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Ordinanza

Ordinanza n. 242/2026 - Cagliari, Sezione 2

Giustizia amministrativa202600632

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sardegna, Sez. IIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza dirigenziale comunale che impone la rimozione di un cancello o transenna metallica su area qualificata come pubblica e il ripristino dello stato dei luoghi, nonché gli atti tecnici e istruttori presupposti

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato, chiedendone in via cautelare la sospensione, l’ordinanza dirigenziale n. 64/2026 del Comune di Sennori, un’ulteriore ordinanza di identico contenuto priva di sottoscrizione digitale, la relazione tecnica di individuazione e materializzazione della strada di impianto, il verbale di picchettamento e i relativi elaborati grafici, nonché alcune note comunali e ogni altro atto presupposto o consequenziale. Ha inoltre chiesto l’accertamento incidentale della natura non demaniale, dell’estraneità al patrimonio comunale o dell’assenza di uso pubblico dell’area, la rimozione delle opere eventualmente realizzate in esecuzione dell’ordinanza e il risarcimento dei danni. Dalla motivazione dell’ordinanza cautelare emerge che il ricorrente aveva dedotto il rischio di un mutamento irreversibile dello stato dei luoghi, tale da compromettere l’accertamento della natura pubblica o privata dell’area e l’esatto allineamento dei confini, anche in ragione di possibili interventi di abbattimento della vegetazione o movimentazione di terra e rocce. Il TAR ha ritenuto sussistente la giurisdizione amministrativa, poiché la controversia riguarda atti diretti al ripristino della viabilità e l’accertamento incidentale della sussistenza di un diritto della collettività su un suolo pubblico o soggetto a uso pubblico.

La decisione

Il TAR ha respinto l’istanza cautelare per difetto del periculum in mora, senza definire nel merito la legittimità degli atti impugnati né la natura pubblica o privata dell’area. Ha rilevato che il manufatto da rimuovere consiste in una transenna metallica fissata al terreno con due pali in ferro e chiusa con un lucchetto, sicché il suo eventuale ripristino sarebbe agevole. Ha inoltre ritenuto che l’intervento comunale di messa in sicurezza e consolidamento del costone roccioso non sembri arrecare danno al ricorrente, proprietario del terreno posto a valle, ma possa anzi recargli beneficio mediante la mitigazione del rischio idrogeologico. Il rischio di irreversibile alterazione dello stato dei luoghi è stato ritenuto meramente allegato e non dimostrato. Il TAR ha comunque precisato che, prima dell’esecuzione dei lavori di consolidamento, l’amministrazione dovrà completare le operazioni di picchettamento necessarie alla materializzazione sul terreno della strada di impianto, documentandole in un verbale integrativo di quello del 29 aprile 2026 e corredandole di fotografie idonee a rappresentare lo stato dei luoghi. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La disposizione è stata applicata quale base normativa per la valutazione e il rigetto della domanda cautelare per insussistenza dei presupposti della tutela d’urgenza.

  • art. 8 c.p.a.

    accertamento, anche in via incidentale ex art. 8 c.p.a.

    Il ricorso richiama la possibilità di accertare incidentalmente la natura pubblica o privata dell’area ai fini della decisione sulla legittimità degli atti impugnati.

  • art. 378 l. 20 marzo 1865, all. F

    atti del sindaco diretti al ripristino della viabilità di una strada vicinale

    La giurisprudenza richiamata collega gli atti diretti al ripristino della viabilità di una strada vicinale all’esercizio di poteri amministrativi, con conseguente giurisdizione del giudice amministrativo.

Massime di principio

  • La giurisdizione amministrativa sussiste quando sono impugnati atti dell’amministrazione diretti al ripristino della viabilità di una strada vicinale, anche se per decidere sulla legittimità dell’atto occorre accertare incidentalmente la natura pubblica o privata dell’area o l’esistenza di un diritto della collettività all’uso pubblico del suolo.
  • In sede cautelare, il periculum in mora non è dimostrato dalla mera allegazione che futuri lavori pubblici potrebbero modificare irreversibilmente lo stato dei luoghi e compromettere l’accertamento dei confini o della natura dell’area; occorre fornire elementi concreti idonei a dimostrare tale rischio.
  • La rimozione di un manufatto di modesta consistenza e agevolmente ripristinabile non determina, di per sé, un pregiudizio cautelare irreparabile.
  • L’intervento pubblico di messa in sicurezza e consolidamento di un’area esposta a rischio idrogeologico può escludere il periculum nei confronti del proprietario di un terreno limitrofo o posto a valle quando, secondo una valutazione cautelare, l’intervento non appare lesivo e può arrecargli un beneficio di protezione.
  • Quando l’amministrazione deve eseguire lavori suscettibili di incidere sullo stato dei luoghi, la preventiva materializzazione dei confini o del tracciato mediante picchettamento deve essere adeguatamente documentata, anche con verbale integrativo e documentazione fotografica, per preservare la verificabilità dei fatti controversi.

Come è indicizzato

MateriePatrimonio e alienazioniGiurisdizione e ripartoTutela cautelareIstruttoria processuale
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareRiparto di giurisdizioneOnere della prova e principio dispositivoDifetto di istruttoria

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