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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11188/2025 del 20/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza di condanna per il delitto di violazione dei sigilli (accertata il 18/02/2021) per vizio di violazione del divieto di ne bis in idem. La difesa sosteneva che si trattasse dello stesso fatto storico per il quale la SERRI era già stata condannata con sentenza irrevocabile del 23/01/2023 (violazione dei sigilli relativa all'apposizione del 03/09/2018), e, in via interpretativa, che in presenza di una unica apposizione dei sigilli possa configurarsi una sola violazione intesa come atto materiale di rimozione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di specificità del motivo ex art. 581, lett. d), cod. proc. pen.: l'atto di appello non ha spiegato e documentato in modo specifico perché la violazione contestata nel 2021 dovesse essere ricondotta alle violazioni già punite nel 2018, e non ha allegato la precedente sentenza. La Corte ha inoltre ritenuto estranea e infondata l'interpretazione difensiva relativa all'art. 349 cod. pen. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 581, lett. d), cod. proc. pen.

    Applicato il requisito di specificità del motivo di impugnazione: l'appello deve indicare compiutamente le ragioni di fatto e di diritto a sostegno del gravame; la mancanza di tali specificazioni determina l'inammissibilità dell'impugnazione.

  • art. 349 cod. pen.

    La difesa richiamava una lettura secondo cui una sola apposizione dei sigilli comporterebbe una sola violazione materiale; la Corte ha ritenuto tale interpretazione estranea all'atto di appello e priva di fondamento rispetto alla valutazione dei fatti emersi in sede di merito.

  • giurisprudenza - Sez. 3, n. 37398 del 07/07/2004 (Priolo)

    «il reato di violazione di sigilli ha natura istantanea e si perfeziona sia con la materiale violazione dei sigilli, sia con ogni condotta idonea a frustrare il vincolo di immodificabilita' imposto sul bene per disposizione di legge o per ordine dell'autorita'; di conseguenza, compiuta la prima infrazione, il reato si reitera ogni qual volta si realizza una condotta contraria al precetto, in ulteriore violazione del persistente vincolo sulla res»

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui la violazione di sigilli, pur essendo reato istantaneo, può reiterarsi se è contestabile una nuova condotta idonea a ledere il vincolo; tale principio giustifica l'esigenza probatoria della difesa quando si invoca il ne bis in idem.

Massime di principio

  • Un motivo di impugnazione deve essere specifico: indicare fatti concreti, ragioni giuridiche e, se necessario, documenti probatori; la genericita' porta all'inammissibilita' ex art. 581, lett. d).
  • Chi invoca il ne bis in idem deve allegare e documentare la precedente pronuncia irrevocabile e spiegare analiticamente per quale motivo la condotta contestata nel nuovo procedimento sia identica a quella gia' punita.
  • Per i reati istantanei (es. violazione di sigilli) la giurisprudenza ammette la reiterazione se sussiste una nuova condotta idonea a violare il vincolo; quindi e' necessario dimostrare che non vi sia stata alcuna nuova condotta distinta nel tempo.
  • Nuove interpretazioni giuridiche rilevanti vanno esposte e sviluppate gia' in sede di merito (appello); non possono essere introdotte in cassazione in modo generico e non specificato.
  • La mancata allegazione di atti decisivi (es. sentenza precedente) indebolisce irrimediabilmente il motivo e aumenta il rischio di inammissibilita' e di condanna alle spese.

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