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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19695/2025 del 27/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Roma del 07/07/2023 denunciando carenze, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione delle assoluzioni e delle esclusioni di aggravanti (in particolare la ricostruzione dell'associazione di tipo mafioso e l'esclusione della circostanza aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p.), oltre a contestare valutazioni probatorie relative a intercettazioni, dichiarazioni del collaboratore e riscontri istruttori. Parallelamente diversi imputati hanno impugnato la sentenza per vizi di motivazione, errata valutazione delle intercettazioni, qualificazione dei fatti e dosimetria della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto parzialmente fondato il ricorso del Procuratore Generale: ha annullato la sentenza impugnata limitatamente ai reati indicati ai capi 1) (associazione di tipo mafioso), 1-bis) (talune estorsioni collegate) e 24) (favoreggiamento) e limitatamente alla esclusione della circostanza aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p. per i reati per i quali era stata esclusa, disponendo l'annullamento con rinvio per quegli aspetti. Per il resto il ricorso del Procuratore è stato dichiarato inammissibile o infondato quando si è trattato di ri-proporre in sede di legittimità una diversa valutazione del medesimo compendio probatorio. Quanto ai ricorsi degli imputati, la Corte ha respinto come manifestamente infondati molti dei motivi che chiedevano rinnovata valutazione delle intercettazioni o mera rivalutazione probatoria; tuttavia ha accolto e disposto rinvio/annullamento per specifici vizi motivazionali (es.: su alcuni capi e su questioni di quantificazione/contestazione delle aggravanti, nonché su carenze motivazionali segnalate in atti di appello non esaminate dalla Corte d'appello). In sintesi: accoglimento parziale del Procuratore generale (annullamento limitato e rinvio su capi e aggravanti indicati), rigetto o inammissibilità della restante parte dei ricorsi, con taluni annullamenti con rinvio anche per punti sollevati da difese di imputati (vedi motivazioni specifiche nel testo).

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen. (associazione di tipo mafioso)

    La Cassazione ha ritenuto che la Corte d'appello non abbia adeguatamente confrontato e motivato il superamento delle risultanze probatorie che avevano portato il Tribunale a ritenere sussistente l'associazione; su tale capo il ricorso del Procuratore è stato accolto parzialmente (annullamento e rinvio)

  • art. 416-bis, comma 1 (c.d. art. 7 d.l. 152/1991) - aggravante di «agevolazione mafiosa" (oggi art. 416-bis.1 c.p.)

    La Corte ha ritenuto che l'esclusione dell'aggravante da parte della Corte d'appello non fosse adeguatamente motivata; il Procuratore aveva censurato l'omessa considerazione di elementi che avrebbero potuto confermare l'agevolazione mafiosa, e la Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente a questo profilo (annullamento con rinvio)

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (norme sugli stupefacenti)

    La Corte di merito e la Cassazione richiamano che per l'integrazione delle fattispecie di spaccio/intermediazione è necessario accertare la disponibilità della sostanza (anche mediata) e che la 'droga parlata' può essere valutata in combinato con altri riscontri; la Corte di Cassazione ha ritenuto congrua la valutazione basata sulle intercettazioni e sui riscontri quando questa non è manifestamente illogica

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen. (motivi di cassazione)

    Articolo utilizzato come parametro per censurare carenza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione: la Cassazione ha applicato questo criterio per valutare i ricorsi sia del Procuratore che di alcuni imputati, accogliendo il ricorso del PG solo quando la Corte d'appello non aveva fornito motivazione puntuale sulle diverse risultanze

  • Sez. U, n. 22471/2015 (Sebbar) - principio interpretativo sulla disponibilità nelle offerte di droga

    Citata dalla Corte e dalle parti: l'offerta di stupefacente integra il reato quando è collegata a un'effettiva disponibilità, anche non attuale, della droga; la Corte d'appello ha valutato la disponibilità sulla base di elementi concreti

  • art. 56 cod. pen. (tentativo)

    Richiamato nei ricorsi per la possibile riqualificazione in tentativo di reato in materia di stupefacenti o estorsione; la Corte ha richiamato la giurisprudenza che richiede atti idonei diretti in modo non equivoco all'evento

  • art. 629 cod. pen. (estorsione) e art. 393 cod. pen. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza)

    Le Sezioni Unite (richiamate anche in motivazione) distinguono estorsione e esercizio arbitrario per il diverso elemento psicologico: l'estorsione richiede la consapevolezza dell'ingiustizia della pretesa; l'esercizio arbitrario rileva quando l'agente agisce nella convinzione (anche erronea) di esercitare un proprio diritto. La Corte d'appello deve valutare il dolo specifico in base al materiale probatorio; la Cassazione ha richiamato tale principio e, per alcuni capi, ha disposto rinvio per verificare correttamente la sussistenza del dolo

  • artt. 10, 12 e 14 legge 14 ottobre 1974, n. 497 (norme su detenzione e porto di armi)

    Applicate nelle contestazioni per detenzione/porto di armi: la Corte ha ritenuto che autocenno in intercettazioni può provare detenzione/porto quando le dichiarazioni hanno chiarezza e sono riscontrate

Massime di principio

  • Il giudice d'appello che altera la valutazione di primo grado deve motivare in modo puntuale e specifico le ragioni della difformità: il semplice richiamo alla diversa valutazione non è sufficiente.
  • Le dichiarazioni del collaboratore e le intercettazioni possono avere valore decisivo se vi sono riscontri; tuttavia la corte deve esplicitare il livello di corroborazione richiesto (art. 192 c.p.p. e giurisprudenza).
  • In materia di stupefacenti, la figura dell'"intermediario" richiede prova della disponibilità, anche mediata, della sostanza (massima Sebbar): la mera trattativa non è automaticamente sufficiente senza elementi che attestino la possibilità di procurare la droga.
  • La distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni dipende dall'elemento psicologico: la corte deve accertare se l'agente fosse consapevole dell'ingiustizia della pretesa.
  • Quando si censurano omissioni motivazionali in appello, la Suprema Corte può annullare con rinvio solo le parti per le quali la motivazione sia carente; non trasforma la rivalutazione dei fatti in un nuovo esame meramente retorico.
  • Le contestazioni processuali (termine per depositi, comunicazioni telematiche, utilizzabilità di tabulati o intercept) devono essere prospettate con specificità e collegamento alla 'prova di resistenza' perché siano efficaci in Cassazione.
  • Nella dosimetria della pena il giudice d'appello deve rendere conto in motivazione delle ragioni degli aumenti o delle diminuzioni (continuazione, recidiva, riconoscimento di attenuanti) e specificare il calcolo operato.

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