Cassazione Penale, Sentenza n. 25215/2025 del 09/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Riccio proponeva ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di revisione (art. 630 c.p.p.) della sentenza irrevocabile emessa dal Tribunale di Napoli il 12/09/2022 (divenuta irrevocabile il 17/10/2024), con cui era stato condannato per minaccia e lesioni personali nei confronti di Lorenzo Ferri (fatto del 1/08/2019). Il ricorrente deduceva che la Corte territoriale non aveva adeguatamente valutato le sommarie informazioni rese da Joseph Adoo (acquisite ex art. 391-bis c.p.p.), le quali, secondo la difesa, escludevano uno scontro fisico e avrebbero dovuto determinare la revisione del giudizio di cognizione perché mettevano in crisi la versione della persona offesa e la attendibilità delle altre dichiarazioni accusatorie.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che, ai fini della revisione ex art. 630 c.p.p., la prova nuova deve essere effettivamente novativa, affidabile e idonea da sola o congiuntamente a far venir meno il compendio probatorio originario in termini di 'oltre ogni ragionevole dubbio'. Le sommarie informazioni rese da Joseph Adoo sono state ritenute insufficienti a prefigurare un esito assolutorio: erano contrarie ma non tali da smentire in termini di ragionevole sicurezza le dichiarazioni della persona offesa e i riscontri (testimonianza di Spinosa; constatazione del carabiniere Laise sulla maglietta strappata). La Corte ha sottolineato la necessità di un rigoroso giudizio di affidabilità sulla prova nuova e richiamato il principio secondo il quale le dichiarazioni della persona offesa possono essere, previa adeguata motivazione sulla credibilità, idonee a fondare la responsabilità. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 630 cod. proc. pen.
Stabilisce i presupposti per la revisione; la Corte interpreta la norma nel senso che la prova nuova deve essere davvero novativa, affidabile e idonea a far cessare la valutazione di colpevolezza pronunciata in sede di cognizione oltre ogni ragionevole dubbio.
art. 391-bis cod. proc. pen.
Regola l'acquisizione delle sommarie informazioni rese da persone informate sui fatti nell'ambito di indagini difensive; la Corte ha valutato tali sommarie informazioni come elemento di novità che però richiede un rigoroso controllo di affidabilità prima di essere messo a confronto con il compendio probatorio già acquisito.
art. 192 cod. proc. pen.
La Corte richiama il principio che le norme sulla valutazione della prova (tra cui le limitazioni dell'art. 192) non si applicano automaticamente alle dichiarazioni della persona offesa: tali dichiarazioni possono, previa adeguata motivazione sulla credibilità soggettiva e attendibilità intrinseca, costituire fonte esclusiva per la decisione.
Massime di principio
- Per ottenere la revisione ex art. 630 c.p.p. la 'prova nuova' deve essere genuinamente nuova, affidabile e capace, da sola o insieme ad altri elementi, di far venir meno il compendio probatorio originario in termini di 'oltre ogni ragionevole dubbio'.
- Il giudice della revisione deve svolgere un vaglio preliminare sia sull'affidabilità della prova nuova sia sulla sua congruenza rispetto al materiale probatorio già acquisito; prove che si contrappongono specularmente a quelle precedenti richiedono un controllo particolarmente rigoroso.
- Le sommarie informazioni rese nell'ambito di indagini difensive (art. 391-bis c.p.p.) sono valutabili come prova nuova, ma non sono automaticamente determinanti: è necessario valutare la loro credibilità e la loro idoneità a confutare fatti decisivi accertati nel giudizio di cognizione.
- Le dichiarazioni della persona offesa possono, se adeguatamente motivate e ritenute attendibili, costituire da sole la base della condanna; pertanto l'eventuale prova nuova che mira solo a minare l'attendibilità della persona offesa deve essere particolarmente solida per sovvertire il giudicato.
- L'utilizzo di criteri di verosimiglianza e delle massime di esperienza è legittimo nella valutazione della prova, ma solo quando esclude plausibilmente spiegazioni alternative; altrimenti il dato resta un indizio da valutare insieme ad altri elementi.
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