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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20421/2026 del 03/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Bari (26/11/2025) che lo ha condannato per usura (art. 644 c.p.), deducendo violazione degli artt. 81 e 644 c.p. e manifesta illogicità della motivazione relativamente al riconoscimento di una pluralità di reati di usura unificati dal vincolo della continuazione. Il ricorrente sostiene che le successive dazioni poste dalla persona offesa siano espressione di un unico patto usurario originario (una sola condotta), e non di più condotte autonome; pertanto la Corte territoriale avrebbe erroneamente frazionato in più reati una fattispecie unitaria e applicato impropriamente l'aumento per continuazione.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la questione relativa alla qualificazione unitaria del fatto e al riconoscimento della continuazione non era stata tempestivamente e specificamente dedotta nel giudizio di appello; quindi non poteva essere introdotta per la prima volta in Cassazione poiché richiederebbe la rivalutazione di fatti e modalità esecutive riservata al giudice di merito. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 644 cod. pen.

    Norma incriminatrice dell'usura; nel processo la qualificazione come reato di usura era stata ritenuta dai giudici di merito, ma la Cassazione non ha esaminato nel merito la contestazione perché la relativa censura non era stata dedotta in appello.

  • art. 629 cod. pen.

    Il reato di cui all'art. 629 (contestato in primo grado) è stato dichiarato sopravvenuta prescrizione dalla Corte territoriale; la Cassazione non ha riesaminato tale accertamento di merito.

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione all'aumento per continuazione; la Corte ha osservato che la doglianza relativa all'applicabilità del principio aumentativo non era stata formulata in appello e pertanto non poteva essere affrontata in sede di legittimità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali e per il pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende in caso di ricorso inammissibile, qui utilizzata dalla Corte per irrogare l'equa sanzione di euro 3.000,00.

  • Principio "tantum devolutum, quantum appellatum"

    Principio richiamato dalla Corte: il sindacato di legittimità è limitato ai punti devoluti con l'impugnazione di merito; questioni non dedotte nei precedenti gradi non possono essere introdotte per la prima volta in Cassazione se incidono su accertamenti di fatto.

Massime di principio

  • In Cassazione non è possibile introdurre per la prima volta questioni che comportano rivalutazioni di fatto o modalità esecutive delle condotte: tali questioni devono essere proposte e motivate già nell'appello.
  • La qualificazione unitaria di più atti come un unico reato (es. più dazioni riconducibili a un solo patto usurario) deve essere specificamente dedotta e documentata nei gradi di merito; se è necessario riconsiderare il compendio fattuale, la Corte di cassazione non è sede idonea per tale valutazione.
  • È possibile chiedere la diversa qualificazione del fatto in ogni grado, ma se la nuova qualificazione esige accertamenti di merito il relativo motivo è inammissibile in cassazione.
  • Chi impugna deve dare al giudice di merito l'opportunità di esaminare tutte le questioni rilevanti: omissioni strategiche nell'appello possono determinare l'inammissibilità del ricorso in Cassazione e l'addebito di spese e sanzioni (art. 616 c.p.p.).
  • Per difendersi efficacemente in casi di presunta pluralità di reati connessi da rapporti continui (es. usura), conviene dimostrare già in primo o secondo grado gli elementi fattuali che attestano la sussistenza di un unico patto originario e la causalità/teleologia che lega le successive dazioni alla fase esecutiva di quel medesimo negozio illecito.

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