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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17343/2026 del 13/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello per plurimi motivi: contestazione della qualificazione giuridica dei fatti (sostengono che le condotte dovessero essere inquadrate al più nell'art. 318 c.p. e non nell'art. 319 c.p.), vizi di motivazione e travisamento della prova (specialmente con riferimento all'elemento psicologico del falso contabile, alla presunta duplicazione delle voci di contabilità e ai conteggi dei formulari di trasporto rifiuti), censura sulla titolarità dei poteri di certificazione e sulla responsabilità del direttore dei lavori (richiamando norme ante-Codice appalti 2016: d.lgs. 163/2006 e d.P.R. 207/2010), richiesta di rinnovazione istruttoria su perizie e formulari, doglianze processuali (nullità, omesso esame di motivi di appello) e, per Cascarino, richiesta di riconoscere effetto estensivo dell'accoglimento dei ricorsi dei coimputati nonostante il suo appello fosse stato dichiarato inammissibile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha: 1) annullato senza rinvio la sentenza di appello nei confronti di Giancarlo Massimi e Nello Delli Castelli esclusivamente in relazione al reato di falso (capo B), ritenuto non più configurabile nella forma di cui al comma 2 dell'art. 476 c.p. (atti fidefacienti) bensì nella forma di cui al comma 1; per effetto della riqualificazione e dei termini la fattispecie è estinta per prescrizione (con eliminazione della pena irrogata al Delli Castelli per quel capo); 2) rigettato nel resto i ricorsi di Nello Delli Castelli e Domenico Francia, confermando le condanne sui restanti capi e le statuizioni civili; 3) rideterminato il trattamento sanzionatorio di Domenico Francia, riducendo la pena a cinque anni di reclusione (per una svista della Corte territoriale nell'applicazione delle circostanze attenuanti); 4) respinto la richiesta di effetto estensivo avanzata da Claudio Cascarino; 5) condannato gli imputati alla rifusione delle spese processuali e liquidato le somme a favore di Regione Lazio e ASL Roma 1. In sintesi: parziale accoglimento limitato (prescrizione e riqualificazione del capo B per Massimi e Delli Castelli), per il resto conferma delle condanne e delle responsabilità civili; rigetto delle principali doglianze difensive sulla insussistenza del nesso corruttivo e sul travisamento della prova.

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 318

    Riguarda la corruzione per l'esercizio della funzione. La Corte richiama la distinzione tra art. 318 (asservimento stabile della funzione) e art. 319 (corruzione per atto contrario): per applicare l'art. 318 occorre provare l'asservimento stabile; quando sono compiuti atti contrari a doveri di ufficio e violazioni di norme imperative si configura l'art. 319.

  • Codice penale, art. 319

    Riguarda la corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio. La Corte conferma che, quando l'atto oggetto del patto corruttivo comporta violazione di norme imperative (es. turbativa) o atti contrari ben identificabili, è corretta la qualificazione sotto il 319.

  • Codice penale, art. 319‑quarter

    Richiamato in ricorsi; la Corte ne distingue la fattispecie (abuso di atti d'ufficio o richiesta perentoria) dalla corruzione propria, escludendo l'applicabilità nel caso concreto.

  • Codice penale, art. 476

    Distinzione tra atti pubblici dotati di fede privilegiata (comma 2, atti fidefacienti) e gli altri atti pubblici: la Corte ha ritenuto che libretti di misura, registro di contabilità e stato finale non fossero atti "fidefacienti" ex comma 2 ma atti pubblici ordinari ricadenti nel comma 1, con conseguente riqualificazione e implicazioni di prescrizione.

  • Codice penale, art. 353

    Turbata libertà degli incanti: la Corte ha valutato che le condotte collusive, gli "altri mezzi fraudolenti" e la sistemazione documentale potevano integrare gli elementi di turbativa di gara funzionali alla configurazione dell'atto contrario ai doveri d'ufficio.

  • Decreto legislativo 163/2006 (Codice appalti previgente)

    Norme su direzione dei lavori, responsabilità del responsabile unico del procedimento e funzioni del direttore dei lavori (articoli richiamati: artt. 130, 141, 148 e 181 d.P.R. 207/2010). La Corte ha affermato che, secondo la normativa previgente, il direttore dei lavori aveva compiti anche di controllo tecnico‑contabile e tenuta dei libretti/registro.

  • d.P.R. 207/2010 (regolamento esecuzione d.lgs. 163/2006), artt. 181, 185, 148

    Dettagliano i documenti di cantiere (giornale lavori, libretti delle misure, registro di contabilità, stato finale) e attribuiscono al direttore dei lavori la tenuta e la firma di tali documenti; la Corte li ha utilizzati per sostenere la responsabilità del direttore dei lavori in ordine alle annotazioni contestate.

  • Codice di procedura penale, art. 587

    Disciplina l'effetto estensivo dei motivi di impugnazione: la Corte conferma che l'effetto estensivo può valere solo se il ricorso del coimputato è accolto e ove la statuizione favorevole sia estensibile; non può creare un diritto autonomo di cassazione per chi non ha impugnato o ha impugnato tardivamente.

  • Codice di procedura penale, artt. 521, 522, 604 e 606

    Richiamati in ordine a nullità, motivazione e limiti del sindacato di legittimità: la Corte applica i principi sulla corrispondenza tra imputazione e pronuncia, sull'omesso esame di motivi e sui limiti del vizio di travisamento della prova.

Massime di principio

  • Distinzione art. 318 vs art. 319: per qualificare la fattispecie come corruzione per atto contrario (art. 319) è necessario dimostrare che l'atto oggetto del patto corruttivo abbia concretamente violato norme imperative o sia un atto contrario ai doveri d'ufficio; la mera presa in carico dell'interesse del privato in un potere discrezionale può essere invece inquadrata nell'art. 318 se non emergono atti contrari specifici.
  • Valore probatorio di intercettazioni e servizi di osservazione: captazioni e osservazioni continue, se collegate a fatti amministrativi concreti (delibere, documenti di gara, versamenti), possono costruire un quadro indiziario grave e univoco idoneo a sostenere l'imputazione di concorso corruttivo.
  • Documenti di cantiere e natura giuridica: libretti delle misure, registro di contabilità e stato finale non sono automaticamente "atti fidefacienti" dotati di fede privilegiata; la qualificazione dipende dalla specifica normativa e dalla funzione attribuita loro: spesso rientrano nella categoria degli atti pubblici ordinari suscettibili di verifica e querela di falso.
  • Nesso sinallagmatico corruzione/contraprestazione: la prova del nesso causale tra dazioni e atti amministrativi si infonde tenendo conto di elementi sintomatici (cronologia, proporzione economica, frequenza delle utilità, coincidenza temporale con decisioni amministrative) e non si esaurisce nella mera coincidenza di versamenti e atti.
  • Effetto estensivo e impugnazioni: un imputato il cui appello è inammissibile o assente non acquisisce automaticamente la possibilità di ricorrere in Cassazione per effetto estensivo; l'effetto estensivo opera solo se il ricorso del coimputato è accolto e le statuizioni favorevoli risultano effettivamente estensibili.
  • Prescrizione e riqualificazione: la riqualificazione giuridica di un reato (es. da atti fidefacienti a semplice falso) può incidere sulla decorrenza della prescrizione: in sede di legittimità valutare sempre la corretta qualificazione giuridica perché può rendere il reato estinto.
  • Responsabilità del direttore dei lavori: secondo la normativa previgente (d.lgs. 163/2006 e d.P.R. 207/2010) il direttore dei lavori aveva responsabilità nella tenuta dei documenti contabili di cantiere; pertanto, firma e "visto" del direttore possono avere rilievo probatorio e responsabilità penale se collegati a indicazioni false manifeste.

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