancanza di struttura operativa, modalità di pagamento sospette, grandi passaggi di merci senza logica commerciale).
  • Esito degli accertamenti: in assenza di prove sufficienti fornite dall'Amministrazione, gli atti di recupero dell'IVA per operazioni inesistenti o frodi carosello sono annullabili; viceversa, con presunzioni adeguate e la mancata risposta probatoria del contribuente, l'accertamento può essere confermato.

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