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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15170/2026 del 28/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Patarnelli chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione relativa agli arresti domiciliari disposti dal GIP del Tribunale di Taranto dal 04/02/2021 al 13/12/2023, periodo al termine del quale era stato assolto in appello per non avere commesso il fatto in relazione all'art. 416-bis c.p. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo che il ricorrente avesse contribuito con dolo o colpa grave alla propria detenzione, in particolare per "frequentazioni ambigue" con esponenti del clan Agosta (incluso Soprano Pietro) desumibili da intercettazioni e incontri, nonché per comportamenti che avrebbero creato la falsa apparenza di un coinvolgimento criminale. In Cassazione il ricorrente ha denunciato errata applicazione dell'art. 314 c.p.p., difetto di valutazione complessiva degli indizi, mancanza di nesso di concausalità tra la condotta e la misura cautelare e vizi di motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, ritenendo infondati i motivi di impugnazione. Ha confermato che il giudice della riparazione ha autonomia di valutazione ex ante sul materiale probatorio al fine di stabilire se il comportamento dell'interessato abbia concorso a dare causa alla detenzione e che le "frequentazioni ambigue" con soggetti coinvolti in attività illecite possono integrare la colpa grave quando emergano in connessione concausale con l'adozione o il mantenimento della misura cautelare. Nel caso concreto le intercettazioni, gli incontri e la partecipazione ad eventi con esponenti della consorteria Agosta non sono stati esclusi nel processo e la Corte territoriale ha motivato congruamente la sussistenza di una concausalità tra quelle condotte e la detenzione; pertanto il diritto alla riparazione è escluso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma del reato contestato nell'originario procedimento penale; la sentenza di assoluzione su tale capo non impedisce che frequentazioni con soggetti riconducibili al sodalizio possano rilevare nel giudizio di riparazione come indizio di colpa grave, se non escluse dal giudice

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Prevede l'esclusione dall'indennizzo quando l'imputato ha dato causa, con dolo o colpa grave, alla custodia cautelare subita; la Corte ha richiamato il principio che la colpa grave deve essere dimostrata con riferimento alla sua incidenza causale sulla misura e può essere integrata da frequentazioni ambigue qualora sussista una concausalità

  • art. 315 cod. proc. pen.

    Indica il giudice adito per la domanda di riparazione; la Corte d'appello, quale giudice adito ai sensi di tale disposizione, ha valutato la sussistenza della causa ostativa

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Motivo di cassazione invocato dal ricorrente per violazione di legge; la Corte ha ritenuto la corretta applicazione dell'art.314 c.p.p. da parte del giudice di merito

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Motivo di cassazione invocato per vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte territoriale non fosse manifestamente illogica e spiegasse il nesso di concausalità

  • art. 25 Cost.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla funzione dell'equa riparazione; la Corte ha equilibrato tale principio con la possibilità per il giudice della riparazione di valutare la concausalità di comportamenti idonei a creare una falsa apparenza di pericolosità

  • art. 1 cod. pen.

    Richiamato nel contesto costituzionale relativo alla colpa; la Corte ha osservato che la qualificazione di colpa grave richiede elementi oggettivi e rilevanti che determinino una falsa apparenza di reato

  • artt. 13 e 24 Cost.

    Richiamati dal ricorrente in ordine alla tutela delle libertà personali e del diritto di difesa; la Corte ha ritenuto compatibile il potere del giudice di riparazione di valutare le condotte ai fini della sussistenza della causa ostativa, nel rispetto delle garanzie costituzionali

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione per ingiusta detenzione ha autonomia logico-motivazionale e può rivalutare il materiale probatorio ex ante per stabilire se condotte dell'interessato abbiano concorso a generare la falsa apparenza di illiceità che ha portato alla detenzione; non si tratta di un semplice riesame del merito penale
  • La colpa grave ai sensi dell'art. 314 c.p.p. richiede comportamenti di macroscopica negligenza, imprudenza o condotte che abbiano effettivamente contribuito (almeno in termini di concausalità) all'adozione o al mantenimento della misura cautelare; non è sufficiente una valutazione puramente atomistica o ipotesi meramente soggettive
  • Le "frequentazioni ambigue" con soggetti notoriamente coinvolti in attività criminose possono costituire indizio rilevante di colpa grave, ma solo se il giudice dimostra il nesso di incidenza tra tali frequentazioni e la decisione cautelare
  • La motivazione deve specificamente spiegare il rapporto causal-concorsuale tra la condotta e la misura: occorre indicare se, in assenza di quella condotta, la misura sarebbe probabilmente stata adottata o mantenuta
  • Se il materiale utilizzato per fondare la causa ostativa è stato acquisito e non escluso nel giudizio di cognizione, il giudice della riparazione può valorizzarlo per escludere il diritto all'indennizzo; viceversa, fatti non provati o espressamente esclusi dal giudice di merito non possono essere ritenuti nel giudizio di riparazione

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