Cassazione Penale, Sentenza n. 17536/2025 del 09/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Sansone impugnava la conferma, da parte della Corte di appello di Napoli, della sentenza del Tribunale che aveva dichiarato "non doversi procedere" per intervenuta prescrizione in relazione al reato di gestione illecita di rifiuti (art. 256, comma 3, D.Lgs. 152/2006, riqualificato dall'originaria imputazione ai sensi dell'art. 452‑quaterdecies c.p.). Primo motivo: vizio della motivazione per travisamento della prova, sostenendo che le risultanze provavano la sua estraneità allo sversamento e che la presenza di una pala meccanica era stata male interpretata. Secondo motivo: violazione del principio di divieto di reformatio in peius, deducendo l'erronea condanna alla rifusione delle spese di grado di appello a favore della parte civile, non risultando la parte civile aver impugnato la sentenza di primo grado che non la aveva favorevolmente pronunciata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile perché l'appellante non ha prospettato in modo evidente e incontestabile elementi idonei a far emergere l'innocenza ictu oculi; la Corte ha ritenuto fondati gli accertamenti secondo cui l'imputato aveva posto in essere attività di gestione dei rifiuti (miscelazione con terre e rocce, frantumazione mediante impianto mobile), attività che integrano la gestione illecita e non sono riconducibili a mera inerzia del proprietario. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato: la Corte distingue i casi in cui l'appello conferma una sentenza di condanna sopravvenuta da quelli in cui l'imputato, pur davanti a un proscioglimento per prescrizione già pronunciato, impugna chiedendo una sentenza di merito liberatoria; in quest'ultima ipotesi la parte civile ha interesse a resistere e, se l'appellante soccombe, può essere condannato alla rifusione delle spese in favore della parte civile. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile.
Norme richiamate
D.Lgs. 152/2006, art. 256, comma 3
Norma richiamata quale fattispecie di gestione illecita di rifiuti; la Corte ha ritenuto che attività di miscelazione e trattamento rientrino nella gestione illecita ai sensi dell'articolo.
Codice penale, art. 452‑quaterdecies
Richiamato quale imputazione originaria poi riqualificata; usato per ricostruire l'ambito del fatto contestato.
Codice di procedura penale, art. 129, comma 2
Richiamato per il principio che l'assoluzione ai sensi dell'art.129/2 può essere pronunciata quando vi siano elementi ictu oculi che escludano il fatto o la sua attribuzione all'imputato; la Corte richiede che l'appellante prospetti tali elementi in modo specifico.
Codice di procedura penale, art. 652
Richiamato in relazione all'efficacia della sentenza penale nel giudizio civile: la Corte osserva che la richiesta di pronuncia liberatoria in appello può incidere sugli interessi civili e giustifica l'interesse della parte civile a resistere e ottenere le spese se soccombente l'appellante.
Massime di principio
- Chi impugna in appello una sentenza di proscioglimento per prescrizione chiedendo una decisione di merito assolutoria deve indicare, a pena di inammissibilità, elementi chiari e incontestabili (ictu oculi) di innocenza affinché la Cassazione possa pronunciare immediata assoluzione.
- La mera presenza di rifiuti su un'area e l'inerzia del proprietario non sono sufficienti: chi compie atti materiali di gestione dei rifiuti (es. miscelazione, trattamento, frantumazione) può essere considerato autore della gestione illecita anche se i rifiuti erano stati originariamente smaltiti da terzi.
- La regola del divieto di reformatio in peius non impedisce che l'appellante, che abbia impugnato chiedendo una pronuncia favorevole nel merito, venga condannato alle spese in favore della parte civile che ha interessi a resistere; pertanto la condanna alle spese in appello può essere legittima quando l'appellante perde il gravame.
- Nelle contestazioni relative alla riconducibilità temporale e soggettiva di attività illecite su siti con gestioni successive, il giudice valuta la necessità di prove che colleghino specificamente il comportamento dell'imputato al periodo di effettiva disponibilità e gestione del sito; senza elementi incontestabili di innocenza, l'appello è destinato a essere inammissibile o rigettato.
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