Sentenza n. 678/2026 - Genova, Sezione 2
per l'annullamento dell’ordinanza 24.5.2022 n. 71 del Comune di Ventimiglia, recante: 1) in applicazione combinato disposto ex art, 100 TULPS, ultimo capoverso, R.D. n. 773/1931 e art. 19 DPR 616/2017, la revoca dell’autorizzazione di somministrazione alimenti e bevande e delle attività accessorie ad essa collegate all’esercizio pubblico denominato “Silver Chick’s”, la cui titolarità è in capo al Sig. Banaras Alì nato in Pakostan il 06/01/1972 e residente in Crevalcore (BO) in Via Rocchetta n. 173, autorizzato all’attività di somministrazione di alimenti e bevande per l’esercizio pubblico innanzi citato, sito in Ventimiglia – Via della Stazione n. 2/E, in forza di segnalazione certificata di inizio attività presentata al SUAP del Comune di Ventimiglia in data 22/10/2020 agli atti al n. 42871/2020 di protocollo; 2) la chiusura definitiva dell’esercizio pubblico sopra identificato;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza comunale di revoca dell'autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande e di chiusura definitiva dell'esercizio pubblico
Esito
Favorevole al resistente (comune e ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il titolare dell'esercizio pubblico ha impugnato l'ordinanza comunale che disponeva, ai sensi dell'art. 100 TULPS e della normativa richiamata nel provvedimento, la revoca dell'autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande e delle attività accessorie, nonché la chiusura definitiva dell'esercizio. Dal testo non risultano specificati i motivi di legittimità dedotti nel ricorso. Nel corso del giudizio il Comune ha comunicato che il ricorrente aveva ceduto a terzi l'azienda con atto notarile nel 2025, che l'esercizio era ancora chiuso e che il medesimo aveva riavviato l'attività imprenditoriale in altra sede e provincia; tali circostanze sono state confermate dal difensore del ricorrente.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. La cessione dell'azienda a terzi e la definitiva cessazione del rapporto del ricorrente con l'attività oggetto dell'ordinanza hanno fatto venir meno un interesse concreto e attuale alla decisione sull'impugnazione. Il fatto che l'esercizio fosse ancora chiuso e che il ricorrente avesse avviato un'attività diversa in altra sede e provincia ha confermato l'assenza di utilità pratica della pronuncia. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 100 TULPS, R.D. n. 773/1931
Norma indicata nell'ordinanza comunale quale base della revoca dell'autorizzazione e della chiusura dell'esercizio; il TAR non ne esamina la legittimità sostanziale per l'improcedibilità del ricorso.
art. 19 d.P.R. 616/1977
Norma richiamata nell'ordinanza comunale insieme all'art. 100 TULPS; il TAR non ne esamina l'applicazione nel merito.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Richiamato quale fondamento processuale della definizione del giudizio per improcedibilità.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato nel contesto della definizione del giudizio.
Massime di principio
- Il ricorso giurisdizionale amministrativo è improcedibile quando, per fatti sopravvenuti, viene meno l'interesse concreto e attuale del ricorrente a ottenere una decisione utile sull'impugnazione.
- La cessione a terzi dell'azienda oggetto del provvedimento impugnato e la definitiva cessazione del rapporto del ricorrente con l'attività possono determinare il sopravvenuto difetto di interesse, se escludono ogni utilità pratica derivante dall'eventuale annullamento dell'atto.
- La sopravvenuta carenza di interesse deve essere valutata alla luce della situazione concreta risultante dagli atti e può essere riconosciuta quando sia confermata anche dalla parte interessata nel corso dell'udienza.
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