Sentenza del 27/05/2025 n. 1519 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’Agenzia delle Entrate, a seguito del processo verbale di constatazione notificato l’11 settembre 2024, aveva contestato violazioni relative all’anno d’imposta 2021, per un debito complessivo indicato in euro 118.002.856,20, comprendente IRES, IRAP, IVA e sanzioni. Il 26 settembre 2024 aveva chiesto misure cautelari, compreso il sequestro conservativo ai sensi dell’art. 671 c.p.c., sostenendo la sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora. La società ha appellato la decisione di primo grado che aveva autorizzato il sequestro, contestando l’insussistenza del fumus e del periculum, la mancata valutazione del danno per la società, la violazione del principio di proporzionalità e l’insufficiente motivazione dell’istanza dell’Agenzia; in subordine ha proposto garanzie alternative. Ha inoltre contestato i rilievi fiscali relativi alla mancata applicazione del regime PEX sulla plusvalenza da cessione della partecipazione, all’indeducibilità dei costi direttamente connessi alla cessione, ai costi per servizi amministrativi, ai costi imputati a un periodo d’imposta non corretto e alle sanzioni.
La decisione
La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha rigettato l’appello e confermato la decisione di primo grado, che aveva accolto l’istanza cautelare dell’Agenzia e autorizzato il sequestro conservativo. Ha ritenuto fondati, ai fini cautelari, i rilievi fiscali: la partecipazione ceduta non possedeva i requisiti PEX, poiché era stata detenuta per meno di un anno e non era stata iscritta tra le immobilizzazioni finanziarie nel bilancio 2020; i costi specificamente inerenti alla cessione erano indeducibili; la documentazione non dimostrava adeguatamente i servizi amministrativi fatturati; la contestazione sulla competenza dei costi poteva essere eventualmente valutata nelle fasi successive; le sanzioni conseguivano alle violazioni contestate. Ha inoltre giudicato sufficientemente motivato il periculum: la pretesa era ingente rispetto alla solidità patrimoniale, l’indice di solvibilità risultava inferiore a uno, nel 2023 e 2024 erano stati distribuiti utili per 70 milioni di euro, era stato ceduto il ramo d’azienda strategico e i dipendenti erano scesi da 60 nel 2019 a 8 nel 2022 e 5 nel 2023. M T S.r.l. è stata condannata a pagare all’Agenzia delle Entrate le spese del grado, liquidate in euro 35.000.
Norme richiamate
Art. 22 del d.lgs. n. 472/1997
Tutto ciò premesso, il Collegio ritiene che la richiesta di misure cautelari, essendo sufficientemente e puntualmente motivata, debba essere confermata così come la sentenza impugnata e, per l'effetto, vada rigettato l'appello.
La misura cautelare può essere confermata quando l’istanza dell’Amministrazione espone in modo sufficientemente puntuale gli elementi che giustificano il rischio per la riscossione e la fondatezza della pretesa.
Art. 671 c.p.c.
La disposizione è richiamata come base per l’autorizzazione al sequestro conservativo dei beni e delle disponibilità finanziarie della società, a tutela del credito erariale nelle more della procedura.
Art. 87, comma 1, lettere a) e b), del d.P.R. n. 917/1986 (TUIR)
Il comma 1 dell'art.87 del TUIR definisce i quattro requisiti che debbono sussistere, contemporaneamente, affinché la plusvalenza possa fruire del regime di participation exemption.
L’esenzione PEX richiede il possesso contemporaneo di tutti i requisiti previsti dalla norma. Nel caso deciso mancavano sia il possesso ininterrotto per il periodo richiesto, sia l’iscrizione della partecipazione tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il possesso.
Art. 109, commi 4 e 5, del d.P.R. n. 917/1986 (TUIR)
Il comma 5 è applicato per ritenere indeducibili i costi specificamente inerenti alla realizzazione di una plusvalenza qualificata ai fini PEX; l’art. 109 è inoltre richiamato per la contestazione dei costi imputati a un periodo di competenza non corretto.
Massime di principio
- Per ottenere una misura cautelare tributaria non basta invocare l’entità del debito: occorrono elementi concreti e motivati che mostrino un rischio per la riscossione, valutati insieme alla consistenza patrimoniale e alla condotta del contribuente. La distribuzione rilevante di utili, la cessione di asset strategici, il calo della redditività e la riduzione del personale possono concorrere a dimostrare il periculum.
- Il regime PEX presuppone il possesso congiunto di tutti i requisiti di legge: il mancato rispetto anche di uno solo, incluso il periodo minimo di possesso o la corretta iscrizione contabile della partecipazione, può impedire l’esenzione della plusvalenza.
- I costi relativi a una cessione che genera una plusvalenza esente devono essere valutati in base alla loro specifica inerenza: la mera connessione generica all’attività d’impresa non equivale necessariamente a un collegamento diretto con la cessione.
- Per dedurre costi per servizi, la documentazione deve consentire di verificare quali prestazioni siano state effettivamente rese e la loro coerenza con i compensi richiesti; documenti generici o prestazioni marginali possono non essere sufficienti.
- L’eventuale recupero di imposte presso un soggetto diverso non neutralizza automaticamente la pretesa fiscale rivolta alla società verificata: la soggettività tributaria e la capacità contributiva sono riferite al singolo contribuente.
- Una contestazione sulla corretta imputazione temporale di un costo può essere accertata nella fase in esame senza anticipare l’eventuale compensazione con imposte che risultino dovute in un diverso periodo, da dimostrare nelle successive fasi procedimentali.
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