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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20909/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva rigettato l'istanza di applicazione della continuazione tra più sentenze di condanna: il difensore sosteneva che tutte le condotte fossero manifestazione di un unico disegno criminoso derivante dall'adesione di Raiola all'associazione di stampo camorristico c.d. degli scissionisti (programmazione ab origine di estorsioni, minacce e violenza privata per affermare la prevalenza del sodalizio). La Corte territoriale aveva invece ritenuto che, pur riconoscendo la matrice camorristica, molti dei reati fossero stati commessi in autonomia, per ragioni contingenti o per motivi personali, e non programmati al momento della costituzione del gruppo, e pertanto non integrassero la continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che l'accertamento della unicità del disegno criminoso è valutazione di merito sindacabile in sede di legittimità solo se priva di adeguata motivazione, e ha condiviso la motivazione del giudice dell'esecuzione secondo cui la mera contiguità temporale, territoriale e la comune matrice camorristica non sono sufficienti: è necessario che i reati-fine siano stati ideati e deliberati sin dall'origine in coincidenza con l'adesione o la costituzione dell'associazione. Per tali ragioni il rigetto dell'istanza di continuazione è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Regola la continuazione tra più reati: la sentenza interpreta la norma nel senso che serve l'unicità di un disegno criminoso ideato e deliberato, non basta la finalità generale di rafforzamento dell'associazione.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Definisce il delitto di associazione di tipo mafioso; nella decisione è riconosciuta la 'matrice camorristica' ma ciò da solo non prova la programmata unicità dei reati-fine.

  • art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e), cod. proc. pen.

    Norme sulle doglianze in cassazione invocate dal ricorrente (erronea applicazione di norme, motivazione), qui valutate e ritenute non fondate perché la critica investiva il merito della valutazione fattuale del giudice dell'esecuzione.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in tema di provvedimenti in materia esecutiva; nel caso è contestata la sua applicazione rispetto alla valutazione della continuazione in sede di esecuzione.

  • artt. 629, 612, 610, 611 cod. pen.

    Rilevate come fattispecie-reato (estorsione, minaccia, violenza privata, ecc.): la sentenza distingue tra reati che possono essere stati parte di una programmazione associativa ab origine e reati legati a fatti contingenti o a rapporti personali, tali da escludere la continuazione.

  • art. 7 L. n. 203/1991

    Aggravante di metodo mafioso o c.d. modalita' camorristiche; la Corte ha rilevato la presenza di aggravazioni legate al contesto, ma ciò non sostituisce la necessità di prova del disegno criminoso unitario ab origine.

Massime di principio

  • La continuazione richiede che i reati siano stati ideati e deliberati in un unico disegno criminoso sin dall'inizio: la sola appartenenza o matrice mafiosa non è sufficiente.
  • La contiguità temporale, territoriale e la omogeneità delle modalità esecutive non determinano automaticamente la continuazione se le singole condotte risultano frutto di scelte operative contingenti o di conflitti personali.
  • L'accertamento dell'unicità del disegno criminoso è un giudizio di merito: la Corte di legittimità verifica la presenza di adeguata motivazione ma non riforma valutazioni fattuali correttamente motivate.
  • Quando si valuta la riconducibilità di reati-fine a un'associazione, è essenziale distinguere tra finalità generali dell'organizzazione e la deliberazione specifica di una serie di reati contro il patrimonio.
  • In situazioni analoghe, la difesa deve cercare elementi probatori che dimostrino la programmazione ab origine (piani, direttive associative, ruoli apicali con compiti di pianificazione), mentre l'accusa deve dimostrare che le condotte non sono episodiche o personali ma facenti parte del disegno comune.

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