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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40891/2022 del 28/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma in appello della condanna per i fatti contestati (capo 3 in particolare). Due motivi: 1) violazione dell'art. 56 c.p.: la difesa sosteneva che l'apertura della finestra del bagno fosse atto non univoco e meramente preparatorio, dunque sarebbe dovuta riconoscersi la desistenza volontaria; 2) violazione degli artt. 624 e 614 c.p.: la difesa chiedeva la riqualificazione della condotta come tentativo di violazione di domicilio invece che come tentato furto

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha rigettato le censure. Ha ritenuto corretta l'applicazione dei principi giurisprudenziali sul tentativo (idoneità e non equivocità degli atti), ha rilevato elementi indicativi dell'intento predatorio (ora notturna, strumenti da scasso, progettazione, ingresso iniziato attraverso la finestra del bagno) e ha escluso la desistenza volontaria (la fuga è avvenuta perché sorpreso dal proprietario, cioè causa esterna). Inoltre la questione sulla desistenza era preclusa in Cassazione perché non prospettata in appello ai sensi dell'art. 606 co. 3 c.p.p. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen. (tentativo e desistenza)

    La Corte interpreta che per escludere la punibilità per desistenza è necessaria una decisione volontaria dell'agente di interrompere l'azione; il requisito dell'idoneità e della non equivocità degli atti è centrale per qualificare il tentativo

  • art. 624 cod. pen. (furto)

    I fatti sono stati qualificati come tentativo di furto pluriaggravato: la condotta (uso di attrezzi da scasso, ingresso iniziato nella finestra, pianificazione) risultava idonea e univocamente diretta alla consumazione del furto

  • art. 625 n. 2 cod. pen. (circostanze aggravanti del furto)

    La qualificazione in sede di merito ha tenuto conto delle aggravanti rilevate, confermando la maggior gravità del reato contestato

  • art. 614 cod. pen. (violazione di domicilio)

    La Corte ha ritenuto non fondata la richiesta di riqualificazione: la condotta, per gli elementi probatori (attrezzi, ora, progettazione, effettivo tentativo di penetrazione), non era riconducibile alla sola violazione di domicilio

  • art. 707 cod. pen.

    Norma citata come capo di imputazione; la Corte ha confermato la condanna anche rispetto ai capi a cui si riferisce

  • art. 606 co. 3 cod. proc. pen.

    Applicata per escludere l'esame in Cassazione della questione sulla desistenza non prospettata nel gravame d'appello, determinando la preclusione del motivo

Massime di principio

  • Per configurare il tentativo punibile non è decisivo il solido discrimine tra atti preparatori ed esecutivi: rilevano l'idoneità causale degli atti e la loro non equivocità rispetto all'obiettivo criminoso, valutate ex ante nel contesto concreto
  • Gli atti preparatori possono integrare il tentativo quando, per natura, contesto e mezzi impiegati (es. strumenti da scasso, ora notturna, pianificazione), rivelino in modo oggettivo e univoco la volontà di commettere il reato
  • La desistenza volontaria esclude la punibilità solo se l'interruzione dell'azione deriva da una scelta autonoma del soggetto non obbligata da cause esterne; la fuga per essere sorpresi non configura desistenza volontaria
  • Le questioni non sollevate nel giudizio di merito (appello) possono risultare precluse in Cassazione ai sensi dell'art. 606 co. 3 c.p.p.; è quindi cruciale prospettare tutti i motivi già nei gradi inferiori
  • Per ottenere la riqualificazione in un reato diverso (es. violazione di domicilio vs tentato furto) è necessario che la ricostruzione fattuale dimostri che gli atti fossero diretti a un diverso obiettivo, fatto che richiede elementi concreti e coerenti (assenza di strumenti da scasso, mancanza di pianificazione, comportamento non compatibile con intento predatorio)

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