Sentenza n. 16820/2026 - Roma, Sezione 3
per l'annullamento dei seguenti atti: 1) la deliberazione n. 624 della Giunta regionale del 5 ottobre 2021, pubblicata nel B.U.R. Lazio n. 97 del 14 ottobre 2021, recante “Percorso di riorganizzazione e riqualificazione delle strutture residenziali e semiresidenziali per persone non autosufficienti. Attivazione posti in regime residenziale e semiresidenziale”, ove sia inteso come provvedimento di revoca o superamento dell’accordo sostitutivo di provvedimento concluso tra la Regione Lazio e le ricorrenti società, di cui alla nota prot. 1031728 del 25 novembre 2020 nella parte in cui è stato previsto che, terminata l’emergenza sanitaria da Covid-19, siano attivati, presso la società “Città di Roma”, 80 posti letto di RSA, di cui 20 di RSA intensiva e 60 di RSA estensiva; 2) ogni altro atto connesso, presupposto e consequenziale ancorché non conosciuto; nonché per la condanna della Regione Lazio al risarcimento dei danni subiti e subendi da parte delle società ricorrenti derivanti dalla revoca di fatto dell’accordo sostitutivo del 25 novembre 2020 e dalla mancata attivazione di 80 posti letto di RSA presso la struttura “Città di Roma”;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, in ragione della dichiarazione delle ricorrenti, intervenuta dopo che la Regione aveva adottato la deliberazione n. 106 del 29 dicembre 2025 recante l’attesa autorizzazione e l’accreditamento. La sentenza non esamina nel merito i motivi di illegittimità né la domanda risarcitoria. Spese compensate tra le parti.
Atto impugnato: Deliberazione della Giunta regionale n. 624 del 5 ottobre 2021, nella parte in cui era prospettata come revoca o superamento dell’accordo sostitutivo del 25 novembre 2020 relativo all’attivazione di 80 posti letto di RSA presso la struttura Città di Roma, nonché atti connessi e conseguenti
Esito
Favorevole al resistente (regione)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Le società, gestori di strutture sanitarie accreditate, impugnavano la deliberazione regionale n. 624/2021 e chiedevano il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata attivazione di 80 posti letto di RSA presso la struttura Città di Roma. Sostenevano che la deliberazione, destinata a promuovere la realizzazione di 1.000 posti residenziali pubblici e a riattivare le procedure di accreditamento, avesse di fatto revocato o superato l’accordo sostitutivo sottoscritto con la Regione il 25 novembre 2020 ai sensi dell’art. 11 l. 241/1990. Deducevano violazione e falsa applicazione dell’accordo, degli artt. 3 e 21-quinquies l. 241/1990 e dell’art. 97 Cost., nonché eccesso di potere per contraddittorietà, difetto di motivazione, illogicità, ingiustizia manifesta, carenza istruttoria e sviamento. Chiedevano inoltre il risarcimento dei danni. La Regione eccepiva inammissibilità, improcedibilità e infondatezza. In corso di causa, dopo l’adozione della deliberazione regionale n. 106 del 29 dicembre 2025 di autorizzazione e accreditamento, le ricorrenti dichiaravano di non avere più interesse alla decisione.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Il ricorso è improcedibile, stante il dichiarato sopravvenire del difetto di interesse.
La sopravvenuta carenza di interesse, dichiarata dalle ricorrenti dopo l’adozione dell’atto amministrativo atteso, comporta l’improcedibilità del ricorso.
Massime di principio
- Il ricorso amministrativo diviene improcedibile quando, nel corso del giudizio, sopravviene il difetto di interesse alla decisione, anche in seguito all’adozione da parte dell’amministrazione del provvedimento atteso e alla conseguente dichiarazione della parte ricorrente di non avere più interesse.
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