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Ordinanza

Ordinanza del 19/04/2017 n. 614 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia

MISURE CAUTELARI - Fumus boni iuris e periculum in mora - Entrambi - Necessità - Periculum in mora - Sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

L'accoglimento dell'istanza di sospensione richiede la prova congiunta del fumus boni iuris e del periculum in mora. Quest'ultimo sussiste quando l'importo richiesto dall'Erario è considerevole rispetto alla situazione finanziaria dell'azienda, poiché il pagamento può imporre l'impiego di risorse proprie o il ricorso al credito, incidendo sulla gestione e sui piani previsionali. Il danno è aggravato dal minor rendimento riconosciuto in caso di successiva restituzione e dall'assenza, in materia tributaria, di un'azione risarcitoria.

Sospensione cautelare tributaria: necessità del fumus boni iuris e del periculum in mora

Sospensione cautelare tributaria

Il documento riguarda i presupposti necessari per ottenere l'accoglimento di un'istanza di sospensione in materia tributaria. È richiesta la dimostrazione congiunta del fumus boni iuris, relativo alla plausibile fondatezza della pretesa o della contestazione, e del periculum in mora, consistente nel rischio di un pregiudizio derivante dall'attesa della decisione sul merito.

Presupposti dell'istanza

L'accoglimento della sospensione cautelare non può fondarsi sulla sola prospettazione dell'illegittimità dell'atto o della pretesa tributaria. Occorre che siano dimostrati entrambi i presupposti:

  • il fumus boni iuris;
  • il periculum in mora.

Il documento precisa che la valutazione deve riguardare la concreta incidenza dell'esecuzione della pretesa sulle condizioni economiche del contribuente, con particolare riferimento alla situazione finanziaria dell'impresa.

Sussistenza del periculum in mora

Il periculum in mora sussiste quando l'importo richiesto dall'Erario è considerevole in relazione al contesto finanziario dell'azienda. La rilevanza dell'importo deve quindi essere apprezzata non in termini assoluti, ma in rapporto alle risorse e alla capacità finanziaria dell'impresa interessata.

Per far fronte alla richiesta tributaria, l'imprenditore potrebbe essere costretto a:

  • utilizzare risorse finanziarie proprie dell'azienda;
  • ricorrere a capitale di prestito;
  • modificare o compromettere i piani previsionali dell'attività.

Il pagamento dell'importo richiesto può pertanto incidere sulla normale gestione aziendale e sulle decisioni finanziarie programmate, determinando un pregiudizio attuale o potenziale durante la pendenza del processo.

Pregiudizio economico derivante dal pagamento

Il danno cautelare non dipende esclusivamente dal rischio di insolvenza o dalla definitiva perdita delle somme. Esso consiste anche nel costo finanziario connesso all'anticipato pagamento di quanto richiesto dall'Erario.

Qualora, all'esito del processo, emerga l'indebita debenza delle somme e queste debbano essere restituite, gli interessi riconosciuti sulla restituzione sarebbero calcolati con un saggio inferiore rispetto a:

  • il rendimento che il contribuente potrebbe ottenere investendo le medesime somme nella propria attività;
  • il tasso di interesse che l'impresa dovrebbe corrispondere qualora fosse costretta a ricorrere a capitale di prestito.

La differenza tra tali valori determina un pregiudizio economico anche nell'ipotesi di successiva restituzione delle somme indebitamente pagate.

Assenza di tutela risarcitoria

Il documento evidenzia inoltre che, in materia tributaria, non è prevista la possibilità di esperire un'azione risarcitoria. Di conseguenza, il pregiudizio derivante dal pagamento anticipato e dall'indisponibilità delle somme non potrebbe essere integralmente recuperato mediante una successiva domanda di risarcimento.

Tale elemento rafforza la rilevanza del periculum in mora e l'esigenza di una tutela cautelare preventiva, qualora risultino dimostrati anche gli altri presupposti richiesti, incluso il fumus boni iuris.

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