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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12952/2026 del 08/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato l'applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di Fortunato Andrea per plurime ipotesi di bancarotta (fraudolenta distrattiva, documentale e impropria da operazioni dolose) in qualità di amministratore di diritto e di fatto della "Farmacia San Mauro s.r.l.", dichiarata in liquidazione giudiziale il 10/11/2023. Il ricorrente contestava la sussistenza dei gravi indizi, deducendo l'inattendibilità della documentazione contabile e una minore consistenza delle rimanenze (circa €1.562.000 anziché €4.310.000), prospettando che la farmacia fosse usata come mero terminale di fatturazione, richiamando valutazioni emerse in altre procedure concorsuali della stessa gruppo familiare, contestando inoltre la partecipazione alle assemblee e la paternità di firme su verbali, nonché sostenendo che le attività riconducibili alla famiglia (parafarmacie) fossero cessate per effetto di cessioni a terzi e quindi la misura cautelare sarebbe sproporzionata.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto adeguata e logica la motivazione del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura cautelare, ritenendo sussistenti gravi indizi a carico del ricorrente in relazione a molteplici fattispecie di bancarotta. La Corte ha valorizzato gli esiti della verifica fiscale (per l'anno 2021 elementi di reddito non dichiarati per oltre €2.000.000 e evasione totale), le fatture di acquisto per circa €8,5 milioni e fatture di vendita per circa €4 milioni, la discrepanza ritenuta indicativa di giacenze non rinvenute e quindi di distrazione per circa €4 milioni, nonché il passivo accertato in liquidazione giudiziale (€5.609.008,39). Ha affermato che l'inattendibilità formale della contabilità non esclude la possibilità di valutare i dati contabili se corroborati da altri elementi. Ha inoltre confermato la valutazione sulle esigenze cautelari (pericolo di recidiva specifica e proporzionalità), considerando gli elementi extraprocessuali e la gestione di fatto di ulteriori attività del gruppo come indice di pericolosità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Citato tra le norme cui il ricorrente invocava violazione; la Corte non ha ritenuto che fosse stata violata nella motivazione del riesame.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato nella doglianza relative alla valutazione probatoria; la Corte ha ribadito i limiti del sindacato di legittimità rispetto alla valutazione di merito.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in tema di misure cautelari; la Corte ha confermato la correttezza dell'applicazione della misura in presenza di gravi indizi e esigenze cautelari.

  • art. 274, comma 1, lett. a) cod. proc. pen.

    Norma relativa alle esigenze cautelari (pericolo di fuga o di inquinamento probatorio); la Corte ha ritenuto che ricorressero idonei elementi per ritenere il pericolo di recidiva specifica.

  • art. 292 cod. proc. pen.

    La motivazione del provvedimento del riesame deve conformarsi al modello di cui all'art. 546 c.p.p.; la Corte ha richiamato questo principio quale parametro di verifica della completezza e logicità della motivazione.

  • art. 546 cod. proc. pen.

    Richiamato come modello di riferimento strutturale per la motivazione delle decisioni cautelari; la Corte ha verificato la conformità del ragionamento del giudice di merito a tale modello.

  • art. 2423 cod. civ.

    Riferito dalla difesa come principio di trasparenza e veridicità della contabilità; la Corte ha osservato che l'eventuale inaffidabilità contabile non esclude la valutazione degli elementi contabili quando corroborati da riscontri.

  • art. 4 e art. 5 d.lgs. 74/2000

    Richiamati in relazione ai rilievi emersi dalla verifica fiscale (elementi di reddito non dichiarati e fattispecie di evasione fiscale) che hanno contribuito a delineare il quadro indiziario.

  • d.lgs. 14/2019, artt. 322, 326, 329

    Norme richiamate nella contestazione di violazioni procedurali e di motivazione; la Corte non ha ritenuto sussistenti le censure sollevate in relazione a tali disposizioni.

Massime di principio

  • L'inaffidabilità formale della contabilità non impedisce che dati contabili possano essere valutati se sono corroborati da ulteriori elementi di riscontro: la prova indiziaria può fondarsi su una pluralità di fonti (verifiche fiscali, fatture, dichiarazioni di dipendenti e curatore, passivo di liquidazione).
  • In sede di legittimità (Cassazione) il sindacato sulla motivazione delle misure cautelari è limitato alla verifica della congruenza logica e giuridica del ragionamento del giudice del merito; non è consentita una rivalutazione del merito dei fatti o una 'rilettura' probatoria alternativa.
  • Le discrepanze fra acquisti e vendite e il mancato rinvenimento fisico delle giacenze possono legittimamente determinare, come elemento indiziario, la ricostruzione di una distrazione di beni societari, specialmente se confermate da altri riscontri (passivo in liquidazione, volumi di ordini superiori all'effettiva necessità).
  • Il pericolo di recidiva specifica e la valutazione della pericolosità possono essere fondati anche su comportamenti attuali o su gestione di fatto di attività analoghe, non necessariamente su precedenti penali accertati; pertanto, elementi extragiudiziali e comportamenti concreti possono giustificare misure restrittive.
  • Il principio del "minimo sacrificio" e della proporzionalità della misura cautelare è obbligatorio, ma la valutazione sulla concreta adeguatezza della misura è di natura eminentemente di merito e non è sovvertibile in sede di legittimità se la motivazione del giudice del riesame risulta logica e completa.

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