Sentenza del 12/03/2018 n. 38 - Comm. Trib. Prov. Asti
Impugnazione di avviso di rettifica ICI in relazione a un accatastamento ritenuto errato
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa rendita catastale divenuta definitiva è stata ritenuta intangibile ai fini del giudizio sull’ICI. L’imponibile doveva quindi essere determinato sulla base di quella rendita, senza possibilità per il contribuente di contestarne l’erroneità nel successivo giudizio tributario relativo all’imposta. L’Agenzia delle Entrate è stata considerata priva di legittimazione passiva rispetto all’avviso di rettifica ICI.
Esito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente contestava la determinazione dell’imponibile ICI sostenendo che l’accatastamento e la rendita catastale attribuita all’immobile fossero errati. Tuttavia, la variazione della rendita catastale non era stata impugnata nei termini. Di conseguenza, il contribuente non poteva rimetterne in discussione gli effetti in occasione dell’impugnazione dell’avviso ICI, né poteva chiamare in giudizio l’Agenzia delle Entrate per contestare indirettamente l’operato catastale.
Massime di principio
- La rendita catastale deve essere contestata autonomamente e nei termini previsti dalla legge; se non viene impugnata, diventa definitiva e vincola la successiva determinazione delle imposte basate su di essa.
- Nel giudizio contro un avviso ICI, il contribuente non può normalmente contestare per la prima volta l’erroneità della rendita catastale ormai definitiva.
- L’ente legittimato passivo è quello che ha emesso l’atto impositivo impugnato, normalmente il Comune per l’avviso ICI; l’amministrazione catastale non è parte necessaria se non si impugna direttamente un suo specifico atto.
- La mancata impugnazione tempestiva dell’atto presupposto può impedire di far valere i relativi vizi contro l’atto successivo fondato su quel presupposto.
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