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Cassazione Penale, Ordinanza n. 36289/2026 del 15/10/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L’imputato ha impugnato la sentenza del 12 marzo 2026 della Corte d’appello di Milano, che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale. Gli era stato contestato il tentativo di furto aggravato: aveva compiuto atti diretti a impossessarsi di generi alimentari e capi di intimo prelevati dagli espositori di un esercizio Esselunga, per un valore complessivo di 377,49 euro. Con il ricorso ha dedotto un vizio di motivazione, lamentando in sostanza la mancata considerazione di una tesi alternativa; il testo non specifica ulteriori argomenti difensivi.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché il motivo di vizio motivazionale era generico: non individuava i passaggi della sentenza asseritamente viziati né indicava ragioni di diritto o dati di fatto a sostegno della critica. La mera lamentela dell’omessa valutazione di una tesi alternativa, senza precisare carenze argomentative o illogicità capaci di incidere sulla tenuta dimostrativa della decisione, non costituisce una critica specifica ammissibile in sede di legittimità. In applicazione dell’art. 616 c.p.p., il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria nella misura indicata nel dispositivo; l’importo non è ricavabile dal testo fornito. La Corte ha escluso che ricorresse assenza di colpa nella causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    per avere compiuto atti idonei ad impossessarsi di generi alimentali ed intimo per un totale di euro 377,49 che prelevava dai banchi espositori dell'esercizio commerciale Esselunga.

    La disposizione è richiamata quale base della contestazione di furto tentato, realizzato mediante atti diretti all’impossessamento dei beni.

  • art. 624 c.p.

    per avere compiuto atti idonei ad impossessarsi di generi alimentali ed intimo per un totale di euro 377,49 che prelevava dai banchi espositori dell'esercizio commerciale Esselunga.

    La norma individua il reato-base di furto, contestato nella forma tentata.

  • art. 625, n. 7, c.p.

    per avere compiuto atti idonei ad impossessarsi di generi alimentali ed intimo per un totale di euro 377,49 che prelevava dai banchi espositori dell'esercizio commerciale Esselunga.

    La norma è indicata come circostanza aggravante del furto tentato contestato; il testo non specifica ulteriormente la ragione della sua applicazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo, non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

    La declaratoria d’inammissibilità comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento della sanzione pecuniaria, salvo che risulti l’assenza di colpa nella determinazione della causa d’inammissibilità.

Massime di principio

  • È inammissibile il ricorso per cassazione che deduca il vizio di motivazione in modo generico, senza individuare i passaggi della decisione censurati e senza indicare le ragioni di diritto o i dati di fatto a sostegno della doglianza.
  • La mera allegazione che il giudice di merito abbia omesso di valutare una tesi alternativa non è sufficiente a fondare il ricorso per cassazione: occorre indicare specifiche carenze argomentative o illogicità idonee a incidere sulla capacità dimostrativa degli elementi posti a fondamento della decisione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFurto
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiTentativo

Testo integrale

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