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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 37414/2022 del 21/12/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti chiedevano la condanna del Comune al pagamento dell'indennità prevista dall'art.39 d.P.R. n.327/2001 per la reiterazione di vincoli espropriativi (destinazione a parcheggio) che dal 1975 avevano interessato un fondo di loro proprietà in Via Friuli, sostenendo un danno permanente derivante dall'azzeramento della capacita edificatoria, dalla diminuzione del valore di scambio e dalla ridotta possibilità di godimento del bene. Il Comune contestava la natura espropriativa del vincolo (sostenendo che fosse conformativo/attuabile anche da privati) e la continuità/reiterazione temporale del vincolo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso principale dei Formiconi (primo e secondo motivo) ritenendo erroneo il rigetto della domanda da parte della Corte d'appello per mancata prova specifica del danno. La Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui la reiterazione dei vincoli espropriativi legittimamente adottata comporta, di regola, il riconoscimento di una indennità non simbolica e che l'onere probatorio del privato non è inteso in senso rigidissimo; il giudice può procedere alla determinazione dell'indennità anche avvalendosi di consulenze tecniche. Ha inoltre esaminato il ricorso incidentale del Comune: ha ritenuto ammissibile il ricorso incidentale tardivo condizionato e ha accolto alcuni profili (in particolare la mancata continuità del vincolo nel tempo, per cui non sempre sussiste reiterazione, e la possibilità che il vincolo sia conformativo se realizzabile da privati). In conclusione la sentenza di merito è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d'appello di Ancona in diversa composizione per nuovo esame conformemente ai principi enunciati.

Norme richiamate

  • D.P.R. n.327/2001, art.39

    L'art.39 riconosce una indennità in caso di reiterazione di vincoli espropriativi: la Corte interpreta la norma come fonte di un diritto all' indennità che non richiede una prova rigidissima del danno, essendo l'indennizzo volto a ristoro non necessariamente integrale ma non simbolico della diminuzione del valore o della utilizzazione rispetto alla situazione antecedente alla pianificazione

  • Art. 1 del Primo Protocollo addizionale alla CEDU

    Richiamato come parametro costituzionale e sovranazionale a tutela della proprietà privata nell'analisi del bilanciamento tra interesse pubblico e diritto di proprietà

  • Art. 42 Cost.

    Richiamato per il profilo costituzionale relativo alla tutela della proprietà e al principio per cui il sacrificio imposto dal vincolo pubblico può comportare un ristoro indennitario

  • Sentenza Corte Costituzionale n.179/1999

    Principio chiave: i vincoli che incidono sulle proprietà danno diritto a un ristoro non necessariamente integrale ma non simbolico; tuttavia i vincoli realizzabili tramite iniziativa privata (es. parcheggi, impianti) esulano dallo schema espropriativo e, in tali casi, non è dovuto l'indennizzo tipico dell'ablazione

  • D.P.R. n.380/2001 (richiami a norme urbanistiche e art.39 citato in più passaggi)

    Usato nel testo per richiamare la disciplina urbanistica e le conseguenze dei vincoli; la Corte richiama la giurisprudenza che interpreta tali disposizioni in combinato con l'art.39 DPR n.327/2001

  • Legge 6 agosto 1967, n.765, art.3 (norme di salvaguardia)

    Richiamata per affermare che la mera applicabilità delle norme di salvaguardia (zone bianche) non equivale a reiterazione continua del vincolo espropriativo; la reiterazione richiede un atto formale che reintroduca il vincolo dopo la scadenza

  • Codice civile, art.2697

    Richiamato nel contesto dell'onere della prova: la Corte precisa che il diritto all'indennità ex art.39 non è rigidamente subordinato al regime ordinario dell'onere probatorio, posto il carattere 'sostanzialmente automatico' del ristoro per la reiterazione

  • Codice civile, artt. 2946 e 2947

    Richiamati dalla parte resistente in relazione a questioni di prescrizione; la Corte ha ritenuto inammissibile il motivo relativo alla prescrizione alla luce del giudicato formato sulla decorrenza del diritto all'indennizzo

Massime di principio

  • La reiterazione di vincoli espropriativi o sostanzialmente espropriativi, oltre il periodo consentito, dà diritto a un'indennità che mira a ristoro non necessariamente integrale ma non simbolico della diminuzione del valore o della possibilità di utilizzazione del bene; il diritto all'indennità è in linea di principio presunto una volta che il vincolo sia stato reiterato
  • L'onere probatorio posto a carico del proprietario non è assoluto: non è necessario dimostrare minuziosamente ogni voce di danno; il giudice può procedere autonomamente alla quantificazione dell'indennità e avvalersi di CTU d'ufficio
  • Se il vincolo urbanistico è realizzabile anche tramite iniziativa privata (es. parcheggi, impianti, servizi) esso ha natura conformativa e non espropriativa; in tal caso non opera il meccanismo indennitario previsto per i vincoli espropriativi
  • Perché sussista il diritto all'indennità per reiterazione è necessario che vi sia una effettiva e formale reiterazione del vincolo dopo il periodo di durata temporanea: periodi di 'zona bianca' o salvaguardia possono interrompere la continuità e impedire la configurazione della reiterazione
  • La determinazione dell'indennità deve tenere conto della situazione giuridica e del valore dell'area antecedenti alla pianificazione che ha imposto il vincolo; ai fini della quantificazione possono rilevare sia l'edificabilità legale sia l'edificabilità di fatto (parametri oggettivi come contesto urbano, servizi, volumetria, ecc.)
  • Il ricorso incidentale tardivo può essere ammesso in presenza di riserva di gravame sulla sentenza non definitiva e quando l'esito del ricorso principale renda attuale l'interesse ad impugnare la decisione non definitiva

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