Sentenza n. 939/2026 - Catanzaro, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, rilevando che i ricorrenti avevano manifestato il venir meno dell’interesse alla decisione. Non è stata quindi esaminata la legittimità degli atti impugnati né sono stati scrutinati i motivi di ricorso. Le spese di lite sono state compensate tra le parti in ragione dell’esito in rito.
Atto impugnato: atti comunali e ministeriali relativi all’esercizio del diritto di prelazione su unità immobiliari appartenenti al complesso immobiliare denominato “Castello”
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato le deliberazioni della Giunta e del Consiglio comunale di Crosia, gli atti di bilancio connessi, le note comunali e gli atti del Ministero della Cultura e degli organi periferici ministeriali, contestando l’esercizio del diritto di prelazione previsto dagli artt. 59-62 del d.lgs. 42/2004 su alcune unità immobiliari facenti parte del complesso immobiliare denominato “Castello”. Il testo della sentenza non espone i singoli motivi di illegittimità dedotti. In vista dell’udienza di trattazione, i difensori dei ricorrenti hanno dichiarato il venir meno dell’interesse alla decisione, anche in considerazione di decisioni giurisdizionali intervenute su altri ricorsi proposti contro i medesimi atti.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
proporre la definizione del giudizio in rito
Il giudizio è definito mediante declaratoria di improcedibilità quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato nel contesto della definizione del giudizio in camera di consiglio.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato quale disciplina processuale dell’udienza straordinaria di smaltimento.
artt. 59-62 d.lgs. 42/2004
Disposizioni richiamate quali base normativa del diritto di prelazione esercitato dal Comune su beni immobili sottoposti a tutela culturale.
Massime di principio
- La dichiarazione del ricorrente di non avere più interesse alla decisione, quando il venir meno dell’interesse è attuale e non vi sono ragioni per procedere comunque all’esame della controversia, comporta la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
- La declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse preclude l’esame nel merito dei motivi di ricorso e degli atti impugnati.
- In presenza di un esito in rito determinato dal sopravvenuto difetto di interesse, le spese di lite possono essere compensate tra le parti.
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