Cassazione Civile, Sentenza n. 3939/2022 del 08/02/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente chiedeva l'arretramento del muro di contenimento dei fondi confinanti per violazione delle distanze di cui all'art. 873 c.c., la rimozione della ringhiera/veduta ritenuta posta in violazione dell'art. 905 c.c. e il risarcimento del danno. Le resistenti eccepivano l'acquisto della servitù (mantenimento del muro nella posizione) per destinazione del padre di famiglia e che il muro era stato costruito anteriormente agli acquisti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i primi due motivi di ricorso (cioè non ha ritenuto illegittima la deroga alle distanze per effetto di servitù acquisite per usucapione o per destinazione del padre di famiglia e non ha accolto la censura sulla tardiva menzione del regolamento comunale), ma ha invece accolto il terzo motivo relativo alla natura 'in re ipsa' del danno derivante dall'illegittima imposizione della servitù di veduta. Per tale ultimo profilo la sentenza di appello è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Genova in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese; gli altri motivi sono stati respinti.
Norme richiamate
art. 873 cod. civ.
Le distanze legali tra costruzioni possono risultare derogate dall'esistenza di una servitù acquisita a titolo originario (es. usucapione o destinazione del padre di famiglia); la Cassazione ritiene ammissibile l'acquisto di una servitù che consenta il mantenimento di una costruzione a distanza inferiore a quella codicistica.
art. 905 cod. civ.
Norma sulla veduta: la rimozione della veduta era oggetto della domanda. La sentenza di merito aveva accolto la domanda di eliminazione della veduta, ma la Corte di Cassazione ha ritenuto che il danno derivante dall'imposizione della veduta sia indennizzabile 'in re ipsa'.
art. 872 cod. civ.
Richiamata insieme all'art. 873: le norme dei regolamenti comunali e dei piani regolatori si integrano con le norme del codice civile in materia di distanze e il giudice deve, di regola, tenerne conto; tuttavia la Cassazione conferma che l'acquisto di servitù può derogare comunque alle distanze previste anche nei regolamenti.
art. 2043 cod. civ.
Fondamento della responsabilità aquiliana: la corte ha esaminato se il danno dovuto all'esercizio abusivo della servitù di veduta rientri nella responsabilità civile e ha ritenuto che la lesione della proprietà per tale motivo possa costituire danno presunto.
art. 1226 cod. civ.
Norma richiamata per la liquidazione equitativa del danno: la Corte indica che, trattandosi di danno 'in re ipsa' da lesione del diritto di proprietà, il giudice può procedere a una liquidazione equitativa eventualmente parametrata su una percentuale del valore reddituale dell'immobile.
art. 360 cod. proc. civ.
Norma sui motivi di cassazione: la Corte ha esaminato e distinto i vari motivi (vizio di motivazione, nullità, omesso esame di fatto decisivo, errori di diritto) accogliendo solo il motivo fondato ai sensi del n. 3 del comma 1 e rigettando gli altri.
art. 384 cod. proc. civ.
Consente alla Corte di cassazione di enunciare il principio di diritto e di, in certa misura, correggere la motivazione in diritto quando non siano richieste indagini di fatto; la Corte ha enunciato il principio in relazione alla natura del danno e alla modalità di liquidazione.
art. 116 cod. proc. civ.
Principio della libera valutazione della prova: la Corte ha ricordato che il giudice di merito ha discrezionalità nel valutare le prove e nel decidere se nominare un CTU; non è stata ravvisata violazione di tale principio nella decisione di appello.
art. 13 d.P.R. n. 115/2002
art. 13, 1° co. quater e art. 10 co. bis
Norme sul contributo unificato: la Corte ha ritenuto che, a seguito del parziale accoglimento del ricorso, non sussistessero i presupposti per imporre al ricorrente un ulteriore versamento del contributo unificato.
Massime di principio
- La servitù apparente consistente nel mantenimento di una costruzione può essere acquisita a titolo originario (usucapione o destinazione del padre di famiglia) e questo può legittimare una situazione di fatto anche se la costruzione risulta a distanza inferiore alle distanze legali del codice o dei regolamenti comunali.
- Le norme dei regolamenti comunali in materia di distanze sono integrative delle norme del codice civile e il giudice, in linea di principio, deve tenerne conto; tuttavia ciò non impedisce, secondo la giurisprudenza di legittimità, l'acquisto di servitù che derogano a tali distanze.
- La documentazione normativa (es. regolamenti comunali) dovrebbe essere prodotta tempestivamente: se allegata tardivamente può essere considerata improduttiva, ma, anche se conosciuta, non cambia il principio per cui la servitù acquistata può legittimare la deroga alle distanze.
- Il danno derivante dall'esercizio abusivo di una servitù di veduta può essere ritenuto 'in re ipsa': non è sempre necessario provare nello specifico la diminuzione patrimoniale e il giudice può liquidare il danno ex art. 1226 c.c. con criteri equitativi (es. percentuale del valore reddituale dell'immobile).
- La nomina di consulente tecnico d'ufficio (CTU) è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito; il rifiuto di disporre CTU non determina automaticamente vizio di motivazione o omesso esame se il giudice motiva la valutazione del quadro probatorio complessivo.
- In sede di impugnazione per cassazione, sono ammissibili censure solo nei limiti delle fattispecie previste dall'art. 360 c.p.c.; la Corte distingue tra errori di diritto correggibili e questioni che richiedono accertamenti di fatto non sindacabili in questa sede.
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