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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11229/2025 del 20/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso diretto a censurare la conferma della custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/1990) e reati connessi. Primo motivo: si contestava la mancanza di gravi indizi in ordine al delitto associativo e, in particolare, l'ingiustificata attribuzione al ricorrente del ruolo di "organizzatore", sostenendo che il materiale probatorio (intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori che non lo nominano) sarebbe compatibile con il concorso occasionale e non con una societas; inoltre si evidenziava la rilevanza del legame familiare con il presunto vertice (Forniti) e la mancanza di elementi che dimostrino autonomia gestionale. Secondo motivo: si contestava l'attualità del pericolo di reiterazione e la scelta della misura, argomentando che i reati contestati risalgono in gran parte al 2020 e che la giovane età e l'assenza di precedenti del ricorrente avrebbero dovuto essere valorizzate per escludere la custodia cautelare o adottare misura meno afflittiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure proposte non fossero vere questioni di diritto ma richieste di diversa valutazione del materiale probatorio, non consentite in questa sede. La Corte ha confermato che l'ordinanza impugnata ha adeguatamente ricostruito elementi sintomatici dell'esistenza di un'associazione (utenze dedicate, telefoni criptati, luoghi per occultare lo stupefacente, linguaggio comune, ripartizione dei ruoli, prosecuzione dell'attività dopo arresti) e l'intraneità dell'Aitoro (partecipazione a riunioni, occultamento di stupefacente, rapporti diretti con il vertice e commissione di reati fine). Ha precisato che il ruolo di "organizzatore" può sussistere anche senza piena autonomia gestionale se sussistono poteri di gestione in un settore operativo. Quanto all'attualità del pericolo, la Corte ha ritenuto decisiva la recente flagranza di reato (luglio 2024) con detenzione di quantità non esigua di hashish e il ritrovamento di quattro orologi di pregio e 4.000 euro in contanti, elementi che confermano l'attualità delle esigenze cautelari. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma base per la fattispecie di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte ha ritenuto che gli elementi indiziari raccolti fossero compatibili con l'esistenza di una societas e con la partecipazione dell'Aitoro.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Applicazione delle presunzioni in materia di esigenze cautelari per il reato associativo; la Corte conferma che tali presunzioni operano sia a carico dell'organizzatore sia del partecipe e possono fondare la misura cautelare.

  • art. 303 cod. proc. pen.

    Norme sulla durata massima della custodia cautelare; la Corte ha richiamato i termini applicabili alla luce della pena edittale massima (superiore a venti anni) per l'art. 74.

  • art. 23 cod. pen.

    Richiamato per il criterio di determinazione della pena massima per il reato associativo (utile a determinare le conseguenze cautelari).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma invocata per la condanna alla somma da versare in favore della Cassa delle ammende a carico del ricorrente, in ragione dell'inammissibilità evidente del ricorso.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizioni procedurali cui dare attuazione dalla Cancelleria in esito alla decisione, secondo quanto disposto dalla Corte.

Massime di principio

  • Il sindacato di legittimità in Cassazione sulle misure cautelari è limitato: non è consentita una rivalutazione globale e di merito degli elementi indiziari, salvo vizio giuridico o travisamento documentato.
  • La ricostruzione indiziaria dell'esistenza di un'associazione può fondarsi su elementi tecnici e organizzativi (utenze dedicate, telefoni criptati, linguaggio comune, luoghi per occultare stupefacenti, ripartizione dei ruoli e prosecuzione dopo arresti), anche se singoli collaboratori non menzionano tutti i partecipanti.
  • Il ruolo di "organizzatore" nell'associazione può sussistere anche se l'agente non dispone di piena autonomia gestionale: è sufficiente l'assunzione di poteri di gestione in uno specifico settore operativo, anche in posizione subalterna rispetto al vertice.
  • La qualificazione in organizzatore o partecipe non incide automaticamente sull'applicabilità delle presunzioni cautelari (art. 275, comma 3) e non garantisce di per sé una misura meno afflittiva.
  • La sussistenza dell'attualità del pericolo di reiterazione può essere confermata da episodi recenti (anche flagranza) che dimostrino il collegamento attuale del soggetto all'attività illecita (es. detenzione di quantità non esigua, ritrovamento di proventi e beni di valore).
  • La giovane età o l'assenza di precedenti non escludono la custodia cautelare quando emergono concreti elementi indiziari che attestano la piena inserzione del soggetto nell'attività del sodalizio.
  • Per impugnare con successo misure cautelari è necessario dedurre vizi di diritto o dimostrare specifici travisamenti degli elementi di fatto (con allegazione e specificità), non una mera diversa interpretazione probatoria.

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