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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40903/2022 del 28/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha proposto due motivi: (1) vizio di motivazione nella commisurazione della pena base per il reato di tentato furto aggravato, sostenendo che la Corte avrebbe utilizzato parametri estranei al significato della diminuente prevista dall'art. 56 c.p.; (2) violazione di legge per non aver applicato, nella rimodulazione del trattamento sanzionatorio, la diminuente processuale dovuta alla scelta del rito abbreviato effettuata dall'imputato.

La decisione

Il primo motivo è stato dichiarato manifestamente infondato: la Corte di legittimità ha ritenuto legittimo non applicare integralmente la riduzione prevista dall'art. 56 c.p. sulla base della gravità complessiva del fatto (violenza dell'azione e pericolosità dell'imputato, agito sotto misura di prevenzione). Il secondo motivo è stato invece ritenuto fondato: la Corte territoriale, nel rideterminare la pena attenuando l'aumento per recidiva ai sensi dell'art. 63 c.p., ha omesso di applicare la diminuente processuale connessa al rito abbreviato. Per tale profilo la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio e, in questa sede, la pena è stata sostituita in mesi otto di reclusione, in conformità all'automatismo sanzionatorio previsto dall'art. 442 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    La diminuente per il reato tentato non deve essere determinata esclusivamente in base al punto in cui l'azione si è interrotta; il giudice può valutare la gravità complessiva del fatto (es. violenza, pericolosità dell'agente) entro la forbice edittale consentita dall'art. 56 in combinato disposto con la norma incriminatrice.

  • art. 63 c.p.

    L'art. 63 c.p. consente di attenuare gli aumenti di pena connessi a circostanze aggravanti (qui la recidiva reiterata e qualificata); la sua applicazione non esclude che debbano successivamente essere considerate e applicate altre diminuenti rilevanti, comprese quelle processuali.

  • art. 442 c.p.p.

    Secondo la Corte, l'art. 442 c.p.p. disciplina un 'automatismo sanzionatorio' che consente l'applicazione immediata, anche in sede di annullamento senza rinvio, della riduzione di pena collegata al rito abbreviato; ciò ha permesso alla Cassazione di sostituire la pena con quella di mesi otto senza rinviare il procedimento.

Massime di principio

  • Nel caso di reato tentato, la diminuzione di pena prevista dall'art. 56 c.p. non si determina meccanicamente in base al momento in cui l'azione si è interrotta: il giudice deve considerare la gravità complessiva del fatto, comprese modalità violente e la pericolosità dell'agente.
  • Quando la Corte d'appello ridetermina la pena occorre applicare tutte le circostanze attenuanti e aggravanti rilevanti; tra esse rientra anche la diminuente processuale per la scelta del rito abbreviato: la sua omissione può giustificare l'annullamento limitato al trattamento sanzionatorio.
  • La Cassazione può annullare senza rinvio la parte della sentenza relativa al calcolo della pena quando l'errore è limitato e sia possibile, sulla base dell'automatismo previsto dalla norma processuale (es. art. 442 c.p.p.), sostituire la pena direttamente in sede di legittimità.
  • L'applicazione dell'art. 63 c.p. (attenuazione per recidiva) non esaurisce la verifica delle diminuenti: anche dopo aver attenuato gli aumenti, il giudice deve verificare e sommare tutte le riduzioni, incluse quelle processuali.
  • In sede di impugnazione è importante contestare specificamente sia la motivazione relativa alla valutazione della gravità del fatto sia l'eventuale omissione nell'applicazione di diminuenti processuali, perché possono avere esiti diversi (respinte o accolte parzialmente).

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