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Sentenza

Sentenza n. 541/2026 - Trieste, Sezione 1

Ricorso in data 30/5/2025 e ricorso per motivi aggiunti in data 11/7/2025 per l'annullamento della determinazione n° 446 del 27.5.2025 a firma del “Responsabile Settore Edilizia e Territorio” con cui è stato prorogato il termine, scadente il 28.5.2025, per la presentazione delle offerte e richieste di chiarimenti nell''abito degli “avvisi di selezione pubblica per l''affidamento di concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreativa ricadenti nel litorale di Lignano Sabbiadoro”;

Giustizia amministrativa202500267

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Friuli Venezia Giulia, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Determinazione comunale che aveva prorogato il termine per la presentazione delle offerte e delle richieste di chiarimenti nell’ambito degli avvisi di selezione pubblica per concessioni demaniali marittime turistico-ricreative

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società aveva impugnato, con ricorso principale e motivi aggiunti, la determinazione del 27 maggio 2025 con cui il Comune aveva prorogato il termine, in scadenza il 28 maggio 2025, per la presentazione delle offerte e delle richieste di chiarimenti nelle selezioni per concessioni demaniali marittime. Il ricorso introduttivo deduceva, al motivo n. 1, censure sulla questione centrale della proroga e, al motivo n. 2, la prospettata elusione del giudicato; i motivi aggiunti riproponevano la censura centrale. Nel corso del giudizio la ricorrente, divenuta assegnataria della concessione relativa all’avviso n. 6 – PUD n. 206, ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione.

La decisione

Il TAR ha dichiarato improcedibili il ricorso principale e i motivi aggiunti per sopravvenuto difetto d’interesse, rilevando che la dichiarazione della ricorrente era inequivoca e che, in forza del principio della domanda, il giudice non può decidere nel merito quando la parte che ha promosso il giudizio dichiari di non avere più interesse prima della decisione. Le questioni di merito non sono state esaminate in questo giudizio. Ai fini delle spese, il Collegio ha applicato il criterio della soccombenza virtuale: ha rilevato che non emergeva la dedotta elusione del giudicato e che sulla questione centrale il TAR si era già pronunciato, in un analogo precedente ricorso, nel senso dell’inammissibilità. La società è stata condannata a pagare al Comune € 1.500,00 per spese di lite.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a.

    Conseguentemente, questo Collegio non può che dichiarare improcedibile per sopravvenuto difetto d’interesse ai sensi dell'art. 35, comma 1, lettera c), del c.p.a. (cfr. ex multis Cons. di Stato, n. 3061/2018) il ricorso proposto dai medesimi.

    La sopravvenuta mancanza di interesse alla decisione comporta l’improcedibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Nel processo amministrativo, in applicazione del principio della domanda, il giudice non può decidere il merito del ricorso quando la parte che lo ha proposto dichiari, prima della decisione, di non avere più interesse; deve dichiarare l’improcedibilità per sopravvenuto difetto d’interesse.
  • Quando il giudizio diviene improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse, le spese possono essere regolate in base alla soccombenza virtuale, considerando l’esito presumibile delle questioni dedotte.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilitàConcessioni demaniali marittimeProcedura di gara
RamiProcesso amministrativoDemanio e patrimonio pubblicoContratti pubblici
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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