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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20428/2025 del 03/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello che lo aveva ritenuto responsabile del delitto di sostituzione di persona, deducendo: (1) violazione dell'art. 606 lett. c) c.p.p. in relazione all'art. 493, comma 3, c.p.p., sostenendo un vizio processuale non previamente dedotto come motivo di appello; (2) e (3) difetto di prova sulla responsabilità per il delitto contestato, contestando l'elemento oggettivo e soggettivo della fattispecie e la tenuta dei riscontri alle dichiarazioni delle persone offese. La vicenda concreta riguarda l'uso di un falso tesserino di capitano della Guardia di Finanza per ottenere da persone offese somme di denaro presentate come necessarie all'acquisto di bolli per l'annullamento di sanzioni e verbali dell'Agenzia delle Entrate.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo non proponibile in cassazione perché non dedotto in appello, come richiesto a pena di inammissibilità dall'art. 606, comma 3, c.p.p.; ha inoltre ritenuto manifestamente infondati il secondo e il terzo motivo, osservando che la motivazione di merito era lineare e congrua nell'indicare la sussistenza degli elementi oggettivo e soggettivo del reato di cui all'art. 494 c.p., e che la credibilità delle persone offese non è rivalutabile in sede di legittimità se non in presenza di manifeste contraddizioni. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606 lett. c) c.p.p.

    Il motivo che denuncia un vizio processuale è inammissibile in cassazione se la questione non è stata previamente dedotta con l'appello, ai sensi del principio di specificità e della preclusione prevista dal comma 3 dell'articolo.

  • art. 606 comma 3 c.p.p.

    La Corte lo richiama come norma che preclude in sede di legittimità la deduzione di censure non proposte nei motivi di appello.

  • art. 493 comma 3 c.p.p.

    È la disposizione evocata dal ricorrente per il dedotto vizio processuale, ma la censura non è esaminabile perché non devoluta in appello.

  • art. 494 c.p.

    La Corte ritiene correttamente motivata la configurabilità del delitto di sostituzione di persona, sulla base dell'uso di un falso tesserino di qualifica pubblica per indurre le persone offese a versare somme di denaro.

  • art. 591 c.p.p.

    Non è citato espressamente nel testo, ma l'inammissibilità è dichiarata per violazione delle regole di deducibilità e specificità del ricorso.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non possono essere dedotti per la prima volta vizi processuali o questioni che non siano state specificamente devolute al giudice di appello, pena l'inammissibilità del motivo.
  • Il giudizio sulla credibilità della persona offesa è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e non è sindacabile in cassazione, salvo manifeste contraddizioni o illogicità della motivazione.
  • Le dichiarazioni della persona offesa possono, se vagliate quanto alla credibilità oggettiva e soggettiva, costituire anche da sole prova sufficiente della responsabilità penale, senza necessità indefettibile di riscontri esterni.
  • La configurabilità della sostituzione di persona può essere desunta dall'uso di un'identità o qualifica altrui o falsamente attribuita, quando tale condotta sia funzionale a conseguire un vantaggio patrimoniale o comunque a indurre in errore i destinatari.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniMinacce
RamiProcesso penaleDelitti contro la persona
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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