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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14952/2026 del 24/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Bologna che ha disposto la custodia cautelare in carcere per i reati di furto aggravato e indebito utilizzo di strumenti di pagamento (fatti del 3 dicembre 2024). Il ricorrente ha dedotto: (1) violazione di legge e vizio di motivazione circa la sussistenza e l'attualità delle esigenze cautelari, lamentando che non è stato adeguatamente valorizzato il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza del 18/01/2023 (conversione della casa di lavoro in libertà vigilata), il tempo trascorso dal fatto (cd. "tempo silente") e l'assenza di pendenze recenti; ha inoltre contestato l'assenza del pericolo di fuga e di inquinamento probatorio; (2) nullità dell'ordinanza per mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla scelta della misura e al principio di proporzionalità (art. 275 c.p.p.), sostenendo che non è stato valutato adeguatamente il ricorso a misure meno afflittive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il giudice di merito abbia fornito motivazione completa, coerente e non manifestamente illogica: la decisione del Tribunale di Bologna si è fondata su numerosi elementi concreti e prognostici (molteplici e gravi precedenti penali, dichiarazione di delinquenza abituale, precedenti condanne per evasione, ripetuti reati analoghi anche in periodo di misura di sicurezza, pendente procedimento per analoghi fatti del 5/9/2024, impossibilità deterrente dei precedenti periodi di detenzione, stato di disoccupazione, entità del danno ~2.490 euro). La Corte ha richiamato il principio per cui la valutazione di merito sugli elementi di fatto non è sindacabile in sede di legittimità salvo vizio di motivazione; ha affermato che il "tempo silente" non esclude l'attualità del pericolo ma richiede motivazione più approfondita, che però nel caso è stata fornita. Quanto alla proporzionalità, la Corte ha ritenuto che il Tribunale ha adeguatamente motivato perché le misure meno afflittive non sarebbero state idonee a prevenire la reiterazione; pertanto la custodia cautelare è legittima. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali. Sentenza del 28/01/2026.

Norme richiamate

  • art. 274, comma 1, lett. c) codice di procedura penale

    Definisce il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione; la Corte ricorda che non è necessaria l'imminenza di specifiche occasioni di reato ma una valutazione prognostica sulla probabilità di condotte reiterative, fondata su elementi concreti e tanto più approfondita quanto maggiore il tempo trascorso dai fatti

  • art. 275 codice di procedura penale

    Regola i criteri di scelta della misura cautelare; la Corte richiama il principio di proporzionalità e il "minore sacrificio necessario", valutando che il Tribunale ha motivato perché misure meno afflittive erano inidonee

  • art. 276, comma 1-bis codice di procedura penale

    Riferimento normativo sulle valutazioni cautelari e agli automatismi limitati dalla legge 47/2015; indicato nel testo come parte del quadro normativo che amplia la discrezionalità del giudice nella individualizzazione della coercizione

  • art. 284, comma 5-bis codice di procedura penale

    Prevede limiti alla concessione degli arresti domiciliari (es. chi è stato condannato per evasione nei cinque anni precedenti), ma consente una deroga se il giudice, su specifici elementi, ritiene il fatto di lieve entità e idoneità della misura; la Corte ha ritenuto che il Tribunale ha comunque motivato il rigetto di misure alternative anche rispetto a questo vincolo

  • legge 47/2015

    Emendata le disposizioni cautelari rendendo più stringenti le condizioni per le misure restrittive e riducendo gli automatismi; la Corte sottolinea che la legge ha ampliato gli spazi valutativi del giudice per garantire individualizzazione e il minimo sacrificio necessario

  • artt. 3, 13, 27 Costituzione

    Principi costituzionali richiamati in tema di libertà personale, proporzionalità della restrizione e funzione rieducativa della pena, che orientano l'interpretazione restrittiva dell'uso della custodia cautelare

Massime di principio

  • La sussistenza dell'attualità del pericolo di reiterazione non è esclusa dal semplice decorso del tempo ("tempo silente"): richiede una valutazione prognostica motivata sulla personalità criminale, la sistematicità dei precedenti e le modalità del fatto
  • Un provvedimento di magistratura di sorveglianza (es. conversione di misura di sicurezza) non dimostra automaticamente la cessazione della pericolosità; va valutato nel contesto e può essere letto come elemento nella prognosi
  • La Corte di legittimità non rifa la valutazione di merito sugli elementi di fatto: il sindacato è limitato alla verifica della completezza, coerenza e logicità della motivazione; per ribaltare la decisione occorre dimostrare vizi motivazionali concreti
  • La custodia cautelare resta extrema ratio: il giudice deve motivare perché le misure meno afflittive sono inidonee; motivazioni basate su plurimi precedenti, inefficacia deterrente dei periodi di detenzione precedenti, recidiva e gravità/entità del danno possono legittimare il carcere
  • In casi simili, la difesa dovrebbe produrre elementi concreti di modificazione della condotta (es. lavoro stabile, percorsi di riabilitazione, prova di buona condotta recente) per contrastare la prognosi di pericolosità
  • Le doglianze su proporzionalità e scelta della misura hanno più chance se dimostrano che il giudice non ha esaminato opzioni alternative o ha usato formule di stile senza argomentare l'inidoneità delle misure meno afflittive

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