Cassazione Penale, Sentenza n. 27454/2026 del 21/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (imputato)
La controversia
Il ricorrente, già destinatario di quattro decisioni definitive aventi tutte ad oggetto il reato di atti persecutori, ha chiesto in fase esecutiva che la quarta decisione fosse unificata in continuazione con le prime tre, già tra loro riunite. A sostegno dell'istanza ha dedotto che le condotte sarebbero espressive del medesimo problema relazionale e avrebbero la medesima genesi, collegata anche alla condizione di tossicodipendenza documentata da certificazione prodotta. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la domanda ritenendo che la decisione da collegare riguardasse persone offese diverse e riflettesse, più che altro, uno stile di vita. Con il ricorso per cassazione è stato denunciato vizio di motivazione, assumendosi che il provvedimento impugnato non avesse affrontato i reali temi dedotti e si fosse limitato a valorizzare la diversità delle persone offese, senza esaminare la dedotta unitarietà del disegno e il profilo della tossicodipendenza.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il ricorso perché l'ordinanza impugnata era sorretta da motivazione apparente: il giudice dell'esecuzione non aveva spiegato perché le condotte già riunite in continuazione avrebbero avuto una genesi diversa rispetto all'ulteriore episodio, limitandosi a richiamare la diversità delle persone offese, dato non sufficiente da solo a giustificare il rigetto; inoltre non aveva svolto alcuna valutazione sulla specifica allegazione relativa alla tossicodipendenza, ritenuta circostanza rilevante ai fini della decisione. Perciò la Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio al GIP del Tribunale di Rimini per nuova deliberazione.
Norme richiamate
art. 612-bis c.p.
La sentenza considera che tutte le decisioni irrevocabili riguardavano il medesimo reato di atti persecutori, rilevante ai fini della richiesta di continuazione in sede esecutiva.
art. 52 d.lgs. 196/2003
È richiamato solo per l'anonimizzazione dei dati in caso di diffusione del provvedimento.
Massime di principio
- In sede esecutiva, la richiesta di riconoscimento della continuazione tra più decisioni irrevocabili deve essere esaminata con motivazione effettiva e non apparente, confrontandosi con tutti gli elementi allegati dalla parte.
- La sola diversità delle persone offese non è, di per sé, motivazione sufficiente a negare la continuazione quando siano allegati elementi che prospettano un'unica genesi delle condotte o un medesimo contesto criminoso.
- Quando la parte deduce e documenta una circostanza potenzialmente rilevante per valutare l'unitarietà del disegno criminoso o la genesi delle condotte, il giudice deve espressamente valutarla, altrimenti la decisione è affetta da vizio di motivazione.
- La motivazione apparente ricorre quando il provvedimento si limita ad affermazioni assertive o stereotipate senza spiegare il percorso logico-giuridico seguito nella decisione.
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