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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21272/2025 del 06/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione, con unico motivo, per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione circa la conferma della custodia cautelare in carcere applicata dal Gip. Il ricorrente contestava altresì presunta errata applicazione dell'art. 275 c.p.p. e lamentava che il Tribunale non avesse valutato adeguatamente elementi favorevoli (collaborazione, ammissione di responsabilità, personalità dell'indagato, incensuratezza, stato di salute) né considerato adeguata una misura alternativa (arresti domiciliari “rafforzati” con braccialetto elettronico in città distante oltre 200 km). La custodia era stata disposta per detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di stupefacente (circa 400 g di cocaina in garage divisi in 6 involucri, ulteriori 199 g di cocaina e 121 g di hashish in casa, bilancino di precisione e modalità di occultamento).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure proposte siano riconducibili a una diversa valutazione dei fatti e delle circostanze, materie non sindacabili in sede di legittimità se non come vizio di diritto specificamente indicato. Il Collegio ha ritenuto congrua e non illogica la motivazione del Tribunale del riesame, che ha indicato la quantità e le modalità di occultamento dello stupefacente, la presenza del bilancino e il movente economico (richiamato dall'indagato) come elementi idonei a fondare il rischio di reiterazione del reato e l'insussistenza di misure meno afflittive. Condanna alle spese processuali e al versamento di €3.000 in favore della Cassa delle ammende; ordinato alla cancelleria gli adempimenti di legge (art. 94, co.1-ter, disp. att. c.p.p.).

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990

    artt. 81 e 73, co. 1, d.P.R. 309/1990

    I reati contestati sono quelli previsti dalla normativa sugli stupefacenti; la Corte ha ritenuto che quantità, modalità di occultamento e strumenti (bilancino) consentano di inferire destinazione allo spaccio e quindi la gravità del fatto ai fini cautelari.

  • codice di procedura penale

    Il ricorrente ha invocato errata applicazione; la Corte ha ritenuto che la critica fosse rivolta alla valutazione dei fatti più che a un vizio di diritto specifico, per cui non idonea a fondare il ricorso di cassazione.

  • disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti a carico della cancelleria successivi alla decisione; la Corte ha ordinato gli adempimenti previsti.

  • Corte Costituzionale

    Corte Cost. n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata nel contesto della determinazione della responsabilità per il deposito del ricorso; la Corte ha ritenuto non sussistere colpa che giustifichi l'esenzione da sanzioni, confermando l'obbligo di pagare la somma a favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per riesaminare i fatti o sostituirsi al giudice di merito: il ricorso è ammissibile solo se deduce violazioni di norme o di principi di diritto, non una diversa valutazione delle prove.
  • Quantità rilevanti di stupefacente, modalità di occultamento, presenza di bilancino e confezionamento costituiscono indici significativi di destinazione allo spaccio e possono giustificare la custodia cautelare in carcere.
  • Le condizioni personali dell'indagato (incensuratezza, collaborazione, ammissione di responsabilità, stato di salute) sono elementi da valutare ma non prevalgono automaticamente sugli indici oggettivi di pericolosità; la loro valutazione rimane rimessa al giudice del riesame.
  • La difficoltà economica dichiarata dall'indagato può essere considerata come movente e peggiorativo ai fini del rischio di reiterazione; non è di per sé elemento che esclusa la misura cautelare più grave.
  • La mera proposta di misure alternative (arresti domiciliari con braccialetto elettronico, divieti di comunicazione, collocamento in località distante) non è sufficiente se persistono concreti elementi che fanno ritenere attuale il pericolo di reiterazione o di inquinamento probatorio.
  • Chi impugna un provvedimento cautelare davanti alla Cassazione deve articolare censure di diritto precise; censure basate su una diversa lettura delle circostanze factuali sono normalmente inammissibili e possono comportare condanna alle spese e sanzioni (es. somma alla Cassa delle ammende).

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