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Sentenza

Sentenza del 10/05/2022 n. 2123 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio

Finanza locale - Imu- Ici - Ente di culto - Esenzione - Requisiti oggettivi e soggettivi - Effettiva destinazione dell'immobile - Onere della prova.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Il ricorso riguarda l'esenzione IMU/Ici per immobili di enti di culto. Si discute se ricorrano sia i requisiti soggettivi (qualità di ente di culto) sia quelli oggettivi (effettiva destinazione non commerciale dell'immobile). Il contribuente ha prodotto dichiarazione del Vicariato di Roma attestante la destinazione non commerciale; il Comune non ha dimostrato, tramite verifiche, sopralluoghi o esame di documentazione contabile, che nell'immobile si svolgesse attività commerciale totale o parziale.

La decisione

La sentenza ha ritenuto che l'esenzione spetta solo se provati i requisiti soggettivi e oggettivi. La dichiarazione del Vicariato di Roma costituisce prova inequivoca dell'uso non commerciale e, in assenza di ulteriori accertamenti da parte del Comune (sopralluoghi, controlli contabili o altra documentazione probatoria), l'onere di provare l'esistenza di un'attività commerciale ricade sul Comune. Non essendoci prova contraria, è stata accolta la richiesta di esenzione dell'ente di culto.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 504/1992, art. 7, co. 1, lett. i)

    L'art. 7 prevede l'esenzione per particolari categorie, tra cui gli enti di culto; l'interpretazione applicata richiede la contemporanea sussistenza dei requisiti soggettivi (qualificazione dell'ente) e oggettivi (effettiva destinazione non commerciale dell'immobile).

  • Cass. 5485/2008 (giurisprudenza)

    Richiamata come precedente sul principio secondo cui l'esenzione richiede prova dell'effettiva destinazione e che l'onere della prova può spostarsi in presenza di documentazione attestante lo status dell'ente.

Massime di principio

  • L'esenzione IMU/Ici per enti di culto richiede prova sia del requisito soggettivo (status dell'ente) sia del requisito oggettivo (reale destinazione non commerciale dell'immobile).
  • Una dichiarazione dell'autorità ecclesiastica (es. Vicariato) costituisce prova idonea, quale presunzione iniziale, che può spostare l'onere probatorio sul Comune.
  • Il Comune che contesta l'esenzione deve fornire elementi concreti (verifiche, sopralluoghi, contratti di affitto, documentazione contabile, fatture, ricevute) che dimostrino lo svolgimento, totale o parziale, di attività commerciale nell'immobile.
  • In assenza di accertamenti e prove da parte del Comune, l'ente di culto conserva il diritto all'esenzione.
  • In caso di utilizzo misto (parte religiosa e parte commerciale) va valutata e documentata la misura della destinazione commerciale per determinare eventuali quote imponibili.
  • Per il contribuente è strategico produrre documentazione formale (dichiarazioni autorità ecclesiastiche, statuti, atti di destinazione, contratti, rendiconti) che attestino l'uso non commerciale; per l'amministrazione locale è essenziale svolgere accertamenti tempestivi e documentati in caso di sospetto di uso commerciale.

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