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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20249/2025 del 30/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

De Rosa era accusato di truffa aggravata e appropriazione indebita per aver indotto le vittime a consegnargli somme fidejussorie per finti investimenti. Il nodo processuale riguarda la qualificazione temporale del reato: se le condotte successive all'ultimo versamento costituissero una truffa "a consumazione prolungata" (con consumazione e decorrenza della prescrizione posticipata fino agli atti omissivi/di rassicurazione del 2018, come ritenuto dalla Corte d'appello) oppure se il reato fosse istantaneo e consumato al momento della diminuzione patrimoniale collegata ai singoli versamenti (come sostenuto dal ricorrente e deciso dalla Cassazione). Il ricorso denunciava anche errori di valutazione della prova e inosservanza di norme processuali relative alla querela e alla sua necessaria corroborazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la vicenda non configurasse una truffa a consumazione prolungata perché i versamenti non erano riconducibili a un piano di accumulo omogeneo e, soprattutto, le condotte successive all'ultimo versamento (rassicurazioni, scrittura del 13/12/2018, accompagnamento presso la Garden) non avevano prodotto un autonomo e ulteriore pregiudizio patrimoniale distinto dalla iniziale dazione del denaro. Ne è conseguito che la consumazione dei reati va fissata alle date degli ultimi versamenti: 27/10/2015 per il capo A (coniugi Pipino/Gallo) e 06/11/2013 per il capo B (Giuseppe Gallo). Alla data della sentenza di primo grado (24/10/2022) il capo B era prescritto: la condanna relativa è stata annullata senza rinvio e sono state revocate le statuizioni civili per quel capo. Poiché la sentenza d'appello è stata annullata senza rinvio, ai sensi dell'art. 578, comma 1 c.p.p., sono confermate le statuizioni civili originate dalla sentenza di primo grado per il capo A. In sintesi: ricorso fondato, annullamento sentenza d'appello; capo B prescritto; conferma effetti civili per capo A come da primo grado.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen. (truffa)

    La Corte ribadisce che la truffa contrattuale è reato istantaneo e di danno: la consumazione si verifica quando si realizza la deminutio patrimonii e l'ingiusto profitto dell'agente. La figura della truffa a consumazione prolungata è eccezionale e richiede che i singoli emolumenti siano riconducibili a un unico originario comportamento fraudolento (es. piani di accumulo).

  • art. 81 cod. pen. (continuazione)

    Richiamato in relazione alla possibile continuazione tra plurime condotte: i giudici di merito avevano valutato la prosecuzione del disegno criminoso, ma la Cassazione nega la continuazione quando manchi un autonomo evento dannoso successivo alla prima dazione.

  • art. 512 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla difesa per contestare la valutazione della querela di Pipino: la Corte rileva che la querela non era sufficiente, secondo la difesa, senza elementi di riscontro, ma la pronuncia riguarda la ricostruzione complessiva delle prove e la rilevanza probatoria della querela.

  • art. 526 cod. proc. pen.

    Richiamato in rapporto alle critiche difensive sulla forma e sul contenuto delle imputazioni e delle modalità processuali di valutazione della querela; la Corte valuta l'istruttoria nel suo complesso.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Invocato dalla difesa in ordine alla valutazione della prova; la Corte verifica la correttezza della motivazione e la sussistenza degli elementi richiesti per configurare autonomi episodi di reato.

  • art. 578, comma 1 cod. proc. pen.

    Applicata dalla Cassazione: se la sentenza d'appello è annullata senza rinvio, restano ferme le statuizioni civili pronunciate in primo grado, pertanto le richieste civili del primo grado sono confermate se compatibili con l'esito dell'annullamento.

Massime di principio

  • Truffa istantanea vs truffa a consumazione prolungata: la qualificazione dipende dalla struttura dell'accordo e dalla causalità tra l'atto iniziale e i successivi versamenti; solo se i versamenti sono parte di un unico piano periodico (piano di accumulo) può configurarsi la consumazione prolungata.
  • Perché un comportamento omissivo o una rassicurazione costituiscano un nuovo episodio di truffa è necessario che dall'atto omissivo derivi un autonomo e ulteriore pregiudizio patrimoniale rispetto alla diminuzione già avvenuta in occasione dei versamenti.
  • La determinazione del dies a quo della prescrizione si basa sul momento in cui si è realizzata la deminutio patrimonii collegata al conseguimento dell'ingiusto profitto; non è sufficiente la mera dilazione o l'atteggiamento elusivo dell'agente se non ha prodotto nuovo danno.
  • Atti formali (es. scritture, false causali, promesse di restituzione) possono essere rilevanti per provare l'inganno, ma non automaticamente configurano un nuovo fatto di reato salvo che abbiano prodotto un'effettiva e autonoma lesione patrimoniale.
  • In casi di contestazione probatoria legata a querele o dichiarazioni di parte, la valutazione richiede riscontri oggettivi: la mera affermazione in querela ha valore probatorio limitato se non corroborata da elementi di prova aggiuntivi.
  • Quando si impugna in Cassazione la qualificazione giuridica dei fatti (istante vs prolungata), il giudice di legittimità verifica in particolare la presenza di un nesso causale fra le condotte successive e un nuovo danno patrimoniale, non la maggiore o minore gravità delle condotte medesime.

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