Sentenza n. 3300/2026 - Napoli, Sezione 6
per l'annullamento del provvedimento di rigetto dell’istanza di conversione del permesso di soggiorno da minore età a lavoro subordinato.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego della Questura di Caserta sull'istanza di conversione del permesso di soggiorno da minore età a permesso per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente, entrato in Italia da minorenne, aveva seguito un percorso di accoglienza e integrazione, conseguendo la conoscenza della lingua italiana, instaurando un rapporto di lavoro e raggiungendo una condizione di autonomia economica. Dopo la prosecuzione degli interventi assistenziali disposta dal Tribunale per i Minorenni, aveva chiesto la conversione del titolo di soggiorno. La Questura di Caserta aveva respinto l'istanza ritenendo ostativa la mancanza del parere della competente Direzione generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Il ricorrente ha dedotto violazione delle garanzie partecipative, difetto di motivazione e di istruttoria e violazione della disciplina di settore, sostenendo che la Questura avrebbe dovuto acquisire autonomamente il parere e valutare il concreto percorso di integrazione sociale e lavorativa, anziché rigettare l'istanza per la sola assenza del parere.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha ritenuto che il parere della competente Direzione generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non sia vincolante per l'Amministrazione dell'Interno, la quale conserva il potere di formulare un autonomo giudizio secondo criteri di ragionevolezza e non sproporzione. Il parere è un atto endoprocedimentale e deve essere acquisito dall'amministrazione procedente, non costituendo un adempimento a carico del richiedente. Il diniego è quindi risultato viziato da difetto di motivazione e di istruttoria, poiché la sola mancanza del parere non era sufficiente a giustificarlo e la Questura avrebbe dovuto valutare gli ulteriori elementi comprovanti l'inserimento sociale e lavorativo, inclusi i contratti di lavoro e le buste paga. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 28, comma 1, lett. a), d.P.R. 394/1999
La disposizione è richiamata quale base dell'autorizzazione alla permanenza sul territorio nazionale del ricorrente fino al compimento della maggiore età.
art. 13, comma 2, l. 47/2017
La disposizione è richiamata quale base del provvedimento del Tribunale per i Minorenni che ha disposto la prosecuzione degli interventi assistenziali mediante affidamento al servizio sociale.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato per disporre l'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Nel procedimento di conversione del permesso di soggiorno rilasciato per minore età in permesso per lavoro subordinato, il parere della competente Direzione generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non ha natura vincolante per l'Amministrazione dell'Interno, che deve formulare un autonomo giudizio secondo criteri di ragionevolezza e non sproporzione.
- Il parere endoprocedimentale necessario per la decisione sulla conversione del permesso di soggiorno deve essere acquisito dall'amministrazione procedente e la sua mancanza non può essere posta automaticamente a carico del richiedente né costituire, da sola, ragione sufficiente di rigetto.
- Il diniego di conversione del permesso di soggiorno è illegittimo per difetto di istruttoria e motivazione quando l'amministrazione si limita a rilevare l'assenza del parere endoprocedimentale senza valutare gli elementi concreti dell'inserimento sociale e lavorativo dell'interessato, quali rapporti di lavoro, buste paga, conoscenza della lingua e autonomia economica.
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