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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17228/2026 del 13/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che ha rigettato l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale e di detenzione domiciliare presentata da una condannata per estorsione (pena anni 3 e mesi 6). Il Tribunale aveva motivato il rigetto rilevando la difficoltà della condannata a riconsiderare criticamente i fatti, la mancata indicazione di attività di volontariato o risocializzanti e la presenza di due precedenti penali; aveva inoltre ritenuto inammissibile la detenzione domiciliare per l'entità della pena. La difesa ha denunciato violazione dell'art. 47 Ord. Pen. per una lettura parziale della relazione UEPE, la quale, pur segnalando difficoltà, affermava che la condannata, se adeguatamente supportata, possiede risorse per fruire positivamente dell'affidamento e si era dichiarata disponibile a svolgere attività riparatorie. Il Procuratore generale ha condiviso la richiesta di annullamento con rinvio, rilevando insufficiente valutazione del contesto familiare e socio-culturale e della possibilità di misure alternative.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso per cassazione ritenendolo fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Ancona per un nuovo giudizio, rilevando una non corretta applicazione dei principi di diritto relativi all'art. 47 e una valutazione prognostica incompleta e parziale della relazione UEPE. La Corte ha richiamato l'obbligo di considerare non solo le difficoltà di partenza ma soprattutto la prospettiva di recupero alla luce della volontà manifestata e del supporto che i servizi possono offrire; ha altresì precisato che non è richiesta una integrale revisione critica della propria condotta, bensì l'avvio di tale processo.

Norme richiamate

  • art. 47 legge n. 354 del 1975 (Ordinamento penitenziario)

    Consente l'affidamento in prova al servizio sociale per il condannato che deve espiare pena non superiore a quattro anni; condizione l'assenza di comportamenti nell'anno precedente che impediscano di ritenere la misura utile alla rieducazione e idonea a prevenire la recidiva. La valutazione prognostica va compiuta, per il condannato libero, sulla base della relazione sociale dell'UEPE

  • art. 52 D.Lgs. 196/2003 (protezione dei dati)

    Prescrive di omettere le generalità e altri dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento (richiamo finale della sentenza)

Massime di principio

  • Il giudice di sorveglianza deve operare una valutazione prognostica orientata al possibile reinserimento sociale, non limitandosi a valorizzare soltanto le difficoltà iniziali del condannato
  • La relazione dell'UEPE va esaminata integralmente: se indica che, con adeguato supporto, il soggetto può beneficiare della misura, ciò rappresenta elemento positivo per l'ammissione all'affidamento
  • La provenienza socio-culturale e il contesto familiare sono fattori rilevanti: la mancata autonomia nell'attivarsi per percorsi risocializzanti può essere compensata dall'intervento e dall'accompagnamento dei servizi
  • Non è richiesta una completa e già conseguita revisione critica della condotta del reo: è sufficiente che sia almeno avviato il processo di presa di coscienza
  • L'assenza di carichi pendenti, l'ammissione dei fatti (anche se non pienamente consapevole della loro gravità) e la disponibilità a svolgere attività riparatorie sono elementi che devono essere valutati favorevolmente nella prognosi
  • La mancanza di motivazione che contempli prospettive di recupero e il contributo possibile dei servizi può determinare l'annullamento della decisione in sede di cassazione e il rinvio per nuovo giudizio

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