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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24705/2025 del 04/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugnava la sentenza con la quale il Tribunale di Imperia aveva dichiarato non doversi procedere nei confronti di Christian Borea per il reato di minaccia, ritenendo che la mancata comparizione del querelante (citato come testimone) costituisse una revoca tacita della querela. La contestazione centrale riguarda la modalità di notifica della citazione al querelante (perfezionatasi mediante "compiuta giacenza" e restituzione del plico al mittente) e la carenza, secondo il ricorrente, di prova della reale conoscenza da parte del querelante del contenuto dell'atto e dell'avvertimento sulle conseguenze della mancata comparizione (art. 152 cod. pen. e disposizioni collegate).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha stabilito che la semplice perfezione formale della notifica con compiuta giacenza non prova la reale conoscenza dell'atto e del relativo avvertimento da parte della persona offesa, elemento necessario per dedurre una tacita rinuncia alla querela ai sensi dell'art. 152 cod. pen. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza impugnata e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Imperia in diversa composizione, affinché siano precisate e valutate le circostanze probatorie diverse da quelle indicate nel precedente provvedimento e si accerti concretamente la conoscenza dell'avvertimento da parte del querelante.

Norme richiamate

  • art. 152 cod. pen.

    La norma disciplina la revoca tacita della querela per facta concludentia; la Corte interpreta che per affermare la revoca tacita occorre prova della conoscenza reale dell'atto e del relativo avvertimento, non basta la sola notifica formale.

  • art. 142, comma 3, lett. d-bis, disp. att. cod. proc. pen.

    Prevede l'avvertimento sulle conseguenze della mancata comparizione; la Corte richiede che il giudice accerti la prova della conoscenza effettiva di tale avvertimento da parte del querelante prima di desumere una rinuncia tacita.

  • art. 90-quater cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione ai soggetti vulnerabili: la Corte richiede che il giudice verifichi l'assenza di condizioni di particolare vulnerabilità o di condizionamento che possano rendere equivoca la mancata comparizione.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150

    Ha introdotto la modifica normativa (tra cui l'art. 152, comma 3, n.1) cui la Corte si riferisce: la modifica rende necessaria un'interpretazione restrittiva della deduzione della revoca tacita, basata sulla effettiva conoscenza dell'avvertimento.

Massime di principio

  • La perfezione formale della notifica (es. compiuta giacenza) non è di per sé sufficiente a provare la conoscenza reale del contenuto dell'atto; per dedurre una revoca tacita della querela occorre prova che il querelante abbia effettivamente conosciuto l'avvertimento sulle conseguenze della mancata comparizione.
  • Il giudice deve compiere un accertamento motivato circa l'effettiva conoscenza dell'avviso da parte della persona offesa e valutare se la mancata comparizione sia un comportamento non equivoco idoneo a manifestare la volontà di rimettere la querela.
  • Occorre verificare l'eventuale sussistenza di condizioni di vulnerabilità o di condizionamento (violenza, minaccia, promessa/ offerta di utilità) che possano rendere equivoca la mancata comparizione prima di interpretarla come rinuncia tacita.
  • Nei casi di notifica incerta o di compiuta giacenza, il giudice dovrebbe adottare ulteriori misure per accertare la conoscenza dell'atto (nuove notifiche, accertamenti sulla lettura del plico, dichiarazioni testimoniali, ecc.) prima di desumere effetti processuali rilevanti come la estinzione per tacita rinuncia.
  • Se la prova della conoscenza effettiva manca, l'assenza del querelante non può automaticamente comportare l'imputazione di una volontà di rinuncia: la decisione deve essere annullata e il giudice di merito chiamato a riesaminare i fatti alla luce degli accertamenti richiesti.

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