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Cassazione Penale, Ordinanza n. 25079/2025 del 08/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Roma che aveva confermato la sua responsabilità per tentato omicidio ai danni della persona offesa. Con il primo motivo ha dedotto l'erronea mancata riqualificazione del fatto in lesioni personali volontarie, sostenendo che la Corte territoriale avrebbe valorizzato in modo apodittico soltanto la gravità delle lesioni e che la ferita era superficiale e in zona non vitale, con conseguente insussistenza dell'animus necandi. Con il secondo motivo ha censurato la negata desistenza volontaria, assumendo che l'allontanamento dalla scena dimostrasse l'abbandono spontaneo dell'azione criminosa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo generico e reiterativo delle doglianze di appello, osservando che la Corte territoriale aveva correttamente desunto il dolo omicidiario da plurimi dati fattuali: uso di un coltello a serramanico con lama di 8 cm, colpi inferti al collo a brevissima distanza dalla vena giugulare, pluralità dei fendenti, vittima disarmata, frase minacciosa pronunciata durante l'azione e condotta successiva dell'imputato che si era procurato una ferita al ventre per simulare una reazione a un presunto accerchiamento. Ha poi ritenuto inammissibile anche il secondo motivo, perché aspecifico e rivalutativo, rilevando che la desistenza non è configurabile quando l'agente si allontani dopo avere già integrato tutti gli elementi oggettivi del tentato omicidio, cioè dopo aver posto in essere una condotta già idonea e univocamente orientata all'evento morte. Alla declaratoria di inammissibilità è seguita la condanna alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 575 c.p.

    Il riferimento è al delitto di omicidio volontario, quale parametro per distinguere il dolo omicidiario dalle lesioni personali e per valutare la sussistenza dell'animus necandi nel tentato omicidio.

  • art. 56 c.p.

    La Corte richiama la disciplina del tentativo e precisa che la desistenza volontaria è configurabile solo se l'agente abbandona l'azione prima che questa sia completamente realizzata nei suoi elementi tipici.

  • art. 582 c.p.

    Viene evocato come possibile diversa qualificazione del fatto, alternativa al tentato omicidio, ma il ricorso è respinto perché la ricostruzione fattuale esclude la riqualificazione in lesioni personali.

  • art. 616 c.p.p.

    È la base per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    Richiamata per fondare la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende in ragione della colpa connessa all'irritualità dell'impugnazione.

Massime di principio

  • Ai fini della distinzione tra tentato omicidio e lesioni personali, il giudice deve valorizzare complessivamente i dati oggettivi e soggettivi della condotta, non solo la gravità della lesione, ma anche l'arma utilizzata, il punto del corpo attinto, il numero dei colpi, le circostanze antecedenti e successive e ogni elemento sintomatico dell'animus necandi.
  • Il motivo di ricorso che si limiti a contrapporre una diversa lettura del fatto a quella dei giudici di merito, senza confrontarsi in modo puntuale con la motivazione della sentenza impugnata, è inammissibile per genericità o aspecificità.
  • La desistenza volontaria nel tentativo è configurabile solo se l'agente interrompe spontaneamente l'azione prima che la condotta abbia esaurito la sua idoneità offensiva; non sussiste quando l'allontanamento avvenga dopo la completa realizzazione della sequenza di atti già idonei e univocamente diretti all'evento.
  • La simulazione di una dinamica diversa dei fatti dopo l'aggressione può costituire un indice sintomatico della consapevolezza dell'intento omicidiario e rafforzare la valutazione sul dolo.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniOmicidioLesioniElemento soggettivo
RamiProcesso penaleDelitti contro la personaParte generale
IstitutiTentativo

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